Peli sulla lingua zero. Rosalba Di Gregorio non ama i giri di parole. Coerenza e pazienza sono le virtù di uno dei penalisti più conosciuti di Palermo. È lei l’avvocato che ha fatto inchiodare l’Italia alle proprie responsabilità. È lei che assisteva Bernardo Provenzano a cui, secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, è stato riservato un trattamento disumano. Lo hanno tenuto al 41 bis fino all’ultimo respiro, quando era ormai un vegetale.

Per decenni l’avvocato Di Gregorio ha urlato nelle aule di giustizia che il falso pentito Vincenzo Scarantino stava raccontando un mucchio di balle sulla strage di via D’Amelio. Forse crederle da subito sarebbe stato troppo, visto che difendeva i presunti carnefici di Paolo Borsellino e gli agenti di scorta. Almeno, però, le si doveva concedere il beneficio del dubbio. Ci si poteva chiedere perché mai un professionista insistesse sulla tesi delle bugie.

Quello che non riusciva a far passare nelle aule, con documenti processuali alla mano, lo ha scritto in un libro. Niente da fare. Era l’avvocato del diavolo, di quei maledetti mafiosi. La storia le ha dato ragione. Trent’anni dopo è crollato il castello dei processi e gente condannata all’ergastolo è stata scarcerata dopo lunghe permanenze in cella. E ora tutti a parlare di un clamoroso depistaggio che se avessero ascoltato Di Gregorio sarebbe stato sventato sul nascere.

L’avvocato ha messo la magistratura con le spalle al muro, proprio come ha fatto ora la Corte europea per i diritti dell’uomo. Per tante volte si è vista rifiutare, assieme al compagno di una vita, l’avvocato Francò Marasà, recentemente scomparso, la richiesta di revoca del 41 bis a Provenzano. Mica si poteva pretendere che ora rimanesse in silenzio. E non lo ha fatto: non le ha mandate a dire ai ministri Matteo Salvini e Alfonso Bonafede: “Ma non c’è un’anima buona che possa spiegare al ministro Salvini qualcosina sulla Cedu e sui trattati internazionali? La Corte Europea non c’entra niente con quello che pensa lui della e sulla Unione Europea. Altro buon uomo vorrebbe spiegare al ministro Bonafede che la Cedu non ha condannato l’Italia per il regime di 41 bis? Capisco che il provvedimento è in inglese, ma ci sarà qualcuno che lo traduce, perbacco”.

E non le mandate a dire neppure ai magistrati del pool Trattativa. La posizione di Provenzano fu stralciata perché non non era cosciente per partecipare alle udienze: “Non era cosciente, ma era pericoloso. È stato curato tanto bene in carcere da essere arrivato due volte dal carcere all’ospedale ‘in coma, disidratato e malnutrito’. Il ricorso è del 2013 e dal 2013 al ricovero in ospedale il trattamento è stato disumano. Dall’ultimo coma era un vegetale lasciato al 41 bis. La sentenza Cedu è anche ‘riduttiva’, ma segna comunque un punto fermo: dove c’è la prova incontrovertibile della incapacità , il 41 bis è tortura, è lesione di diritti. Ed è stata attuata. E chi monitorava ogni 6 mesi , come i pm della Trattativa, cosa vedevano?”. Peli sulla lingua zero.