Giuseppe Sottile

Chi c’è nella stanza
della porta accanto

Il fantasma dell’Opera, protagonista del romanzo di Gaston Leroux, viveva nei sotterranei del grande teatro parigino. Il fantasma di Palazzo d’Orleans vive invece nella stanza che fu di Giuseppe Lumia, il senatore della porta accanto, chiamato così perché da quella postazione controllava i dossier più delicati di Rosario Crocetta, il governatore venuto da Gela. Dove c’era Lumia ora c’è il fantasma del Bullo, il sulfureo personaggio che fu consigliere funesto di Nello Musumeci e che ora ispira le parole e le opere di Renato Schifani. Il presidente della Regione, alla luce dei guai che il Bullo ha combinato – prima da consulente di due avventurieri come Ezio Bigotti e Stefano Ricucci, poi da eminenza grigia della politica più spregiudicata – avrebbe dovuto tenerlo lontano o, quantomeno, chiamare l’esorcista. Invece l’ha..

Da Crocetta a Schifani
Il destino degli scandali

Ricordate Rosario Crocetta, il governatore portato a Palazzo d’Orleans dall’antimafia di Giuseppe Lumia e Antonello Montante? Quando avvertiva odore di scandalo si affacciava nei corridoi e strillava: “Non ditemi nulla, mando le carte in procura”. Poi scoprì che la stanza degli affari era quella accanto alla sua e lo spirito legalitario cominciò a vacillare. Renato Schifani, nuovo presidente della Regione, ha tra le mani gli scandali del precedente governo e quello, fresco di giornata, intestato a Francesco Scarpinato, l’assessore al Turismo che il 30 dicembre ha deciso di stanziare 3,7 milioni di euro per una nuova passerella a Cannes e di lucidare con un’altra barca di soldi i bilanci di una società fantasma molto cara al suo predecessore e con sede in un paradiso fiscale. Lo scandalo si tocca con..

Sotto un velo
di rose e fiori

Un governo unito e compatto? Macché. Con un editoriale pubblicato sul Giornale di Sicilia, Marco Romano ha messo in fila i contrasti, le diffidenze e i veleni che ammorbano la giunta regionale presieduta da Renato Schifani. Ci sono assessori che non sanno quello che fanno; e ci sono assessori che se ne stanno nel limbo dell’evanescenza con lo smarrimento dei bambinetti al primo giorno di scuola. Poi c’è Schifani, il governatore – con il suo carattere ombroso, sospettoso, permaloso – che pretende di controllare tutto e tutti, che richiama i disobbedienti all’ordine, che bacchetta e rattoppa, che vede ovunque trame e complotti orditi da Gianfranco Miccichè, il suo comodo nemico. In questi primi mesi un’accidiosa intesa tra pagnottisti e velinari ha steso su Palazzo d’Orleans un velo di rose e..

Quei brodini
indigeribili

Vorrei tanto essere come il mio amico e collega, si fa per dire, che ogni mattina riesce a scrivere un brodino sul futuro luminoso del presidente Renato Schifani e di tutta la sua meravigliosa squadra di governo. Vorrei avere la sua invincibile vocazione a pestare sempre la stessa acqua nel mortaio, a tranquillizzare i lettori col venticello caldo dell’adulazione, a macinare le parole della politica con la disinvoltura e il bianco candore di un sonnambulo. Ma non ci riesco. Perché in questa Regione basta alzare una pietra e ci ritrovi sotto i vermi. Alzi il sipario dell’Orchestra sinfonica e ci ritrovi il marcio di una gestione commissariale che ha portato la Fondazione a sbattere. Smuovi il pietrone della Sanità e ti tornano in mente le parole del profeta Isaia: “Dopo..

Un anno con voi
contro le arroganze

Ci odiano i velinari e i pagnottisti: non sopportano che esista un giornaluzzo, come il nostro, che ogni giorno cerca di capire, con scrupolo e una buona dose di ironia, cosa c’è da leggere nel vuoto degli illeggibili comunicati stampa. Ci minaccia, va da sé, il Bullo e ci perseguita a suo modo pure il Presidente della Regione, spesso abbagliato dalle testoline impomatate degli impostori che gli ronzano attorno, travestiti da amici e consiglieri. Ci odiano i balilla, come il Cavaliere del Suca, e anche le faccette nere che hanno trasformato gli assessorati in centri per lo svago e che, nonostante il cambio di guardia, continuano a far festa. Ma noi, malgré tout, siamo contenti e orgogliosi. Accogliamo il nuovo anno con serenità perché abbiamo fatto il nostro dovere. E..

I tre mesi diversi
di Giorgia e Renato

Giorgia Meloni ha impiegato i primi tre mesi del suo mandato per dotare lo Stato di un bilancio, per accreditarsi in Europa, per aiutare l’Ucraina nella guerra contro l’invasore, per ridurre il Pd al lumicino, per smontare il gioco dei Cinque stelle sul reddito di cittadinanza, per diventare un premier di buon senso, autorevole, affidabile. Si possono non condividere le sue idee ma bisogna anche prendere atto che chi paventava un rigurgito fascista ha solo urlato alla luna. I primi tre mesi della classe politica venuta fuori in Sicilia dalle elezioni di settembre sono stati utilizzati invece per montare un teatrino di risse, di veleni, di maldicenze. E per coprire le responsabilità di Gaetano Armao, l’assessore di Musumeci che ha combinato tali e tanti disastri da impedire alla Regione di..

Gerenza

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