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Giuseppe Sottile

Il presidente
ritorna tra noi

Peccato che il magnate giapponese, dopo la grande festa che ha illuminato il Massimo e il Politeama, abbia deciso di lasciare Palermo e di raggiungere il Sol Levante. Peccato. Perché da oggi Renato Schifani uscirà dall’imbronciatura che per sette giorni lo ha tagliato fuori dal mondo e tornerà tra noi con le sue bizze e i suoi cattivi umori. Il mancato invito al faraonico compleanno di Mister Nakajima rimane una ferita difficile da rimarginare. Il presidente della Regione si è sentito tradito un po’ da tutti. Non solo dal sindaco Lagalla. Anche dai pagnottisti che lui ha insediato al vertice del Politeama e che non hanno saputo scombinare un evento dove lo spettacolo principale era, manco a dirlo, la sua assenza. Da oggi torna comunque al timone di Palazzo d’Orleans...

E’ in linea l’ambasciata
del Katonga: “Renado?”

Oggi su Livesicilia non c’è nemmeno un francobollino che racconti le sue imprese. Non c’è traccia di lui nemmeno tra le pagine del Giornale di Sicilia. Stranamente muta pure La Sicilia di Catania. Ma che succede a Renato Schifani? Da sei giorni il presidente della Regione non parla, non sussurra, non auspica, non rivendica, non tresca. Fonti confidenziali dicono che se ne sta a casa, chiuso in un angolo del ballatoio. Ingrugnito. La moglie lo invita a venir fuori e a sedersi a tavola ma lui non si scioglie: “Non ho fame”, ripete con voce affilata, malinconica e metallica. Il mancato invito del magnate giapponese lo ha segnato profondamente. In un’epoca dominata dai fuorionda e dagli scherzi telefonici può salvarlo solo una chiamata dell’ambasciatore del Katonga che lo invita come..

Il presidente tradito
dai suoi pagnottisti

C’è il pagnottista degli affari: gira per gli aeroporti e si presenta come “l’uomo di Schifani”: il bluff gli riesce, eccome. C’è poi il pagnottista della fuffa: non ha titoli e non ha incarichi ma per lasciare intendere che fa parte del giro che conta pubblica a giorni alterni su facebook la foto dell’ingresso principale di Palazzo d’Orleans: lui non ci lavora ma il trucco gli serve per acquistare credibilità. E c’è infine il pagnottista musicale: riceve dalla Regione non uno ma due stipendi ed è così servizievole che, se capita, accompagna alle cerimonie pure la moglie del presidente. Ma il destino è una canaglia. Nessuno dei tre ha avvertito il governatore dell’arrivo a Palermo del magnate giapponese. E nessuno gli ha procurato un invito alla faraonica festa di compleanno..

La pantofola ignorata
dal magnate giapponese

I miliardari sono fatti così. Credono che per celebrare, con sfarzi fiabeschi, un compleanno a Palermo basta prendere in affitto due alberghi a cinque stelle e i due teatri più prestigiosi della città. Non sanno, poveretti, che in Sicilia c’è un governatore un po’ narciso al quale, prima di ogni mossa, bisogna comunque baciare la pantofola. Altrimenti il medesimo governatore comincia a sollevare questioni di lana caprina persino sulla sicurezza degli ospiti e il compleanno rischia, malgré tout, di finire a carte quarantotto. Mister Nakajima, il magnate giapponese che ha noleggiato per una settimana il Massimo e il Politeama, ha compiuto questo tragico errore. Ha programmato di incontrare a Villa Niscemi il sindaco Roberto Lagalla e ha dimenticato di fare una capatina a Palazzo d’Orleans dove vive e regna la..

Il gran Turismo
dei due gerarchi

Sapete perché Renato Schifani ha raddoppiato la dotazione finanziaria del Turismo? Con la genuflessione di Brucoli, avvenuta davanti allo stato maggiore di Fratelli d’Italia, il presidente della Regione ha preso atto che l’assessorato è governato da due gerarchi; e si è dunque comportato di conseguenza. In alto ci sta il gerarca superiore: anche se acquartierato a Roma, è lui che muove i fili degli spettacoli e dei tanti milioni destinati alla comunicazione, un termine dietro il quale si nascondono le nefandezze che hanno spinto già la Guardia di Finanza a sequestrare le carte più opache e di consegnarle in procura. Più in basso, nelle stanze di via Notarbartolo, c’è un gerarca minore. Che ha pure la facoltà di dare qualche spicciolo a una sagra o a una fiera di paese,..

Diciotto satrapi
a lunga scadenza

Dovevano andare a casa a fine a ottobre, ma resteranno ai loro posti di combattimento fino al gennaio del 2024. Sono i manager della sanità. Manager “a lunga scadenza”, come il tonno in scatola. Palazzo d’Orleans non riesce a trovare un accordo sui nomi che dovrebbero sostituirli. E il motivo è semplice. Alla Regione sono tornati i veti incrociati: Fratelli d’Italia contro Schifani, Lombardo contro Cuffaro. La maggioranza non c’è più. C’è una guerra tra bande, ciascuna delle quali pensa solo a ottenere un vantaggio in vista delle prossime elezioni europee. Della sanità, intesa come servizio ai cittadini, non frega niente a nessuno. Succede così che negli ospedali e nelle Asp sopravvivono diciotto satrapi che non programmano e non decidono. Ognuno di loro passa il tempo a traccheggiare con la..

Quel giochino greve
su Beatrice Venezi

Beatrice Venezi è un’eccellente direttrice d’orchestra: fresca, giovane, geniale. Ma da quando è entrata nell’olimpo politico di Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura, è diventata una sorta di Madame Passepartout. Nel vasto mondo della musica politicante – quella finanziata dalla Regione – succede anche che i pagnottisti diventino sovrintendenti. Ma prima di incassare lo stipendio, i miracolati devono iscriversi a Fratelli d’Italia. O, meglio, alla corrente turistica dei patrioti. Che in Sicilia è quella che mette mano al portafoglio. Beatrice Venezi dà modo agli improvvisati musicologi di superare l’iscrizione senza bisogno di presentare un attestato di fede cieca e assoluta nella destra sovranista. Basta scritturare lei, la Divina. Ed è come avere in tasca una tessera del partito firmata dalla Meloni e controfirmata da Messina, il Balilla del Turismo.

Il ritorno di affaristi
e avvocati d’affari

Lo so, la fissazione è peggio della malattia. Ma da Palazzo d’Orleans comincia a fuoriuscire un brutto odore di fritto, di benevolenze pelose, di complicità sottintese, di pastette cucinate tra amici e compari. L’inchiesta di Mario Barresi sul grande affare degli aeroporti di Palermo e Catania – apparsa ieri su La Sicilia – alza il velo su trame che credevamo scomparse. Sono tornati a galla, dopo un breve periodo di immersione, affaristi e avvocati d’affari, avventurieri e capitani di ventura. Ma chi vigila? Nessuno. Le opposizioni, con la Finanziaria alle porte, vivono in attesa di nuovi possibili inciuci, la Commissione Antimafia non ha poteri d’inchiesta, la Corte dei Conti giudica a consuntivo. Non resta che il “Diario 1845” di Kierkegaard: “La nave è in mano al cuoco di bordo e..

Un circo musicale
che non diverte più

Abbiamo le pezze al culo ma la Sicilia è diventato il palcoscenico di un perenne spettacolo, opaco e politicante. C’è gente in questa terra che fa davvero fatica a sopravvivere ma la Regione, dove detta legge la corrente turistica di Fratelli d’Italia, ci travolge con festival e concerti, con la musica classica e la musica jazz. E se non bastano i teatri di Palermo, Catania e Messina accende le luci del Teatro antico di Taormina o del Politeama, dove opera un’orchestra di sottogoverno. Si dirà: ma è la cultura, bellezza! E’ vero. Però la musica, qui, è diventata merce di scambio clientelare: un fedelissimo di Schifani diventa sovrintendente; poi lui, il miracolato, distribuisce un bel po’ di soldi ai giornali per la pubblicità e i giornali lo presentano come il..

Le feste di Sicilia
non finiscono mai

Non c’è verso: né i sequestri della Guardia di Finanza né le inchieste delle procure frenano gli sprechi della corrente turistica di Fratelli d’Italia. Ogni mese, con la banalissima scusa di offrire al mondo il brand Sicilia, i discepoli dell’ex assessore Manlio Messina, detto il Balilla, bruciano milioni di euro in festival, rassegne, convegni. E soprattutto in “comunicazione” che è la voce, occulta e maleodorante, con la quale amministrano le peggiori clientele. Per il Bellini Context hanno versato novecentomila euro nelle tasche di Vincenzo Montanelli, il principe dei comunicatori. Oggi si sono inventati un’altra allegra manifestazione da dedicare al cinema. Hanno stanziato mezzo milione di euro. Non sanno nemmeno dove la rassegna si terrà. Ma intanto mobilitano organizzatori e venerati maestri della fuffa. Le feste malsane di Sicilia cominciano sempre..

Gerenza

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