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“Il governo Meloni? Come i Jalisse, passerà”, dice Renzi

Matteo Renzi, oggi comincia Sanremo, quale canzone vuole dedicare a Meloni? “Fiumi di parole dei Jalisse. Meloni è come i Jalisse. Ha vinto una volta, ma non vincerà mai più”. Dice Meloni che “bonificherà” i servizi segreti e FdI pensa che apparati dello stato rispondono ancora a lei. Renzi, lei controlla i servizi? “Se provano a dirlo li svergogno. E’ un’infamia. Hanno scambiato le istituzioni per tribù libiche, preso possesso manu militari delle istituzioni”. Hanno, chi? “Meloni e il suo braccio destro, Alfredo Mantovano. L’unica bonifica che serve è la bonifica di Meloni da Meloni, dai suoi fantasmi”. Renzi, perché da giorni continua a dire che l’Italia è “un paese delle banane”, e oggi che l’Italia è come la Libia? Altre metafore? “Posso dire che il sottosegretario Delmastro pensa che..

Il rumore del silenzio. Santanché lasciata sola dai suoi

Il grande freddo di FdI verso Daniela Santanchè si materializza a Montecitorio con la ministra lasciata sola di fronte al fuoco di fila delle opposizioni. Nessuno dei gruppi di FdI, Lega e Forza Italia è iscritto a parlare nella discussione generale sulla mozione di sfiducia contro la ministra. L’interessata dovrebbe arrivare in aula, ma senza intervenire. In teoria il governo avrebbe 20 minuti di tempo per intervenire ma non si sa se lo farà. Parleranno dunque solo esponenti delle minoranze: da Vittoria Baldino, dei Cinque Stelle, il partito che ha depositato la mozione di sfiducia, che sarà affiancata da altri tre esponenti del partito di Conte. Seguiranno gli interventi di Federico Gianassi e Toni Ricciardi del Pd, di Filiberto Zaratti per Avs. Non prenderanno la parola contro la ministra Italia..

Trump e il dialogo con Putin
“Porrò fine a questa guerra”

Il dialogo tra gli Usa e la Russia deve svolgersi "su una base di eguaglianza e la necessaria considerazione degli interessi russi". Nel giorno in cui Donald Trump fa sapere di avere parlato con Vladimir Putin e si dice convinto che anche il presidente russo voglia mettere fine al conflitto, Mosca sottolinea che anche il nuovo inquilino della Casa Bianca dovrà fare i conti con le condizioni russe, che potrebbero rendere la soluzione non così "veloce" come da lui auspicato. Il Cremlino non ha né confermato né smentito il colloquio telefonico, che tuttavia secondo ambienti diplomatici a Mosca è effettivamente avvenuto. Ma l'ambasciatore alle Nazioni Unite Vasily Nebenzya, in un'intervista all'agenzia Ria Novosti, ha detto che la Russia è ancora "in attesa di segnali" da parte americana sul carattere che..

Zuffa tra poteri dello Stato
Esposto dei servizi su Lo Voi

Tu denunci me e io denuncio te. Tra poteri dello Stato. Il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) della Presidenza del Consiglio - il cui compito è il coordinamento dei Servizi di intelligence Aisi (per gli affari interni) e Aise (per le relazioni estere) - ha presentato un esposto alla procura di Perugia contro la procura di Roma, perché quest'ultima non ha garantito la riservatezza delle informative ricevute sul caso di Gaetano Caputi, il capo di gabinetto della premier Giorgia Meloni spiato dai Servizi stessi. La denuncia arriva a una settimana esatta dall’iscrizione nelle notizie di reato della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei ministri Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e del sottosegretario Alfredo Mantovano, in relazione al caso di Osama Almasri, il generale libico arrestato in Italia su mandato..

Ecco a voi Matteo Trumpini. Donald fa e Salvini copia

“Non ho cambiato idea sul mandato di arresto per Benjamin Netanyahu della Corte penale internazionale: non va arrestato, è un primo ministro regolarmente eletto e sta lavorando anche bene”. Matteo Salvini, intercettato da Huffpost fuori dalla Camera dei deputati, ribadisce la linea dura nello scontro su più livelli che si è aperto con i giudici dell’Aja. Un fronte di battaglia nazionale – l’Almasri-gate per intenderci – ma che interessa anche l’internazionale sovranista, dopo le durissime sanzioni proprio contro la Cpi adottate ieri da Donald Trump per una asserita “discriminazione” nei confronti di Stati Uniti e Israele. Il vicepremier sa di maneggiare un dossier delicato, dopo le preoccupazioni espresse da Bruxelles e da Ursula von der Leyen in persona per la brusca decisione della Casa Bianca, e in vista della visita..

I pm Davigo e Di Pietro odiavano Berlusconi. Ora lo imitano

Silvio Berlusconi, da lassù, stara sghignazzando. La situazione è questa: al ministero della Giustizia c’è un ex pm, Carlo Nordio, che vuole finalmente separare le carriere dei magistrati; in Parlamento, a difendere in audizione la posizione del centrodestra sulla separazione delle carriere, ci va l’ex nemico ed ex pm Antonio Di Pietro; e un altro ex pm del pool di Mani pulite, Piercamillo Davigo, dopo una condanna definitiva continua a fare ricorsi oltre il terzo grado con il suo (suo di Berlusconi) storico avvocato Franco Coppi. La notizia è questa. Dopo la condanna definitiva in Cassazione per rivelazione del segreto nella ormai nota vicenda dei verbali di Amara, che Davigo si era fatto consegnare da Storari e poi aveva spifferato a un sacco di gente, l’ex magistrato ha deciso di..

Almasri: quello che non torna
della ricostruzione di Nordio

C’è un buco nella ricostruzione del ministro di giustizia Carlo Nordio in Parlamento sul caso Almasri e riguarda il 21 gennaio 2025, il giorno in cui la liberazione e il rimpatrio del cittadino libico avvengono precipitosamente. E c’è un certo attrito tra la sua ricostruzione e quella del collega Matteo Piantedosi: per Nordio il mandato di cattura dell’Aja era tale da rendere impossibile la convalida del fermo. Per il ministro dell’Interno attestava la pericolosità di Almasri e ne motivava il rimpatrio, visto che il 21 gennaio si trovava in stato di libertà in Italia. Uno ragiona da magistrato, l’altro da poliziotto. Due logiche che trovano una composizione solo ammettendo una regia più larga, che Nordio chiama in causa, quando parla di “contatti con altre figure istituzionali”. Continua su Huffington Post

Nel romanzo di Cerasa la Sicilia degli amori e dei delitti

Fimmina, mugghiera, matri e bedda matri, bbuttana e cavalera, patrunedda e signurina, trizza e curtigghiara, donna di fuora e donna di intra, dunnuzza di locu… e ci sono pure i pesci, spesso impudichi, come passera, lappara, fravagghia, ciaula e mìnula. Non è stato ancora compilato l’elenco dei nomi che i siciliani danno alla donna, alla più potente ossessione letteraria italiana, la musa che prima o poi trasforma in poeti tutti i masculi scrittori. E infatti “Storie di donne, passioni, segreti” è la prima riga del lungo sottotitolo di Sipario siciliano di Giuseppe Cerasa, che l’editore Aragno manda in libreria. Questo “sicilian dream”, con poche concessioni al siculo-camilleriano alla moda, si apre con la maestra Marianna che, educatrice fiera, libera e indomabile ma “piccolina di statura”, trova la forza che “non..

Meloni e la magistratura:
uno scontro tra giustizialisti

In capo a una settimana furiosa, tocca mettere giù alcuni punti che a noi sembrano fermi. Primo, aver liberato il generale Almasri è stata una porcheria. Probabile e augurabile che fosse una porcheria necessaria, e non soltanto per evitare che dalla Libia riaprissero le acque ai migranti, ma anche per tutelare i nostri lavoratori in Libia, i nostri interessi economici e geostrategici in una terra di delicatissimi equilibri e di internazionali appetiti. Però un conto è farle, le porcherie, un conto è legittimarle, addirittura rivendicarle: lo scrive stamattina Andrea Malaguti, direttore della Stampa, e non lo capisce Bruno Vespa, purtroppo. Tutto il suo sdegno per il moralismo di sinistra equivale al mio stupore per un giornalista che ha fatto del disincanto e di un certo romano, morbido cinismo la cifra..

Agrigento 2025. La città si mobilita e chiede di partecipare

Proviamo a liberare «Capitale italiana della cultura» dalla gabbia dentro la quale l’ha rinchiusa la politichetta locale. Tentiamo, per quanto possibile, e nel poco tempo che rimane, di restituire all’evento la natura propria di grande opportunità culturale, di sviluppo turistico ed economico. È questo il senso della iniziativa avviata da chi scrive insieme a Maurizio Masone, responsabile del Centro Pasolini di Agrigento e che ha visto venerdì scorso la presenza di un numero imprevisto di partecipanti. Seppure in ritardo, la città ha dimostrato che vuole esserci, vuole chiedere conto di quanto è successo o non è successo finora e pretende di conoscere ciò che si intende fare nei mesi che restano alla conclusione dell’anno. La città vuole mettere in campo un protagonismo che finora non le è stato consentito o..

Gerenza

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