Sezioni Tematiche

Giuseppe Sottile

Doppi stipendi
per i “beati loro”

Per carità, anche quella è cronaca; e Dio solo sa quanto bisogno di conoscenza ci sia in questa terra di clientele e pagnottisti. Però non fermiamoci agli spiccioli per i caffè di Schifani. Palazzo d’Orleans brucia centinaia di migliaia di euro ma lo spreco non sta nelle teste di moro che il presidente regala agli ospiti illustri. Sta nel fiume di denaro che la Regione spende per il cerchio magico del governatore. Prendete il Consigliere della Porta Accanto: oltre ai sessanta mila euro per la consulenza sui fondi europei avrà anche diritto a un compenso come presidente del Cts. Oppure prendete il Menestrello di Corte: oltre allo stipendio del Corecom, l’ente più inutile che ci sia, gli tocca pure una indennità come sovrintendente della Orchestra sinfonica siciliana. Sono i “beati..

La sanità siciliana
dal teatrino alla lotteria

I convenzionati della sanità siciliana si riuniscono oggi all’Hotel Astoria di Palermo. Tornano a battere i pugni. Vogliono sapere se avranno accesso ai fondi stanziati per le liste d’attesa o se le somme assegnate alla Regione dal governo nazionale finiranno – more solito, scusate il latino –alle cliniche private la cui lobby, lo sanno pure le pietre, ha robusti agganci dentro Palazzo d’Orleans. Ambulatori e laboratori pretendono risposte. Ma i possibili interlocutori sono tutti chiusi nei sotterranei del potere a discutere, dibattere, ribadire, auspicare e scannarsi sulle nomine dei manager di Asp e ospedali. A cominciare del presidente della Regione, Renato Schifani, costretto ogni giorno a smentire quello che aveva dichiarato il giorno prima. Era un teatrino – “Certa stampa, signora mia” – e siamo già arrivati alla lotteria. Chi..

La sanità siciliana?
Da turarsi il naso…

Sappiamo bene che la metafora è dura, ruvida, persino rasposa. Ma noi di Buttanissima - “Certa stampa, signora mia…” – non abbiamo più aggettivi per descrivere il ributtante sfascio della sanità siciliana. Non ci resta dunque che paragonarla alla Rap di Palermo, l’azienda municipalizzata che costa ogni anno 120 milioni di euro ma non riesce mai ad assicurare una decente pulizia della città. Come la sanità di Schifani. Che costa miliardi ma lascia i pazienti accatastati davanti all’Ortopedia di Villa Sofia o nei corridoi dei pronto soccorso, manco fossero cumuli di immondizia. Del resto, c’era da aspettarselo. Il presidente della Regione - che è un politico politicante - ha insediato un assessore inesistente per controllare di persona il grande feudo e trasformarlo in una potente macchina clientelare. I risultati si..

Il coraggio di Schifani
e il monito di Cechov

Renato Schifani poteva dire: “Signori, scusateci: abbiamo ancora da definire alcuni dettagli”. Sarebbe stato un gesto di lealtà che i partiti della maggioranza, convocati a Palazzo d’Orleans per le nomine della sanità, avrebbero certamente compreso. Invece no. Il presidente della Regione – il cui coraggio di fronte alle difficoltà puntualmente traballa – non ci ha voluto mettere la faccia e ha incaricato Marcello Caruso, il suo fedele scudiero, di montare un siparietto e accendere un pretesto per rinviare ogni decisione. Caruso ha obbedito. Travestito da leader di Forza Italia si è piazzato all’ingresso e ha vietato l’accesso a Marianna Caronia, capogruppo della Lega all’Ars, dicendo che il vertice era solo per i segretari di partito. La lite è esplosa e il confronto sulle nomine è saltato. Ricordate Cechov? “Calate il..

Questioni di sanità
tra teatrino e realtà

Benvenuti al tavolo delle tre carte apparecchiato dal presidente della Regione, Renato Schifani, per decidere l’unica cosa che gli sta a cuore della sanità siciliana: le nomine. Primo quiz: al vertice della Asp bisognerà nominare dei commissari che poi diventeranno manager o dei manager da trasformare in commissari? E dov’è nascosto il tesoro: sotto la carta degli “idonei” o dei “maggiormente idonei”? E che ne sarà della proposta di risolvere tutte le ambizioni e le liti dei partiti con un sorteggio, proposta avanzata da Totò Cuffaro, regista occulto di ciò che si cucina a Palazzo d’Orleans? In attesa che gli invitati al banchetto risolvano i quiz, non potrebbe Schifani spiegare per quale mistero l’Asp di Palermo non paga da maggio le strutture convenzionate? Ci provi, governatore. Provi per una volta..

Volevano essere
Pasqualino Monti

Erano tutti lì, venerdì sera, a far finta di essere bravi ed efficienti come Paqualino Monti, il presidente dell’Autorità portuale che in cinque anni ha costruito il Molo Trapezoidale di Palermo: un’isola di bellezza dentro una città perduta, abbandonata, sfregiata. C’era Matteo Salvini, il vicepremier che agita la grande opera del Ponte sullo Stretto e dimentica che la Sicilia ha urgenza soprattutto di infrastrutture ordinarie come le strade o i collegamenti con le isole minori. C’era il sindaco Roberto Lagalla, che non riesce a fronteggiare nessuna emergenza: né quella del traffico né quella, ancora più sconcia e maleodorante della spazzatura. E c’era pure il presidente della Regione, Renato Schifani, l’uomo delle feste malinconiche a Palazzo d’Orleans, intrappolato da dieci mesi nelle sue trame di politico politicante. Sì, volevano essere tutti..

Regione, benvenuti
alla festa del narciso

Ieri la Regione ha dato due feste. La più istituzionale si è tenuta nei giardini di Palazzo Reale: l’ha voluta il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, per rendere omaggio alle personalità che partecipano a un convegno nazionale sulla giustizia contabile; convegno organizzato dal presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, e che oggi vedrà l’intervento conclusivo del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Al ricevimento di Galvagno mancava però il presidente della Regione, Renato Schifani, il quale ha pensato bene di organizzare, in contemporanea, una “contro festa” nei giardini di Palazzo d’Orleans per inaugurare un premio intestato a Giuseppe Alessi, padre dell’Autonomia siciliana. Il governatore, si sa, è un narciso; e difficilmente avrebbe sopportato, in un’occasione così prestigiosa, di essere un semplice ospite in casa d'altri. A ciascuno la sua festa.

L’orizzonte del governo
è la bottega di Cuffaro

Doveva essere un servizio pubblico a disposizione dei cittadini, dei pazienti, delle fasce più deboli. Doveva garantire a tutti, indistintamente, il fondamentale diritto alla salute. E’ diventato invece un sordido terreno di gioco a disposizione del potere politico. Povera sanità siciliana. L’hanno trasformata in una palude che brucia ogni anno nove miliardi di euro. Mancano medici e infermieri. Per sistemare le pareti di un pronto soccorso o ampliare il reparto di un ospedale ci vogliono anni. Servirebbe un governo agile, efficiente, con un progetto di ampio respiro. Invece c’è un governicchio – quello presieduto da Renato Schifani – che amministra solo le sue ambizioni e le sue clientele, che si lacera e si dispera non per le scandalose liste di attesa ma per le nomine dei direttori delle Asp, che..

Lombardo si tira fuori
lo rimpiazza Genovese

Raffaele Lombardo si è tirato fuori: la Confraternita dei Mascariati – sulfurea definizione del Foglio – gli stava stretta. Non gli apparteneva. Proverà a giocarsi la partita delle “europee” con la Lega di Salvini. Intanto ha lasciato con le spalle nude i due ex alleati, Renato Schifani e Totò Cuffaro. Ai quali non resta che cercare altrove i voti necessari per evitare una debacle all’appuntamento elettorale del giugno 2024. Il leader della Dc ha già pescato tre nuovi proseliti ad Agrigento, mentre il governatore sta contrattando il rientro in Forza Italia di Luigi Genovese, trombato alle ultime regionali e in disamore con Lombardo che lo aveva ospitato nelle liste del Mpa. Il giovane Luigi, ricordiamolo, è figlio di quel Francantonio Genovese che fu costretto a chiudere la carriera politica per..

Schifani, Chinnici
e la politica dei silenzi

Non siamo moralisti né moralizzatori ma ogni tanto, di fronte al degrado della politica siciliana, ci piacerebbe sentire una voce onesta proveniente dalla società civile. Ma quella voce non c’è. O, se c’è, preferisce tacere. Abbiamo tante volte invocato una parola di verità e giustizia da parte di Caterina Chinnici, la figlia prediletta dell’antimafia, passata recentemente dal Pd alla grande casa di Forza Italia; e abbiamo fatto appello al suo rigore, alla sua storia, ai suoi valori. Ma niente. Abbiamo illustrato per lei, e per la sua sensibilità, i dettagli dei tanti scandali che si sono accumulati in questi mesi alla Regione: dal grande bluff di SeeSicily agli sporchi affari di Cannes, fino agli azzardi del Bellini Context. Ma non c’è stato verso. Tace il governatore Schifani e tace, di..

Gerenza

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