Il rito purificatore
di un anniversario

Si celebrano i cento anni della nascita di Leonardo Sciascia e tutti sostengono di rifarsi al suo garantismo, anche i colpevoli: così ha scritto, con incontaminata lucidità Francesco Merlo su Repubblica. Si ricorda con amore e con dolore Piersanti Mattarella, assassinato nel giorno dell’Epifania di quarantuno anni fa e tutti si sgomitano per apparire gli eredi del suo pensiero e del suo coraggio. Si accavallano i ricordi e i dibattiti. Si spreca la retorica ma si intravede anche qualche faccia di bronzo: come quella di un noto professionista dell’antimafia che nei giorni della polemica sputacchiò sul maestro di Regalpetra e oggi, invitato sulla passerella della memoria, elogia le sue eresie; o come quella di un noto avventuriero della politica che sosta in via Libertà con la spudorata ambizione di somigliare..

Il sacro diritto
di non impazzire

Le istituzioni? Hic genuflectur. Chi avrà mai il coraggio di contestare le istituzioni? Verrebbe accostato al gagliardo personaggio travestito da bufalo che a Washington ha tentato l’assalto al Campidoglio. Anche noi ci inginocchiamo davanti alle istituzioni. Prendiamo la scuola. Ci inchiniamo davanti all’autorevolezza, lucente e insindacabile, della ministra Lucia Azzolina, una perla nel mare grillino. Riconosciamo il potere del governatore della Sicilia, Nello Musumeci, e della delega da lui conferita all’assessore per la pubblica istruzione, Roberto Lagalla. Rispettiamo e adoriamo anche i sindaci: da Leoluca Orlando a Salvo Pogliese a Cateno De Luca. Tutti hanno il sacrosanto diritto di dire e contraddire; di aprire e chiudere asili, scuole elementari, medie e superiori. Ma anche noi, poveri e genuflessi cittadini, avremmo il diritto di non impazzire. O no?

L’agenda rossa
si tinge di giallo

Incredibile. La Confraternita della Trattativa, dopo avere assistito, con zelo e ardimento, al romanzo televisivo apparecchiato dai coraggiosi giornalisti di Report, si è spaccata in due tronconi. Da un lato ci sono i santoni della prima ora secondo i quali l’agenda rossa – trafugata dall’auto del giudice Paolo Borsellino subito dopo l’attentato di via D’Amelio – è certissimamente nelle mani insanguinate dei servizi segreti deviati. Che con tale arma, va da sé, tengono sotto ricatto mezza Repubblica. Dall’altro lato ci sono le nuove stelle della Confraternita – giovani leoni in toga e pataccari dell’ultima ora – secondo i quali l’agenda rossa è certissimamente nelle mani dei boss che organizzarono la strage, dai fratelli Graviano a Matteo Messina Denaro. Gli uni e gli altri trascurano, manco a dirlo, un dettaglio: che..

Sanità, de profundis
per un pronto soccorso

La politica ha scoperto che il pronto soccorso di Villa Sofia – quello che molti palermitani ritengono il più vicino e immediato – è un luogo geometrico di bassa macelleria dove gli ammalati vengono ammassati sulle barelle e lì dimenticati per ore, magari tra gli insulti di un medico carnezziere che, infastidito dalle insistenze di un parente, scarica le sue frustrazioni sul primo paziente, fragile e indifeso che gli capita sottomano. E’ successo. Finalmente, si diceva, l’orrore è balzato agli occhi di un deputato regionale, Carmelo Pullara. Il quale – toccato nel vivo – ha chiesto la convocazione all’Ars di tutta la filiera di comando: dall’assessore Razza fino al primario del presidio. Diranno tutti, va da sé, che sono impegnati a fronteggiare l’emergenza Covid. Agli ammalati sottoposti alle sevizie dell’attesa..

Povera Sicilia, riecco
il calvario del Bilancio

Con la puntualità del sole e delle stelle è ricomparso in questo fine anno il bullo di Palazzo d’Orleans, l’uomo al quale il governatore Musumeci ha affidato – ahimè – le disastrate e complicate finanze della Regione. Ieri ha fatto irruzione all’Ars ovviamente per destabilizzarla: ha presentato l’esercizio provvisorio del bilancio all’ultimo minuto e, poiché l’approvazione dovrà avvenire entro il 31 dicembre, ha costretto i deputati a sconvolgere l’ordine del giorno e ad abbandonare ogni speranza di dare in così breve tempo un senso a un provvedimento che un senso non ce l’ha: vuole imbalsamare per altri due mesi la Sicilia. Si dirà, ma il disegno di legge non poteva essere presentato ai primi di dicembre? Certo. Però i bulli sono fatti così: loro non vogliono risolvere i problemi, vogliono..

Diaconi e suddiaconi
alla messa del vaccino

Abbiamo fotografato il jet dell’Aeronautica militare che lo ha trasportato a Punta Raisi. Abbiamo fotografato il furgone, con autista compreso, che lo ha trasportato alla caserma dell’Esercito e da lì all’ospedale Civico. Abbiamo immortalato l’imballaggio e la confezione che lo conteneva. Poi abbiamo visto il medico che ha preso in mano la preziosa fiala e l’ha mostrata al popolo delle telecamere con la stessa, ieratica solennità con la quale il celebrante offre all’adorazione dei fedeli il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo. Mancava solo il turibolo con l’incenso tenuto in mano, a turno, dal diacono Nello Musumeci e dal suddiacono Ruggero Razza. In compenso c’erano le primule disegnate sulle pareti e il simbolo dell’efficientissima Regione siciliana stampato sulla pettorina di barellieri e portantini, nel ruolo dei chierichetti. Il vaccino..

Né sogni né slanci
La paura fa novanta

Poteva approfittare del rimpasto per sognare alla grande, per buttarsi alle spalle tre anni di inconcludenza, per cancellare quell’immagine di presidente piccolo piccolo, senza respiro e senza coraggio, senz’altra ambizione se non quella di lisciare il pelo alla sua Catania, senz’altro orizzonte se non quello racchiuso tra Ambelia e Militello. Poteva cogliere l’occasione per disfarsi della zavorra che i partiti gli hanno caricato addosso, per liberarsi degli uomini che l’hanno aiutato a non far nulla, che gli hanno consegnato una finanziaria di cartone, che non sono riusciti a portare a termine un click day, che non hanno saputo approntare una sola riforma, neppure quella dei rifiuti. Ma lui, il governatore della Sicilia, ha deciso di non andare oltre il brodino della soluzione fisiologica, di chiudersi sempre più nel perimetro angusto..

Ma non tutto si muove
in questo centrodestra

Eppur si muove. Pensatela come volete ma una cosa è certa: la Lega di Matteo Salvini non sta mai ferma. Raccoglie proseliti e grandi elettori, stringe un patto di ferro con Nino Minardo, ras del Ragusano e mette piede all’Ars con un suo gruppo parlamentare; conquista a Palermo la grande famiglia dei Figuccia e s’accorda a sorpresa con gli autonomisti di Raffaele Lombardo, vecchio patriarca catanese. Certo, non tutti i nuovi arrivati sono delle anime belle: ci sono politici e politicanti, ci sono aquile e anatre zoppe, c’è qualche timido agnellino ma ci sono anche vecchie volpi destinate alla pellicceria. C’è transumanza ma c’è anche movimento. Resta invece immobile, nel centrodestra, Nello Musumeci, l’uomo che avrebbe dovuto rivoltare la Sicilia come un calzino ma la cui visione, in tre anni,..

Il bullismo della casta
che vince sulla cultura

Va be’, c’è il Covid e ci sono ben altri e dolorosi problemi, ma la storiella dell’orrenda aiuola realizzata dal presidente Musumeci sul frontale di Palazzo d’Orleans merita un’annotazione. La Soprintendente di Palermo, Lina Bellanca, sostiene che “i piani erano altri” e che la Presidenza della Regione ha arbitrariamente cambiato le carte in tavola. E le ha cambiate con una spocchia dietro la quale non c’è solo l’arroganza della casta ma anche tanto cattivo gusto. Di fatto Musumeci, modificando a suo piacimento il progetto, ha delegittimato la Soprintendenza. La quale avrebbe anche potuto fermare i lavori: con un cittadino qualunque lo avrebbe certamente fatto. Invece l’architetto Bellanca ha preferito sorvolare. Una pagina sgradevole sia per la politica che per l’amministrazione. E soprattutto per la cultura, umiliata dal bullismo di un..

Le opere e i giorni
del colonnello Nello

E’ vero, non bisogna mai disperare. Finalmente sappiamo come il colonnello Nello, purtroppo nostro amatissimo presidente della Regione, ha impiegato questi dieci mesi di emergenza Covid. Finalmente sappiamo perché gli imprenditori e i lavoratori martoriati dalla crisi andavano a Palazzo d’Orleans e trovavano lo sbarramento più cinico e insormontabile. Il governatore aveva recintato il suo regno per stupirci alla vigilia di Natale. Nei dieci mesi più difficili e strazianti per i siciliani, lui ha pensato bene di dedicarsi al marciapiede sul quale si affaccia la sua residenza. Ha piantato alberelli a cono e sgargianti fiorellini rossi. Ha sistemato una lunga filiera di palle incatenate e ha montato due fontane marmoree sulle quali verranno un dì a bere gli uccellini. Il tutto per una spesa di un milione di euro. Ne..

Gerenza

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