Giuseppe Sottile

Crisi, è finito il tempo
di bulli e avventure

Per due anni ha piritolleggiato tra Palazzo d’Orleans e i palazzi romani, tra Roma e Bruxelles. Ha buttato fumo negli occhi di tutti, da Silvio Berlusconi ad Antonio Tajani, da Nello Musumeci agli assessori che formano questa sfortunata giunta di governo. E’ stato un campione di inconcludenza e basta rileggere i documenti della Corte dei Conti per capire con quanta sciatteria e spregiudicatezza siano stati gestiti i bilanci della Regione. Ora, a quanto pare – l’indiscrezione viene da Repubblica – i partiti di maggioranza si sono resi conto che il bullo altro non è che la causa di una lacerazione politica non più sopportabile: la crisi richiede scelte oculate, semplici, chiare; non è più tempo di avventure, di cifre fasulle, di giochi di prestigio. Forza Italia e Lega insistono con..

Dieci assessori
genuflessi e muti

Ma come può succedere che dieci assessori arrivino a Palazzo d’Orleans e accettino, senza colpo ferire, le fumisterie di un governatore che vuole farsi la parrocchietta elettorale e di un bullo che non sa più come sbrogliare la matassa delle proprie inconcludenze? Come può accadere che dieci sedicenti uomini di governo sottoscrivano un bilancio costruito con assegni a vuoto e soldi inesistenti? Si legge nei verbali di giunta che nessuno dei dieci assessori ha avuto il coraggio di dire a Musumeci e al suo bullo di fiducia che non è più tempo di giocare sulla pelle dei disperati che bussano alla porta della Regione. E si legge pure che nessuno ha alzato un dito per contestare l’idea, bizzarra e indecente, di trasformare i fondi europei in tanti pacchi di pasta..

Un bilancio costruito
con gli assegni a vuoto

Convinti che i siciliani siano tutti citrulli e boccaloni, Nello Musumeci e il suo bullo di fiducia provano a costruire il bilancio della Regione con gli assegni a vuoto, con soldi ipotizzati ma inesistenti. La settimana scorsa avevano tentato di dare per acquisito un miliardo che in realtà dovranno consegnare allo Stato come contributo alla stabilità. I deputati dell’Ars li hanno presi a pernacchie, ovviamente, ma i due non hanno desistito e l’altra sera si sono inventati un altro gioco di azzardo: quello di prelevare un miliardo e mezzo di fondi europei, destinati alle infrastrutture, per dirottarli alla parrocchietta dell’Irfis e distribuirli come fossero pacchi di pasta, senza regole e senza graduatorie. Operazione che l’Europa difficilmente potrà consentire. Ma alle due volpi del governo questo dettaglio non importa. A loro..

La Regione, il bullo
e il falò delle vanità

Per due anni il bullo, il nostro amatissimo bullo è stato quasi sempre in trasferta. Il martedì volteggiava sui palazzi romani, tra Montecitorio e via XX Settembre, e millantava una fitta agenda di incontri con ministri e sottosegretari, con commissioni di merito e commissioni bilaterali. Ovviamente per il bene della Sicilia. Il mercoledì e il giovedì piritolleggiava tra Bruxelles e Strasburgo per definire accordi europei che, manco a dirlo, sarebbero stati strategici per lo sviluppo del Sud, isole comprese. Ieri però, nel corso di una drammatica seduta dell’Assemblea regionale, si è scoperto che “l’impomatato da Grand Hotel”, così lo chiamano nei piani alti della politica, non ha combinato una mazza né a Roma né a Bruxelles né a Strasburgo. Si è scoperto che la Sicilia non ha un euro in..

Musumeci, la finanziaria
e la banda che non c’è

Il presidente Musumeci e il suo bullo di fiducia si sono armati di elmetto e mascherina per predisporre una “finanziaria di guerra”. Prevedono una spesa di due miliardi. Ma c’è un dettaglio: i due miliardi non ci sono. I nostri eroi dovranno andare Roma, con il cappello in mano, e chiedere che Palazzo Chigi cancelli, con un tratto di penna, il debito di un miliardo e mezzo contratto dalla Regione con lo Stato. Un altro annuncio, pazienza. Ormai la Sicilia ci ha fatto il callo. Musumeci annuncia una cifra, come i cento milioni contro la fame, e poi si scopre che quella cifra non c’è; o ce n’è solo una parte. Ora i due eroi tentano il colpo grosso. Somigliano al sindaco di uno sperduto paesino che, desolato, andò incontro..

Il tempo ritrovato
del colonnello Nello

Lo diciamo con il cuore in mano. Se ce la caveremo con pochi morti e pochi feriti il merito sarà in massima parte di Nello Musumeci, il presidente della Regione che in questa terribile emergenza è stato padre e governatore, crocerossino e caporale di giornata, uomo della provvidenza e uomo del destino, un po’ piano Marshall e un po’ credere, obbedire, combattere. Ha mostrato zelo e determinazione, prontezza di riflessi e attitudine al comando. Non finiremo mai di ringraziarlo. Pensate che cosa sarebbe diventata negli ultimi due anni questa infelice Sicilia se il colonnello Nello, chiamiamolo amorevolmente così, avesse mostrato lo stesso zelo e la stessa sollecitudine nel disbrigo degli affari correnti. Invece, prima del coronavirus, i tempi erano diversi. Pensate: non gli sono bastati tredici mesi per trovare il..

Ma è il presidente
o un nuovo Re Sole?

Era un presidente della Regione garbato e poco conosciuto, appeso a una maggioranza risicata, mutevole e indisciplinata. Ma da quando fronteggia il coronavirus, ovviamente per il bene di tutti noi, volteggia nei cieli alti della gloria manco fosse il Re Sole. Sembrava un uomo riservato e lo ritrovi sui palcoscenici del varietà, da Omnibus a Barbara D’Urso. Sembrava un uomo mite e ti accorgi invece che passa i giorni a predicare rigore, a segnare i confini, a dare la caccia agli untori. Sembrava un tipo tranquillo e scopri che ostenta una insana, pettoruta voglia di comando su esercito e polizia. Dove arriverà? Il suo orizzonte è Palazzo Chigi: la contestazione gli regala visibilità. Si ricorderà un giorno che qui c’è una Sicilia disperata che invoca aiuto e che non sopporta..

Ma senza coraggio
nessuno si salverà

Visto che va di moda Churchill, accodiamoci: ci aspettano giorni di lacrime e sangue. Già si avverte il tambureggiare disperato di intere categorie rimaste senza lavoro. Già si sente il grido straziante di migliaia e migliaia di poveri cristi che non riescono più a combinare il pranzo con la cena. Che aspetta il presidente Musumeci a convocare il suo gabinetto di guerra per approntare in tempi stretti un piano economico di emergenza? Per il contrasto al coronavirus basta Ruggero Razza, valente assessore alla Salute. Gli altri facciano subito un censimento dei soldi che è possibile mettere insieme dopo avere cancellato i carrozzoni, gli sprechi e le clientele che ammorbano il bilancio della Regione. Serve molto coraggio, è vero. Ma Musumeci e il suo bullo di fiducia non possono dire che..

Trump ha i riservisti,
Conte chiami i divanisti

Tra le mille crisi portate dal coronavirus c’è anche quella dell’agricoltura. Ci sono generi di prima necessità, sparsi per le campagne, che se non vengono raccolti in tempo finiranno per marcire. E’ un’emergenza nell’emergenza, per la quale servono subito duecentomila lavoratori occasionali. Che non si trovano. I clandestini che c’erano sono scomparsi: troppe paure, troppe persecuzioni, troppi rischi. E molti di quelli che per vivere accettavano comunque i lavori pesanti, hanno preferito trovare un rifugio nel reddito di cittadinanza, inventato da Grillo e Di Maio per finanziare la campagna elettorale dei Cinque stelle. Ma non c’è un uomo di governo a cui venga in mente di prendere gli abili al lavoro, pagati dallo Stato per poltrire sul divano, e affidarli come braccianti agli agricoltori? Trump richiama i riservisti, Conte potrebbe..

Gerenza

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