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Luciano Capone per Il Foglio

Sigfrido, la Boccia e Peter Thiel. Trittico d’amore e fantasia

La vicenda della fantomatica foto del bacio tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia, rivelata dalla ex compagna di Valter Lavitola e smentita dai due presunti protagonisti (“è fatta con l’Ia”), aggiunge un ulteriore capitolo grottesco al romanzo dell’estate. Che aiuta a delineare meglio il profilo psicologico del protagonista. Perché se c’è qualcosa che il caso Ranucci – con tutto il suo circo di personaggi un po’ megalomani e un po’ cialtroni – mostra con chiarezza è la percezione distorta della realtà dell’ignara vittima del finto attentato. In questa storia, il giornalista investigativo pluridecorato ha costantemente sopravvalutato le ipotesi più remote e sottostimato i pericoli veri. È come se si fosse fatto guidare dall’idea che la realtà dovesse essere per forza a misura del suo ego. Dalla bomba d’amore alla..

Con Lavitola il purissimo Ranucci
commette peccati, ma in buonafede

Nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci tante cose si sono capite, diverse sono ancora da chiarire, ma c’è una cosa su cui non si discute. Quasi un apriorismo. Ranucci è in buona fede. Tutto è chiaro nell’ordinanza di arresto del mandante della “bomba d’amore” all’“amico fraterno”: “Non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola”. Ranucci andava d’accordo con Lavitola, ma non era d’accordo con Lavitola. La sua unica colpa, se così si può dire, è che è troppo buono. Una buona fede che rasenta l’ingenuità. Non la caratteristica che ti aspetti dal principe del giornalismo d’inchiesta. E invece il segugio che svela i complotti più segreti, il decrittatore dei codici del potere, secondo la gip è stato “vittima della manipolazione” di Lavitola: il titolare del..

Lavitola e la libertà di inquinare le prove a mezzo stampa

Valter Lavitola non si spiega due cose: perché è indagato e perché non sia stato arrestato. Il neoristoratore e veterofaccendiere, sospettato dalla procura di Roma di essere il mandante della bomba al caro amico Sigfrido Ranucci, lo dice chiaramente in ogni intervista. Al ristorante Cefalù, dove riceve i giornalisti, dopo la premessa di rito, ribadisce ai giornalisti – gli ultimi quelli di “Filorosso” su Rai 3 – di essere innocente, ma anche che nell’attuale situazione il suo posto dovrebbe essere in una cella. “Sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere”. Anzi, Lavitola dice che in carcere dovrebbe esserci da un pezzo: “Se vuoi la sincera verità io quando sono andato in procura ero sicuro che dopo l’interrogatorio mi arrestassero. Ho dovuto salutare mio figlio prima di andare...

Rischio depistaggio: Lavitola parla con tutti tranne col pm

Dopo la bomba, il depistaggio. Ne sono convinti, secondo quanto riportano le cronache, gli inquirenti della procura di Roma che stanno acquisendo le numerose interviste di Valter Lavitola rilasciate quotidianamente a giornali e tv: il presunto mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci starebbe, attraverso le sue dichiarazioni pubbliche, tentando di condizionare e deviare il corso delle indagini. E’ un’altra anomalia di questa inchiesta, che però è figlia di un’altra anomalia più grande: la mancata adozione di misure cautelari nei confronti di Lavitola. C’è una sproporzione enorme tra il capo d’imputazione e il trattamento di riguardo riservato all’indagato. Un unicum nella storia repubblicana per un’inchiesta su una strage aggravata dal metodo mafioso. Astraiamoci dal caso specifico. Era possibile immaginare, prima del caso Lavitola-Ranucci, che la persona indagata per essere il mandante di..

Per Ranucci tutti i massoni all’inferno, tranne Lavitola

Nell’ultimo decennio di gestione Ranucci è difficile trovare una puntata di Report in cui non si parli di massoneria, sempre in modi poco edificanti. Il massone è generalmente un faccendiere poco conosciuto e ancor meno raccomandabile, che trama nell’ombra contro la democrazia. Basta affiancare questo prototipo di massone, un piccolo e ignoto Licio Gelli, a qualsiasi personaggio pubblico per creare un alone di sospetto. In un servizio sull’espansione di Salvini al Sud, Report denunciava che a Catania c’era un assessore leghista che è stato vicedirettore di una rivista massonica: “A lei non venne il dubbio che potesse essere poco opportuno?”, chiede la giornalista. In un altro servizio, a Gianni Pittella del Pd veniva chiesto come mai nel comitato scientifico di una sua fondazione ci fosse, addirittura, un ex segretario del..

Governo e fronte del Sì in affanno
Meloni furibonda con Bartolozzi

Il caso Bartolozzi, esploso dopo che la capo di gabinetto del ministro Nordio ha fatto appello a favore del Sì al referendum costituzionale “così ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione” (sic!), è un concentrato di anomalie. La prima, di ruolo, è che un capo di gabinetto partecipi a un dibattito politico in televisione. La seconda, di contenuto, è che un alto funzionario del ministero della Giustizia parli in termini così sguaiati di una riforma costituzionale. La terza, di metodo, è che quelle parole così aggressive siano arrivate dopo l’annuncio del ministro Nordio: “Abbiamo cercato di abbassare i toni, li abbasseremo e li riporteremo nell’ambito dei contenuti, secondo le sagge indicazioni del presidente Mattarella”. La quarta criticità, comunicativa, è che le dichiarazioni da ultrà della capo..

Le lacrime di Landini (e della sua Cgil) per l’amato Maduro

Ha detto proprio così Maurizio Landini: “Eletto dal popolo”. Nel presidio della Cgil sotto l’ambasciata americana per “condannare e reagire all’aggressione di Trump nei confronti del Venezuela”, a una domanda del Foglio sulla solidarietà del sindacato all’opposizione al regime di Maduro il segretario generale ha risposto che “l’opposizione venezuelana dovrebbe essere preoccupata se nel suo paese può arrivare uno che può bombardare e decidere di arrestare un presidente eletto dal popolo: in democrazia non dovrebbe avvenire”. Insomma, gli esuli venezuelani, secondo Landini, avrebbero dovuto manifestare insieme alla Cgil a sostegno di Maduro e contro Trump che lo ha catturato. E invece i venezuelani erano lì a contestare la Cgil e a celebrare con gioia l’arresto del dittatore che ha tolto tutte le libertà civili, economiche e politiche e ha costretto..

Giorgio, Giorgia, Daniela e la dimenticata questione morale

Nella sua prima conferenza di fine anno, per sottolineare il rigore del Msi, Giorgia Meloni ricordò che Giorgio Almirante chiedeva la “doppia pena di morte” per i terroristi di destra. Seguendo lo stesso principio intransigente rispetto agli errori della propria parte, lo storico leader dell’Msi diceva che “se un politico ruba va messo in galera, se il ladro è uno dei nostri deve avere l’ergastolo”. Ciò che non si capisce bene è come il partito di Giorgia, che fu di Giorgio, possa tenere al governo e tra le sue file Daniela Santanchè dopo quello che è accaduto nell’inchiesta per truffa ai danni dell’Inps per l’uso della cassa Covid. Certo, la destra italiana negli ultimi trent’anni è cambiata molto – e per fortuna – a partire dalla posizione non più favorevole..

Guerra dei dazi al Canada
Trump perde Wall Street

Dopo il lunedì nero, che ha registrato la peggiore giornata del Nasdaq in due anni e mezzo (-4 per cento) e una caduta dell’indice S&P 500 (-2,7 per cento), proseguono le vendite a Wall Street. Nella giornata di ieri il Dow Jones ha ceduto 700 punti per poi limitare le perdite (-200) e, soprattutto, è caduta l’industria automobilistica: le tre americane Ford, General Motors e Stellantis, oltre alla canadese della componentistica auto Magna International, hanno perso attorno al 3 per cento. La ragione è una nuova tappa della guerra commerciale scatenata da Donald Trump contro il Canada. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato ieri, attraverso il social network Truth, un ulteriore dazio del 25 per cento sull’acciaio e sull’alluminio importati dal Canada, portando così al 50 per cento i..

Gerenza

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