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A proposito di Report: ma la mafia non è spettacolo

Ho preso parte anch'io alla trasmissione di Costanzo e Santoro in memoria di Libero Grassi. Ho discusso (e sono stato al centro di discussioni) per cinque ore. Confesso che non mi aspettavo tanta attenzione, un ascolto così elevato, la forte partecipazione della gente, testimoniata dalle luci accese nelle case. Ne è uscita un'interessante mappa italiana in cui la mafia sembra essere un problema più avvertito al Nord che al Sud. Ed è venuto fuori il primo timido tentativo di superare, sia pure dialetticamente, le lacerazioni del fronte antimafia. Sì, nonostante i contrasti fra il pubblico del teatro Biondo, nonostante taluni accenni ripetuti a episodi ormai obsoleti e di scarso significato, mi pare che s'è cercato di ragionare partendo da fatti e non da tesi precostituite. Eppure, a mio parere, la..

Ritratto di uno Sciascia inedito e inimmaginabile

Insegnante alle elementari. Questo è Leonardo Sciascia. A chi cerimoniosamente lo appella “maestro!”, da sornione qual è, risponde: “Ebbene sì; maestro di scuola io sono”. Diplomato alle magistrali dove insegna Vitaliano Brancati, all’istituto IX Maggio di Caltanissetta – la cittadina siciliana d’entroterra della sua più completa felicità – Sciascia, nato cent’anni fa l’8 gennaio 1921, è il pezzo raro della letteratura europea in ragione della sua unicità: essere davvero un intellettuale e, al contempo, un formidabile artista. A dispetto dei tanti imbonitori di pistolotti moralistici da festival letterari, Sciascia attraversa il suo tempo accompagnando Sandro Attanasio, l’ispettore di Einaudi che alla guida di una Bianchina furgonata vende libri nei più remoti paesi dell’entroterra di Sicilia. Anni dopo – portando con sé Gesualdo Bufalino – accompagnerà anche Gianni Giuffrida e Mario..

Scalfari, la Dc e l’elogio distorto al riformismo

Su "Repubblica" di oggi c’è una lunga intervista sul riformismo in Italia ad Eugenio Scalfari, come di consueto ricca di utili riflessioni, di analisi lucide e di notevole faziosità. Il venerando giornalista attribuisce il merito prevalente delle riforme introdotte in anni lontani, alla cultura e all’impegno dei gruppi di provenienza azionista e laica che hanno dovuto fare i conti con la Democrazia Cristiana la quale "aveva abbandonato De Gasperi e che nella sostanza si opponeva a qualsiasi cambiamento". Scalfari aggiunge che le battaglie dell’Espresso del 1963 sulle riforme individuavano in quel partito l’avversario naturale in quando “non voleva le riforme che avrebbero intaccato il suo potere”. Se è possibile correggere il famoso giornalista: Nel 1962 venne nazionalizzata l’energia elettrica. Nello stesso anno fu introdotta la scuola dell’obbligo. Nel 1962 venne..

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