Sezioni Tematiche

Realtà e finzioni. Intestiamo a Silvio il ponte che non c’è

Il “repito” è durato a lungo e probabilmente proseguirà. È stato talora autentico, più spesso ha assunto la natura di una grande recita, di una messa in scena ad opera di quasi tutte le emittenti televisive e di gran parte della stampa con ricordi, giudizi, elogi talmente sperticati da diventare imbarazzanti. Per una settimana la presenza di Berlusconi è stata ridondante, eccessiva, accompagnata dalla devozione dei suoi seguaci e dei suoi beneficiati, segnata da cori da stadio, da tifoserie con bandiere e tamburi di chi continuava ad idolatrarlo e dai giudizi di chi continuava a contestarlo in modo ancor più netto come controcanto dei cori assordanti degli osanna. È stata un’isteria mediatica, priva di misura, una manifestazione propriamente berlusconiana, al punto da lasciare immaginare che il regista di tutto ciò..

Porte aperte, nel giornale del Cav., all’anti Schifani

Sostiene che molti forzisti, all'indomani della morte di Berlusconi, abbiano bussato alla sua porta per un grande contenitore di centro. Intanto, Cateno De Luca, ottiene un primo riconoscimento. Un'intervista al Giornale, quotidiano da sempre nell'orbita del Cav. Lo ha fatto per parlare di giusizia e commentare le novità introdotte dalla riforma del ministro Nordio: "Finalmente una cosa concreta da parte di questo governo - ha commentato il neo sindaco di Taormina -. Ho subito personalmente 18 processi e due arresti, e sono sempre stato assolto. Io sono d'accordo con la riforma perché ho vissuto sulla mia pelle ciò che significa l'abuso dell'intercettazione e gli abusi delle indagine svolte in fase preliminare. Buona parte dei miei procedimenti penali hanno rappresentato una persecuzione che è cominciata nel 2011 per mettere pressione politica..

Fascina in cenere. Azienda e
partito l’hanno già congedata

“La notizia, quella unica e vera, è che la figlia Marina ha autorizzato Antonio a dire che la famiglia sarà al fianco del partito. Non è un coinvolgimento personale diretto. Ma non è poco...”. Maurizio Gasparri, infilando la porta d’uscita prima che cominci la conferenza stampa di Antonio Tajani & C, offre la sintesi estrema del tentativo di tenere in vita Forza Italia ora che il padre fondatore non c’è più. Ma il coinvolgimento di Marina Berlusconi e dei suoi fratelli, indispensabile per la sopravvivenza e per poter immaginare un futuro del partito fondato dal Cavaliere (visti anche i 90 milioni di debiti), non è l’unica notizia che filtra dallo stanzone ultra affollato del palazzo che si affaccia su San Lorenzo in Lucina. Le altre due riguardano Marta Fascina, la..

Nel nome del padre (e della figlia)
Forza Italia dipende da Marina

Lo stato maggiore di Forza Italia dà appuntamento alla stampa per una conferenza nella sede nazionale del partito. È a due passi dalla Camera dei deputati, nello stesso stabile dov’era situata fino a qualche anno fa. Scalone seicentesco che introduce all’ingresso, bandiere di Forza Italia a contrappuntare i soffitti affrescati. Fin quando il Cavaliere non decise che costava troppo, l’affitto andava ad ingrossare la montagna dei 90 milioni di debito che il partito aveva (ed ha tutt’oggi) con il portafoglio di famiglia, e dunque il trasferimento due scale più in là. Ci sono ancora le bandiere di Forza Italia, ma niente più affreschi. La sala dove si presentano Antonio Tajani, i capigruppo alla Camera e al Senato Paolo Barelli e Licia Ronzulli, il capo delegazione al Parlamento europeo Fulvio Martusciello,..

Duomo ‘ngrato. Schifani al penultimo banco, dietro Miccichè

Per favore non mostrate a Renato Schifani, il reuccio di tutte le Sicilie, la foto scattata dentro il Duomo di Milano nel giorno dei funerali di Stato, celebrati in gloria e memoria di Silvio Berlusconi. E soprattutto non ditegli che il suo posto a sedere era due file di banchi più indietro rispetto a quello di Gianfranco Miccichè, il suo incubo delle notti, il suo callido e irredimibile nemico. Fate finta di niente. Non sottolineate lo sfregio stigmatizzato da quella foto, non insinuate il dubbio che lui è costretto a stare in piedi per farsi notare, mentre Miccichè, come tutti gli altri, sta comodamente seduto e per giunta, due file più avanti. Evitategli uno scatto d’ira o un travaso di bile. Usate, se potete, dei pannicelli caldi. Inventatevi dettagli, anche..

Orestiadi, un inno alla cultura da quasi mezzo secolo

Se un Festival arriva alla sua quarantaduesima edizione significa che ha saputo resistere con la capacità di rinnovarsi costantemente. Se questo avviene in Sicilia dove spesso anche le migliori intenzioni, le più belle iniziative hanno un respiro corto, se infine sopravvive ormai da molti anni alla morte di chi vi ha dato inizio, vuol dire che la Fondazione Orestiadi con le sue iniziative si è affermata come una realtà imprenscindibile nel panorama culturale della nostra terra. Domenica, nel corso della Marina di Libri di Palermo, abbiamo presentato il festival. Diretto da Alfio Scuderi e con la presenza di artisti di notevole valore, si conferma come il polo del contemporaneo in Sicilia, capace di attrarre l’interesse di tanta gente che a Gibellina incontra il teatro insieme ad altre iniziative nel settore..

Musumeci ai sindaci alluvionati
“Il governo non è un bancomat”

“Il governo non è un bancomat”. E’ la risposta paradossale che i sindaci alluvionati dell’Emilia Romagna si sono sentiti dare dall’esecutivo, per bocca del ministro della Protezione Civile Nello Musumeci, a quanto apprende l’Huffington Post. E sul commissario per la ricostruzione, ancora nessuna novità: “Il tema non è all’ordine del giorno”. Finisce male il secondo incontro sui soldi per le opere di somma urgenza, dopo l’alluvione che ha provocato 15 morti, devastando i territori di 44 comuni, tra cui principalmente le province di Ravenna, di Forlì-Cesena, Rimini, Bologna, Modena e di Reggio Emilia. A Palazzo Chigi si insedia il tavolo permanente per la gestione dell’emergenza, e il governo assicura “massima attenzione”. Ma sui soldi non c’è intesa. Anche perché i soldi da trovare sono tanti: una prima stima ufficiosa -..

Berlusconi e i magistrati: un assedio durato trent’anni

Ma come ha fatto? Per quasi trent’anni ha dovuto fronteggiare una macchina di guerra che non era quella gioiosa e spompata di Achille Occhetto ma quella d’acciaio e fiele messa in piedi da un esercito di magistrati – tutti coraggiosi, tutti valorosi, a tratti persino spocchiosi – che lo hanno accerchiato, assediato, asfissiato. Lui, Silvio Berlusconi, si è difeso con le unghia e coi denti. Non gli sono di certo mancati i soldi né il potere. Ha schierato in campo il fior fiore degli avvocati. Ma se oggi, in un qualche angolo del cielo, qualcuno gli chiedesse di ricostruire le fasi della sua guerra con la giustizia non avrebbe altro modo se non quello di proiettare su uno schermo i numeri e le immagini di un’avventura che ha riguardato solo..

Senza Berlusconi addio centro
Così la destra è tutta di Meloni

Se non ci fosse stato il ricovero, proprio due giorni fa, sarebbe stata prevista ad Arcore una riunione per il famoso restyling di Forza Italia. Con Silvio Berlusconi sempre al centro e, tutt’attorno, un valzer di coordinatori, aspiranti tali, presunti astri nascenti, presunte stelle cadenti, finte mogli e nuovi cerchi attorno al magico, pur essendo la magia pressoché spenta. E per una settimana, tra spifferi, mezze verità, mezze bugie, ambizioni personali è andato in scena, per dirla col poeta ma tant’è, tecnicamente e senz’offesa, “l’ultimo girotondo attorno al letto del moribondo”, tanto surreale quanto paradossale, essendo tutti, da quelle parti, a conoscenza della cartella clinica del Cavaliere. Continua sull'Huffington Post

Gerenza

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