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Aspettiamo con ansia
gli auguri di Capodanno

Il palcoscenico siciliano è ricco di maschere, di imbroglioni, di fantasmi. C’è la finta attrice che va in giro a tutte le ore addobbata per le feste, manco fosse la femme fatale della Grande Bellezza. C’è la finta scrittrice che, dopo avere scarabocchiato tre libri con le memorie e le tarantelle di famiglia, non sa più se paragonarsi ad Agatha Christie o a Jane Austen o a Oriana Fallaci. Addirittura. E c’è il finto uomo politico che a Natale ci parla di solidarietà e buoni sentimenti, che ci ricorda la sofferenza degli ultimi e i valori dell’onestà, che ci invita alla concordia e alla tolleranza. Senza rancori e senza livori. Ma forse si è sbagliato. Per esser certi aspettiamo gli auguri di Capodanno. Può darsi che, come la Ferragni, ci..

Presepe & rancori
Auguri da Schifani

Per carità, il presepe che si vede alle sue spalle merita tutto il nostro rispetto e pure la nostra devozione. Ma gli auguri di Renato Schifani per questo Natale meritano qualche annotazione. Il messaggio – “Cresceremo, lo faremo insieme” – somiglia tanto a una dichiarazione programmatica. E, come tutte le dichiarazioni fatte per apparire, è destinata al fallimento. Il presidente della Regione, in questo primo anno di permanenza a Palazzo d’Orleans, non è riuscito a stare “insieme” nemmeno con i partiti della sua maggioranza: ha litigato con Matteo Salvini e con Raffaele Lombardo, s’è scontrato con Antonio Tajani, si guarda in cagnesco con Marco Falcone, è in freddo persino con Totò Cuffaro. Colpa del suo carattere, indubbiamente. E di quei pietrosi rancori che, sempre più spesso, finiscono per ottenebrare le..

S’avanza alla Regione
la cultura dell’elemosina

Sinceramente non so quanti milioni sborserà la Regione all’allegra compagnia di Trenitalia per un “contratto di servizio” valido da qui al 2033. E forse non mi interessa. Mi ha colpito però il dettaglio sul quale si è soffermato il presidente Schifani nel dare l’annuncio della “importante iniziativa”. Ha comunicato che i siciliani avranno, in cambio di questa cespugliosa operazione, uno sconto del 5 per cento sui biglietti. I pendolari potranno essere soddisfatti. Per coprire la distanza che dall’aeroporto di Palermo porta ad Agrigento il treno-lumaca, sbandierato come la conquista della luna, impiega oltre due ore e mezza. Un martirio. Ma i malcapitati passeggeri avranno di che consolarsi con lo sconticino del 5 per cento. E’ la cultura dell’elemosina, bellezza! Con la quale Schifani evita di affrontare il problema vero: l’arretratezza..

Il Bullo e il Cardinale,
un miracolo a Natale

Il cardinale Angelo Bagnasco, che è stato vescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha presentato ieri a Palermo il suo libro sulla liturgia cattolica. L’incontro di Palazzo Branciforte, sede della Fondazione Sicilia, ha avuto come tema la bellezza intesa come “splendore della verità”. Hanno fatto da corona all’insigne porporato il presidente della Regione, Renato Schifani, e il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla. Ma Sua Eminenza forse non sapeva che “tra le onorevoli personalità” invitate a dibattere sui sentieri che portano al “verum, unum, bonum” di teologica memoria, c’era un piritollo che noi credevamo anche un po’ Bullo e che invece, giorno dopo giorno, sembra sfiorare addirittura la santità. Adeste, fideles. Accorrete, fedeli. Il cardinale Bagnasco potrebbe anche mostrarlo, urbi et orbi, come il nuovo miracolo della Natività.

Errore di comunicazione
Scusa che va di moda

Prima ha cercato di fregare il ministro Salvini con il gioco delle tre carte: ha detto che la giunta regionale aveva deliberato un miliardo per il Ponte sullo Stretto ma la delibera non c’era. Poi, quando la sua bugia è stata smascherata, Renato Schifani ha tentato di mettere una toppa ovviamente peggiore del buco: ha sostenuto – candidamente, spudoratamente – che c’è stato semplicemente un errore di comunicazione. Questo presidente della Regione è fatto così: nel momento in cui si sente forte, imperioso e onnipotente, dà libero sfogo agli scatti gibbosi dei suoi rancori e parte, lancia in resta, contro i suoi nemici. Subito dopo però, quando si accorge di averla combinata grossa, comincia ad arrampicarsi sugli specchi e si nasconde dietro la giustificazione più banale: l’errore di comunicazione. Come..

La lunga filiera di quelli
che non pagano il conto

Questa Regione è la casa dell’impunità. C’è un presidente che, per dare sfogo ai propri rancori e tirare il ministro Salvini della sua parte dice ufficialmente una bugia. Ma non gli succede niente: non c’è un solo assessore che mostri imbarazzo per un capo di un governo che ostenta una delibera di giunta che non c’è. Per li rami arriviamo al Turismo dove la Piccola Balilla, interpellata dall’Orchestra sinfonica sulla legittimità della nomina del sovrintendente, si arroga l’arroganza di non rispondere. Manco fosse una marchesina del Grillo. Ma nemmeno a lei succede nulla. E scendendo sempre per li rami eccoci all’Asp di Palermo dove, per una pessima gestione del personale, i pagamenti ordinari alle strutture convenzionate sono fermi a luglio. Ma alla manager dell’Asp non succede nulla. Anzi. Lei è..

Sono assessori?
No, sonnambuli

Ma dov’erano i dodici assessori quando Renato Schifani, rispolverando il ciarlatano gioco delle tre carte, ha tentato il bluff e ha annunciato il varo di una delibera che la giunta non aveva mai varato? Dov’era l’infaticabile Edy Tamajo o l’inafferrabile Luca Sammartino o la evanescente Elena Pagana o la sfuggente Elvira Amata, meglio conosciuta come la Piccola Balilla, quando il presidente della Regione diffondeva urbi et orbi la melanconica bugia di avere impegnato un miliardo di euro della Sicilia per il Ponte sullo stretto? Non c’è stato uno solo, di questi onorabili uomini di governo, che abbia avuto il coraggio di alzarsi e di smascherare la menzogna. Scusate la durezza dell’affermazione, ma questi non sono assessori. Non ne hanno lo spessore. Piuttosto metteteli insieme e fateli sfilare la notte di..

Il magliaro che governa
col gioco delle tre carte

Ricordate il gioco delle tre carte? Non lo praticano più neppure i ciarlatani che girano per le feste di paese allo scopo di trovare un pollo da spennare. Lo pratica invece Renato Schifani, un uomo che tutti immaginiamo immerso in una austerità istituzionale. Per dare sfogo ai propri rancori il presidente della Regione ha snocciolato una serie di bugie. Ha diramato un comunicato con il quale affermava che la giunta di governo, su sua iniziativa, aveva deliberato lo stanziamento di un miliardo di euro come cofinanziamento del Ponte sullo Stretto. E sbandierando quella notizia è andato dal ministro Salvini per chiedere la testa di un assessore che lui non sopporta più. Ma la delibera della giunta non c’è mai stata. Il comunicato stampa era una delle tre carte che il..

La politica sopraffatta
da umori e rappresaglie

Renato Schifani non riesce a controllare i suoi umori. Se Matteo Salvini non asseconda la sua voglia di silurare un assessore, il governatore della Sicilia iscrive il ministro nella lista dei rancori e convoca una riunione di giunta con la quale decide di ritirare il contributo di un miliardo che la Regione aveva stanziato per il Ponte sullo Stretto. Alla vendetta di Schifani segue la rappresaglia di Salvini che, d’imperio, sottrae alla Sicilia oltre 1300 milioni e li impegna per l’opera che a lui sta tanto a cuore. Sono guai. Non solo per l’economia dell’Isola. Anche per il governatore. Il quale ha già litigato con Meloni, con Tajani, con Raffaele Lombardo. Ed è riuscito a incrinare pure la sua alleanza con Cuffaro. Gli rimangono fedeli un ingordo pagnottista, un opaco..

Il Ponte, Schifani
e l’Opera dei Pupi

Tra il presidente della Regione, Renato Schifani, e il leader degli autonomisti, Raffaele Lombardo, volano ormai parole grosse. “Oggi è la sconfitta dei ricattucci, delle minaccette, delle squallide manovre”, dichiara Lombardo. Il retroscena sarebbe questo: Schifani voleva sottrarre all’assessore all’Energia, uomo del Mpa, le competenze non solo sui termovalorizzatori ma su tutta la gestione dei rifiuti. Il ministro Salvini, la cui Lega è federata con Lombardo, però non si è prestato al gioco e non ha dato a Schifani i poteri di commissario. Allora Schifani, per ripicca, ha cancellato il contributo della Sicilia, quasi un miliardo, alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. Ma il ministro delle Infrastrutture ha inserito un vincolo, nella legge di Bilancio, che rende obbligatorio il sostegno finanziario della Regione all’opera. (All’opera dei pupi, va da sé).

Gerenza

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