Sezioni Tematiche

Giuseppe Sottile

Ma un imputato
è per sempre…

Da sempre ci dicono e ci insegnano che le sentenze si rispettano. Poi arriva il verdetto della Suprema Corte e ti aspetti che tribunali e corti di appello non perdano più tempo e si affrettino a tirare le conseguenze. Invece no. L’imputato, inchiodato da dieci anni alla croce del sospetto, resta dentro le gabbie invisibili della macchina giudiziaria, a patire altre pene e altra gogna. E’ quello che succede a Mario Ciancio. L’editore de La Sicilia, ha riavuto a gennaio il patrimonio che gli era stato sequestrato dalle misure di prevenzione e la Cassazione ha appena pubblicato le motivazioni con le quali cancella ogni ombra: Ciancio non ha avuto alcun rapporto con la mafia, non ha fiancheggiato né boss né picciotti. Tutto risolto? No. Resta ancora in piedi il processo..

Lo schiaffo della Meloni
all’imbucato Musumeci

L’ultimo ceffone glielo ha mollato a Catania, nella sua Catania, Giorgia Meloni. Lui, il governatore della Sicilia, si è imbucato alla kermesse delle Ciminiere con la faccetta di bronzo, cercando spazio e visibilità: voleva un via libera per la sua ricandidatura. Ma lei, la battagliera leader di Fratelli d’Italia, non gli ha dedicato nemmeno un sorriso. Forte dei sondaggi che la danno vincente, lo ha trattato con glaciale sufficienza. Appena un saluto e una frase di circostanza: “Regionali? Presto per dire che cosa accadrà”. Per Nello Musumeci è un giugno da dimenticare. Roma gli ha scombinato i magheggi dell’ultima Finanziaria di cartone messa in piedi dal suo bullo di fiducia. La Corte dei Conti ha rincarato la dose, riscontrando una pioggia di errori e omissioni. La Regione è alla paralisi...

Ma se parla l’ex pm
tutti in ginocchio

Li abbiamo spinti oltre il settimo cielo. Gli abbiamo consegnato un modulo in bianco con il quale possono, in ogni momento, privarci della libertà. Dettano legge alla politica. Non pagano mai pegno, sono intoccabili. Ma da qualche giorno riconosciamo ai pubblici ministeri – casta bramina della magistratura – anche un potere sovrannaturale: la stregoneria. Avete seguito l’ultima messinscena dell’allegro circo mediatico che segue il caso di Denise Pipitone, la bambina scomparsa misteriosamente a Mazara del Vallo diciassette anni fa? Nelle ultime settimane è comparsa una ex pm che senza una prova in mano gira da una tv all’altra raccontando che Denise è viva, si è sposata e ha anche una figlia. Dove si trova? “In Europa, è benestante, ha diverse sedi e si sposta”. E i giornalisti? Nessun dubbio. Le..

Le imposture che Sciascia si divertiva a smascherare

Ogni tanto il vento delle buone cose spira anche su Palermo. I “Cento anni”, celebrati dalla Fondazione Federico II a Palazzo dei Normanni sono stati un’occasione preziosa per rileggere il garantismo di Leonardo Sciascia e la sua battaglia perenne, instancabile, sanguigna per una giustizia giusta. Silvano Nigro ed Emma Bonino, Giovanni Fiandaca e Fausto Giunta hanno scandagliato come meglio non si poteva le posizioni assunte dal grande scrittore sul caso Tortora e sul caso Moro, fino al suo rapporto personalissimo con Marco Pannella e l’universo radicale. Ma c’è un capitolo minore, sul quale forse bisogna insistere ancora ed è quello che raggruppa gli scritti attraverso i quali Sciascia, grande sacerdote della verità e della ragionevolezza, cerca di smontare le imposture del potere. E’ il percorso che, a mio avviso, finisce..

Qualcuno risponda
sul caso Montante

E ora chi lo dice a Claudio Fava, il deputato che più di ogni altro ha scavato nei fondali limacciosi del caso Montante, che bisognerà aggiornare il registro dei sospetti e dei mascariamenti? Chi glielo dice alle anime belle che bisognerà aggiornare l’elenco dei reprobi – politici, magistrati, giornalisti, poliziotti – che facevano da corona all’antimafia farlocca dell’ex presidente di Sicindustria? Crocetta e Lumia non bastano più. E non bastano più nemmeno Angelino Alfano e Giorgio Napolitano. Perché lui, l’imputato Antonello Montante di Serradifalco, già condannato in primo grado per dossieraggio, l’altro ieri si è presentato in appello a Caltanissetta e ha detto che fino al 2018 andavano alla sua corte, per chiedere consigli, anche Musumeci e Armao, presidente e vice presidente della Regione. Vero o falso? Spetta alla commissione..

Poe e il giornale
più grande che c’è

In cinquant’anni di mestiere ho frequentato giornali di ogni genere e qualità. Ho lavorato a L’Ora e al Giornale di Sicilia, ho frequentato i professionisti de La Sicilia e della Gazzetta del Sud, ho letto le loro cronache, le loro inchieste, i loro approfondimenti; ho seguito le loro battaglie civili. Oggi scopro che per cinquant’anni sono stato a dir poco distratto. Non mi sono accorto che nel frattempo cresceva, nel mio mondo, un gigante dell’informazione: il Quotidiano di Sicilia. Lo apprendo per caso oggi 11 giugno 2021, leggendo a pagina 26 di Repubblica, che il suddetto QdS è, manco a dirlo, il quotidiano più diffuso dell’Isola. Vanta ogni giorno una diffusione di 17.584 copie contro le 9.388 de La Sicilia e le 7.988 del Giornale di Sicilia. Confesso di essere..

Le due carte vincenti
del colonnello Nello

Solo Musumeci, solo lui, può ancora credere all’ipotesi di una ricandidatura. Se il nostro presidente avesse gettato uno sguardo al disastro che lo circonda forse avrebbe avuto il pudore di accantonare l’ipotesi malsana di riproporsi alla guida della Sicilia. Il colonnello Nello, diciamolo, ha puntato tutte le carte del suo regno su due fedelissimi: Ruggero Razza e Gaetano Armao. Il primo, con i morti da spalmare e l’inchiesta giudiziaria che ne è seguita, ha trascinato il governo sul palcoscenico del disgusto e dell’impresentabilità. Il secondo, meglio conosciuto come il bullo del quartierino, ha confezionato due Finanziarie di cartone, piene di azzardi e di errori, che hanno portato la Regione all’ingovernabilità. Due uomini, due successi.

Lo scempio di Palermo
appartiene a tutti noi

Altro che eroe civile, altro che paladino antimafia. Leoluca Orlando – un attore ormai bolso, senza fiato e senza idee – è riuscito a mitradizzare Palermo e i palermitani. Questa città assorbe ogni veleno e ogni nefandezza. Prendiamo l’ultima scempiaggine. Il bilancio del Comune è alle soglie del fallimento e il sindaco, per tenere in piedi la baracca, tenta di rastrellare la tassa sui rifiuti attraverso le bollette dell’Enel, come fa la Rai con il canone. In ogni altro luogo del pianeta, i cittadini sarebbero insorti, contestando lo scandalo della Rap, l’azienda municipale che ha trasformato Palermo in un letamaio. Ma a Leoluca si perdona tutto. Anche le novecento bare accatastate, con callida disumanità, in un baraccone dei Rotoli; anche il disastro del traffico, gestito da un assessore “de sinistra”..

La Regione chiede
ma Roma la ignora

Lo so che può sembrare ingeneroso, ma bisogna dirlo: quando un assessore regionale va a Roma, non se lo fila nessuno. Persino il bullo – che è il più piritollo della compagnia – è costretto ad ammettere che non c’è un ministro della Repubblica disposto a concedere alla Sicilia un minimo di attenzione. “Mi è arrivato un messaggio da un amico, dirigente Rai: voleva venire in Sicilia dal 29 al 31 maggio ma per due biglietti aerei da Roma l’Alitalia ha chiesto 993,62 euro”, ha piagnucolato ieri durante una conferenza stampa sul turismo. Per carità, Palazzo Chigi avrà pure le sue colpe; il ministro dei Trasporti e quello per il Sud saranno pure insensibili di fronte alla necessità di calmierare il costo di un viaggio dal Nord alla Sicilia, ma..

Qualcosa di non detto
sulle stragi e i mandanti

Ora che la cerimonia del ricordo si è conclusa, ora che il Presidente della Repubblica ha tenuto il suo coraggioso discorso: “Nessuna zona grigia, o si sta contro la mafia o si è complici”; ora che la retorica ha fatto, anche per il ventinovesimo anno, il suo corso e le lenzuola bianche sono riapparse in quasi tutte le città d’Italia, ora è venuto il momento di dire qualcosa che vada poco al di là del luogo comune e che dica sugli attentati di Capaci e via D’Amelio qualcosa che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avrebbero voluto sentirsi dire. Un suggerimento non banale viene da Massimo Martinelli, direttore del Messaggero, quotidiano di Roma: “Se dopo trent’anni e una valanga di ‘pentiti’ ancora si cercano i mandanti delle stragi, i casi sono..

Gerenza

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