Giuseppe Sottile

Le due carte vincenti
del colonnello Nello

Solo Musumeci, solo lui, può ancora credere all’ipotesi di una ricandidatura. Se il nostro presidente avesse gettato uno sguardo al disastro che lo circonda forse avrebbe avuto il pudore di accantonare l’ipotesi malsana di riproporsi alla guida della Sicilia. Il colonnello Nello, diciamolo, ha puntato tutte le carte del suo regno su due fedelissimi: Ruggero Razza e Gaetano Armao. Il primo, con i morti da spalmare e l’inchiesta giudiziaria che ne è seguita, ha trascinato il governo sul palcoscenico del disgusto e dell’impresentabilità. Il secondo, meglio conosciuto come il bullo del quartierino, ha confezionato due Finanziarie di cartone, piene di azzardi e di errori, che hanno portato la Regione all’ingovernabilità. Due uomini, due successi.

Lo scempio di Palermo
appartiene a tutti noi

Altro che eroe civile, altro che paladino antimafia. Leoluca Orlando – un attore ormai bolso, senza fiato e senza idee – è riuscito a mitradizzare Palermo e i palermitani. Questa città assorbe ogni veleno e ogni nefandezza. Prendiamo l’ultima scempiaggine. Il bilancio del Comune è alle soglie del fallimento e il sindaco, per tenere in piedi la baracca, tenta di rastrellare la tassa sui rifiuti attraverso le bollette dell’Enel, come fa la Rai con il canone. In ogni altro luogo del pianeta, i cittadini sarebbero insorti, contestando lo scandalo della Rap, l’azienda municipale che ha trasformato Palermo in un letamaio. Ma a Leoluca si perdona tutto. Anche le novecento bare accatastate, con callida disumanità, in un baraccone dei Rotoli; anche il disastro del traffico, gestito da un assessore “de sinistra”..

La Regione chiede
ma Roma la ignora

Lo so che può sembrare ingeneroso, ma bisogna dirlo: quando un assessore regionale va a Roma, non se lo fila nessuno. Persino il bullo – che è il più piritollo della compagnia – è costretto ad ammettere che non c’è un ministro della Repubblica disposto a concedere alla Sicilia un minimo di attenzione. “Mi è arrivato un messaggio da un amico, dirigente Rai: voleva venire in Sicilia dal 29 al 31 maggio ma per due biglietti aerei da Roma l’Alitalia ha chiesto 993,62 euro”, ha piagnucolato ieri durante una conferenza stampa sul turismo. Per carità, Palazzo Chigi avrà pure le sue colpe; il ministro dei Trasporti e quello per il Sud saranno pure insensibili di fronte alla necessità di calmierare il costo di un viaggio dal Nord alla Sicilia, ma..

Qualcosa di non detto
sulle stragi e i mandanti

Ora che la cerimonia del ricordo si è conclusa, ora che il Presidente della Repubblica ha tenuto il suo coraggioso discorso: “Nessuna zona grigia, o si sta contro la mafia o si è complici”; ora che la retorica ha fatto, anche per il ventinovesimo anno, il suo corso e le lenzuola bianche sono riapparse in quasi tutte le città d’Italia, ora è venuto il momento di dire qualcosa che vada poco al di là del luogo comune e che dica sugli attentati di Capaci e via D’Amelio qualcosa che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avrebbero voluto sentirsi dire. Un suggerimento non banale viene da Massimo Martinelli, direttore del Messaggero, quotidiano di Roma: “Se dopo trent’anni e una valanga di ‘pentiti’ ancora si cercano i mandanti delle stragi, i casi sono..

Chi salverà Denise
dal cinismo di Barbara?

Hic genuflectur. Davanti a Piera Maggio bisogna genuflettersi e attendere con tutta la speranza del cuore che la mamma di Mazara del Vallo possa un giorno riabbracciare Denise, la bambina che diciassette anni fa le è stata rapita sotto casa. Ma il circo mediatico costruito attorno alla tragedia comincia già a inorridire. Non c’è rete televisiva, da Chi l’ha visto a Quarto Grado, che non prometta uno scoop o una verità in esclusiva. Si reclutano avvocati e sospettati, testimoni e vicini di casa, criminologi e opinionisti; persino ex procuratori che lamentano la mala gestione delle indagini e dei processi che si sono celebrati e non sono approdati a nulla. Ma attenzione: appena vedete Barbara D’Urso avventarsi, con le sue lacrime finte, sul dolore di Piera Maggio potete star certi che..

L’inarrestabile declino
di un impero di carta

C’era una volta un impero di carta, con a capo un comico che coniava insulti per ogni uomo della terra. Era l’impero del vaffa, dell’uno vale uno, delle scempiaggini e dell’onestà-tà-tà. Che ne sarà? La fine sembra segnata. Beppe Grillo, l’elevato, si è impiccato all’albero del suo giustizialismo. Fofò Bonafede, il giureconsulto di via Arenula, non si sa in quale caverna del diritto si sia nascosto. Domenico Arcuri, onnipotente commissario dell’emergenza Covid, ha il fiato sul collo di un’indagine molto pesante per l’acquisto delle mascherine farlocche. Lucia Azzolina, quella dei banchi con le rotelle, è già precipitata nell’oblio. Come l’altra ministra, Nunzia Catalfo. Ieri, finalmente, è stato rispedito nel Mississippi anche Mimmo Parisi, il capitano di ventura che doveva sorprenderci con gli effetti speciali del reddito di cittadinanza. Non li..

Forza, Nello
Facce Tarzan

"A’ Nello, facce Tarzan". E lui, Nello Musumeci è salito subito sul ring a mostrare i muscoli, a lodare il suo governo e il suo cerchio magico, a illustrare le conquiste in materia di Sanità e di lotta al Covid, a testare il terreno per un rientro in pompa magna dell’assessore Ruggero Razza, suo consigliere politico prediletto. E’ in grande spolvero il nostro amato governatore. Cavalca il Ponte sullo Stretto col furore e l’ardore di un Conquistador. Pretende rispetto dagli alleati e da tutti i partiti di centrodestra. E annuncia urbi et orbi che lui, al prossimo giro, si ricandiderà con la certezza di vincere e di governare altri cinque anni con gli stessi uomini e gli stessi metodi che tanto prestigio e tanti sostegni hanno assicurato alla Sicilia in..

Primo maggio funesto
per il Pd di Enrico Letta

Chiamatela coincidenza, chiamatela nemesi, chiamatela come volete. Ma un dato è certo. Il primo maggio in casa del Pd sono andate a fuoco le armature più callide, più roventi e inespugnabili. E’ crollata l’immagine della Rai, da sempre feudo della sinistra, in particolare dei dem: non a caso la dirigente costretta a scontrarsi con Fedez sul crinale pietroso della censura è Ilaria Capitani, vicedirettrice della terza Rete e ex portavoce di Walter Veltroni. Ed è crollato pure il mito della magistratura, vecchia roccaforte dei giustizialisti del Pd che hanno fatto delle toghe rosse una teste d’ariete per sfondare le linee nemiche. Oggi l’impalcatura giudiziaria imperniata sul potere dei pubblici ministeri non regge più: troppi sputtanamenti. Il Csm non sta più in piedi. Corvi e veleni seminano inquietudine anche nelle stanze..

Gerenza

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