Giuseppe Sottile

L’aeroporto di Palermo
e il miracolo di Riggio

Se l’aeroporto di Palermo è diventato uno scalo internazionale, confortevole e bene attrezzato, si deve a un amministratore competente, professionalmente e moralmente ineccepibile. Si deve a Vito Riggio: un uomo che per storia, cultura e statura sfugge sia alla logica della lottizzazione che a quella, ancora più miserabile, della subordinazione al potere politico. Per la prima volta l’aeroporto di Punta Raisi chiude il bilancio con un utile netto di dodici milioni di euro e consegna alla Sicilia una struttura che la collega al resto del mondo con gli spazi e i confort che lo sviluppo turistico ormai pretende da un aeroporto moderno. Riggio ha raggiunto i suoi obiettivi perché ha amministrato in totale libertà. Senza condizionamenti. Una lezione per i pagnottisti e gli opachi avvocati d’affari che occupano, come mosche..

Gli imbrogli di Sicilia
e i tempi di Schifani

Non era una matassa ma un semplice filo di lana. Eppure Renato Schifani ha impiegato un anno per sbrogliarlo. Andrea Peria, un pupillo della sua scuderia, era stato nominato sovrintendente dell’Orchestra Sinfonica nel maggio del ‘23 con una procedura illegittima. La legge prevede che, al momento di assumere la carica, il titolare non può avere altri rapporti di lavoro. Peria, invece, affondava il cucchiaio in altri tre piatti di denaro pubblico. Chiunque si sarebbe accorto del pateracchio. Ma Schifani no. Ha preso tempo, ha silenziato la cosa e alla fine, messo con le spalle al muro dall’ufficio legale, ha deciso che il sovrintendente abusivo doveva sbaraccare. Se questi sono i tempi della Regione, quanti secoli serviranno per sbrogliare una matassa come SeeSicily, la scandalosa campagna del Turismo con la quale..

La Chinnici in affanno
Un bel guaio per Tajani

In giro non si vede molto. Non tiene comizi, non si sbraccia e non bussa di porta in porta per cercare voti. Caterina Chinnici preferisce starsene a casa e aspettare che le venga assegnato per la terza volta il seggio al parlamento europeo. Le fatiche più dure dovrà affrontarle Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia. Spetta a lui convincere i militanti che mal sopportano l’idea di premiare una transfuga dal Pd con una elezione super garantita e avere in cambio solo una veloce pennellata d’antimafia agli armadi del partito dove certamente ci sono storie e realtà imbarazzanti. Ci riuscirà? L’erede di Berlusconi ha puntato tutte le carte sulla figlia del giudice Rocco, ucciso nel 1983 dalla mafia. Solo che l’altro ieri, all’improvviso, è entrata in Forza Italia la variabile..

Entra in gioco Cuffaro
Ora rischia la Chinnici

Totò Cuffaro – il reprobo, il vasavasa irredento e ostracizzato da Caterina Chinnici – ce l’ha fatta. E’ riuscito a federarsi con “Noi moderati” – il partito che Antonio Tajani aveva già ammesso alla corte di Forza Italia – e dunque giocherà anche lui con la formazione azzurra. Non è entrato dalla porta ma dalla finestra. E tanto gli basta. Il nove giugno potrà dimostrare di che pasta è fatta la Dc; e saranno guai, soprattutto per Santa Caterina di Strasburgo, la professionista dell’antimafia che, in omaggio al cambio di casacca, ha preteso da Tajani il posto di capolista e la garanzia sul seggio. L’arrivo di Totò, con i suoi 150 mila voti, potrebbe scombussolare i piani. Nel gioco delle preferenze la Chinnici potrebbe anche piazzarsi al quarto posto, dopo..

Un bluff travestito
da zelo antimafia

Anche gli ex condannati per favoreggiamento alla mafia, quando vogliono, sanno essere eleganti. Anche i perseguitati dai professionisti dell’antimafia conoscono il galateo della politica. Totò Cuffaro, il leader della Dc ostracizzato da Caterina Chinnici, sputtanato da Carlo Calenda e trattato come un appestato anche dai tenorili cantori del garantismo – come Schifani – ha risposto con compostezza sia ai leader del centrodestra che lo hanno lasciato solo sia a un’anima bella, come Santa Caterina dei Misteri, che ha posto il veto non per affermare un principio di legalità ma per eliminare un concorrente. Se Forza Italia avesse accettato di imparentarsi con Cuffaro, quasi certamente il candidato della Dc – non programmato per le dimissioni come Falcone o Tamajo – sarebbe schizzato in alto e la Chinnici non avrebbe più avuto..

La sanità s’è fermata
alla tabellina pitagorica

Almeno ventimila medici, secondo il Corriere della Sera, sono in fuga dall’Italia. Si sentono mal pagati, poco valorizzati e spesso abbandonati a violenze di ogni genere: non solo alle aggressioni, sempre più frequenti nei pronto soccorso, ma anche alla pressione di 35 mila cause per risarcimento intentate ogni anno da pazienti vittime di un drammatico episodio di malasanità. Se poi si richiamano alla mente le facce desolate di Sicilia – Renato Schifani, di Giovanni Volo e Daniela Faraoni – allora è facile prevedere come la desertificazione negli ospedali e nei presidi delle Asp diventerà presto totalizzante. All’Asp di Palermo la Faraoni, pur avendo i soldi, si ostina a non pagare i convenzionati. Ma non lo fa per sadismo burocratico; semplicemente perché né lei né la sua assistente, Amalia Colajanni, sanno..

L’ultimo spettacolo
“A Renà, facce Tarzan”

Volevano dimostrare che Renato Schifani è un uomo di polso, intrepido e intransigente; un presidente che sa farsi valere; un governatore che sa strillare e sa anche strigliare. Ecco a cosa servivano le scimitarre agitate martedì scorso da Palazzo d’Orleans contro i burocrati “responsabili di un insopportabile ritardo” sul recupero di due miliardi di euro incagliati tra i residui passivi. Solo che i ritardi – si è saputo tre giorni dopo – non c’erano: le verifiche erano state concluse e i due miliardi erano già sbloccati. La strigliata dunque non era necessaria: bastava una telefonata alla ragioneria generale e la questione si poteva chiudere lì. Invece le volpi argentate dell’ufficio stampa hanno montato un allarme da nove colonne in prima pagina. Un bluff. Buono anche per una una sceneggiata napoletana..

I cerchi di Schifani
non si chiudono mai

La Sicilia è un luogo geometrico dove i cerchi si aprono ma non si chiudono. Pensate ai manager della sanità. Renato Schifani ha impiegato mesi e mesi prima di trovare la quadra sulla lottizzazione delle diciotto poltrone. Poi ha fatto il decreto di nomina, poi ha interpellato l’Ars e ha avuto pure il via libera, ma i nominati sono ancora sospesi tra il niente e il nulla: hanno la funzione di commissari ma non il potere dei direttori generali. La geometria di Schifani, del resto, non è quella euclidea, ma quella dell’eterna attesa. E viene applicata ad ogni vicenda. Prendete la storiaccia del pagnottista che da un anno vive illegittimamente l’incarico di sovrintendente dell’Orchestra Sinfonica. Uffici e avvocature sono arrivati con fatica alla conclusione che deve sbaraccare. Lui stesso ha..

Il “Dies irae” di Schifani
è solo una fanfaronata

Dies irae, dies illa. A giudicare dalla cronaca del Giornale di Sicilia sembra che Renato Schifani sia diventato all’improvviso un Torquemada pronto a giustiziare con la scimitarra i dirigenti che ancora bloccano i due miliardi da destinare – i bonifici dovevano già partire nel 2023 – alle aziende in difficoltà. Ma è un’illusione ottica. Il presidente della Regione veste i panni del monaco inquisitore solo quando ha da flagellare gli impiegati. Davanti ai balilla che sperperano decine di milioni diventa invece mansueto come un sacrestano. L’avete visto all’opera con gli imbrogli del Turismo. Il suo furore doveva scattare davanti allo scandalo di SeeSicily; doveva riecheggiare lì il grido dell’Apocalisse: “Le isole fuggirono e le montagne non si ritrovarono mai più”. Il “Dies irae” contro i fannulloni mostra solo la sua..

Gerenza

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