Giuseppe Sottile

Ma il grande Scilipoti
è il Pd di Zingaretti

Venduti. Opportunisti. Voltagabbana. Traditori. Trasformisti. Sono gli aggettivi che le anime belle lanciano contro i “responsabili”: quei senatori cioè – ricordate Razza e Scilipoti? – pronti a lasciare i banchi dell’opposizione per salvare Giuseppe Conte dai guai in cui l’ha messo Renzi e traghettarlo verso un terzo incarico di governo. Per nobilitare il loro gesto Rocco Casalino, il regista di tutti gli show di Palazzo Chigi, ha cominciato a chiamarli così: costruttori (di sorti progressiste, va da sé). Poi c’è il Pd di Nicola Zingaretti che, per non mollare Conte e le poltrone dei suoi ministri, si fa dettare la linea non solo da Casalino, ma anche da quella illuminata filiera di manettari che va da Travaglio a Davigo, da Bonafede a Di Battista. Come chiameremo il segretario del Nazareno:..

Ah, se un Renzi
venisse in Sicilia

Ma non c’è in Sicilia un leader come Renzi che riesca a squinternare la confraternita di Palazzo d’Orleans dove c’è un governatore che non riesce a varare una sola riforma e un assessore al Bilancio che non sa come far quadrare i miserabili conti della Regione? Per un anno intero hanno giocato a inventarsi una “finanziaria di guerra” per fronteggiare la crisi economica provocata dal maledetto Covid. Ma appena hanno provato a trasformare il gioco in un aiuto vero e proprio alle imprese, il click-day è andato il tilt facendo ridere chi, sinceramente, non aveva né la voglia né la forza di assistere a una carnevalata. Ma tant'è. Musumeci e il suo bullo di fiducia continuano imperterriti sulla strada del disastro. Non riescono nemmeno ad approvare il bilancio provvisorio e..

Il rito purificatore
di un anniversario

Si celebrano i cento anni della nascita di Leonardo Sciascia e tutti sostengono di rifarsi al suo garantismo, anche i colpevoli: così ha scritto, con incontaminata lucidità Francesco Merlo su Repubblica. Si ricorda con amore e con dolore Piersanti Mattarella, assassinato nel giorno dell’Epifania di quarantuno anni fa e tutti si sgomitano per apparire gli eredi del suo pensiero e del suo coraggio. Si accavallano i ricordi e i dibattiti. Si spreca la retorica ma si intravede anche qualche faccia di bronzo: come quella di un noto professionista dell’antimafia che nei giorni della polemica sputacchiò sul maestro di Regalpetra e oggi, invitato sulla passerella della memoria, elogia le sue eresie; o come quella di un noto avventuriero della politica che sosta in via Libertà con la spudorata ambizione di somigliare..

Il sacro diritto
di non impazzire

Le istituzioni? Hic genuflectur. Chi avrà mai il coraggio di contestare le istituzioni? Verrebbe accostato al gagliardo personaggio travestito da bufalo che a Washington ha tentato l’assalto al Campidoglio. Anche noi ci inginocchiamo davanti alle istituzioni. Prendiamo la scuola. Ci inchiniamo davanti all’autorevolezza, lucente e insindacabile, della ministra Lucia Azzolina, una perla nel mare grillino. Riconosciamo il potere del governatore della Sicilia, Nello Musumeci, e della delega da lui conferita all’assessore per la pubblica istruzione, Roberto Lagalla. Rispettiamo e adoriamo anche i sindaci: da Leoluca Orlando a Salvo Pogliese a Cateno De Luca. Tutti hanno il sacrosanto diritto di dire e contraddire; di aprire e chiudere asili, scuole elementari, medie e superiori. Ma anche noi, poveri e genuflessi cittadini, avremmo il diritto di non impazzire. O no?

L’agenda rossa
si tinge di giallo

Incredibile. La Confraternita della Trattativa, dopo avere assistito, con zelo e ardimento, al romanzo televisivo apparecchiato dai coraggiosi giornalisti di Report, si è spaccata in due tronconi. Da un lato ci sono i santoni della prima ora secondo i quali l’agenda rossa – trafugata dall’auto del giudice Paolo Borsellino subito dopo l’attentato di via D’Amelio – è certissimamente nelle mani insanguinate dei servizi segreti deviati. Che con tale arma, va da sé, tengono sotto ricatto mezza Repubblica. Dall’altro lato ci sono le nuove stelle della Confraternita – giovani leoni in toga e pataccari dell’ultima ora – secondo i quali l’agenda rossa è certissimamente nelle mani dei boss che organizzarono la strage, dai fratelli Graviano a Matteo Messina Denaro. Gli uni e gli altri trascurano, manco a dirlo, un dettaglio: che..

Sanità, de profundis
per un pronto soccorso

La politica ha scoperto che il pronto soccorso di Villa Sofia – quello che molti palermitani ritengono il più vicino e immediato – è un luogo geometrico di bassa macelleria dove gli ammalati vengono ammassati sulle barelle e lì dimenticati per ore, magari tra gli insulti di un medico carnezziere che, infastidito dalle insistenze di un parente, scarica le sue frustrazioni sul primo paziente, fragile e indifeso che gli capita sottomano. E’ successo. Finalmente, si diceva, l’orrore è balzato agli occhi di un deputato regionale, Carmelo Pullara. Il quale – toccato nel vivo – ha chiesto la convocazione all’Ars di tutta la filiera di comando: dall’assessore Razza fino al primario del presidio. Diranno tutti, va da sé, che sono impegnati a fronteggiare l’emergenza Covid. Agli ammalati sottoposti alle sevizie dell’attesa..

Povera Sicilia, riecco
il calvario del Bilancio

Con la puntualità del sole e delle stelle è ricomparso in questo fine anno il bullo di Palazzo d’Orleans, l’uomo al quale il governatore Musumeci ha affidato – ahimè – le disastrate e complicate finanze della Regione. Ieri ha fatto irruzione all’Ars ovviamente per destabilizzarla: ha presentato l’esercizio provvisorio del bilancio all’ultimo minuto e, poiché l’approvazione dovrà avvenire entro il 31 dicembre, ha costretto i deputati a sconvolgere l’ordine del giorno e ad abbandonare ogni speranza di dare in così breve tempo un senso a un provvedimento che un senso non ce l’ha: vuole imbalsamare per altri due mesi la Sicilia. Si dirà, ma il disegno di legge non poteva essere presentato ai primi di dicembre? Certo. Però i bulli sono fatti così: loro non vogliono risolvere i problemi, vogliono..

Diaconi e suddiaconi
alla messa del vaccino

Abbiamo fotografato il jet dell’Aeronautica militare che lo ha trasportato a Punta Raisi. Abbiamo fotografato il furgone, con autista compreso, che lo ha trasportato alla caserma dell’Esercito e da lì all’ospedale Civico. Abbiamo immortalato l’imballaggio e la confezione che lo conteneva. Poi abbiamo visto il medico che ha preso in mano la preziosa fiala e l’ha mostrata al popolo delle telecamere con la stessa, ieratica solennità con la quale il celebrante offre all’adorazione dei fedeli il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo. Mancava solo il turibolo con l’incenso tenuto in mano, a turno, dal diacono Nello Musumeci e dal suddiacono Ruggero Razza. In compenso c’erano le primule disegnate sulle pareti e il simbolo dell’efficientissima Regione siciliana stampato sulla pettorina di barellieri e portantini, nel ruolo dei chierichetti. Il vaccino..

Né sogni né slanci
La paura fa novanta

Poteva approfittare del rimpasto per sognare alla grande, per buttarsi alle spalle tre anni di inconcludenza, per cancellare quell’immagine di presidente piccolo piccolo, senza respiro e senza coraggio, senz’altra ambizione se non quella di lisciare il pelo alla sua Catania, senz’altro orizzonte se non quello racchiuso tra Ambelia e Militello. Poteva cogliere l’occasione per disfarsi della zavorra che i partiti gli hanno caricato addosso, per liberarsi degli uomini che l’hanno aiutato a non far nulla, che gli hanno consegnato una finanziaria di cartone, che non sono riusciti a portare a termine un click day, che non hanno saputo approntare una sola riforma, neppure quella dei rifiuti. Ma lui, il governatore della Sicilia, ha deciso di non andare oltre il brodino della soluzione fisiologica, di chiudersi sempre più nel perimetro angusto..

Ma non tutto si muove
in questo centrodestra

Eppur si muove. Pensatela come volete ma una cosa è certa: la Lega di Matteo Salvini non sta mai ferma. Raccoglie proseliti e grandi elettori, stringe un patto di ferro con Nino Minardo, ras del Ragusano e mette piede all’Ars con un suo gruppo parlamentare; conquista a Palermo la grande famiglia dei Figuccia e s’accorda a sorpresa con gli autonomisti di Raffaele Lombardo, vecchio patriarca catanese. Certo, non tutti i nuovi arrivati sono delle anime belle: ci sono politici e politicanti, ci sono aquile e anatre zoppe, c’è qualche timido agnellino ma ci sono anche vecchie volpi destinate alla pellicceria. C’è transumanza ma c’è anche movimento. Resta invece immobile, nel centrodestra, Nello Musumeci, l’uomo che avrebbe dovuto rivoltare la Sicilia come un calzino ma la cui visione, in tre anni,..

Gerenza

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