Giuseppe Sottile

C’è tanta aria da pulire
Che farà l’Antimafia?

Che ne facciamo di questa tormentata commissione antimafia? La eleviamo al ruolo di un tribunale parallelo dove processare, per il divertimento della politica, gli stessi gaglioffi già inquisiti dalla magistratura ordinaria? Oppure la trasformiamo in uno strumento utile per focalizzare le collusioni e le corruzioni, le lentezze e le nefandezze che affliggono la vita quotidiana della Regione degli assessorati, delle partecipate, delle aziende sanitarie? L’unica cosa che, in questi primi mesi di legislatura, si è appalesata con disarmante chiarezza è la necessità di ripulire l’aria attorno alla giunta di governo presieduta da Renato Schifani. La paralizzano troppi scandali, troppe opacità, troppi misteri. La ammorbano gli effetti nefasti di un passato sul quale nessuno ha avuto ancora il coraggio di mettere le mani. Ci riuscirà l’Antimafia di Antonello Cracolici?

Il Mysterium
dei due scandali

Neppure quel sant’uomo di Paolo di Tarso, che pure è riuscito a sviscerare in lungo e in largo il Mysterium iniquitatis, riuscirebbe a spiegare come mai nei palazzi della politica monta a vista d’occhio lo scandalo di Cannes mentre cala il silenzio sull’altro brutto affare, molto più corposo, che è l’appalto di mezzo miliardo per la riscossione dei tributi nei comuni: una gara truccata. Il presidente dell’Antimafia, Antonello Cracolici, ha alzato la pietra e sotto sono apparsi i vermi. Talmente aggressivi e famelici da spingere l’assessore Marco Falcone, a sospendere le procedure e a lasciare i comuni in braghe di tela. Ma dopo l’imbarazzo del primo giorno né il governo né le opposizioni hanno buttato un occhio nel verminaio per individuare colpe e complicità di un atto così avventato e..

C’era un Tarabas
a Palazzo d’Orleans

Sulle date l’ex assessore Manlio Messina, detto il Balilla, può anche avere ragione. La delibera che dava il via libera al lussemburghese Patrick Nassogne di apparecchiare a Cannes un’altra passerella da 3,7 milioni fu preparata dagli uffici quando l’assessore di Musumeci era già andato via e il successore non si era insediato. Fu predisposta cioè nello spazio di tempo in cui il Turismo era retto ad interim da Renato Schifani: il neo presidente ritardava a formare la giunta e quindi tutte le deleghe facevano capo a lui. Onere e onori. Ma c’è un ma. Il governatore ha saputo dello scandalo leggendo i giornali. Ed è caduto ancora una volta dal pero. I burocrati non lo avevano informato. Lui, da Palazzo d’Orleans, credeva di controllare ogni carta e di essere il..

Ma nessuno si fa
un selfie ai Rotoli

Il sindaco Roberto Lagalla saltella da una cerimonia all’altra: fa cose, vede gente, stringe mani. Carolina Varchi, la sua vice, fa la spola tra Palermo e Roma, tra Palazzo delle Aquile e la Camera dei Deputati: vede la Meloni e si fa un selfie, incontra Crosetto e scatta un altro selfie: la vita è bella perché è varia. Maurizio Carta, l’uomo forte della giunta, racconta ogni giorno su Facebook quanto è bravo e atletico: si mostra in tuta da ginnastica, macina decine di chilometri. E Palermo? Beh, sono al governo da quasi sei mesi, hanno fatto un po’ d’ordine sui conti e dicono di avere salvato il Comune dal baratro in cui l’aveva trascinato Leoluca Orlando. Ma non si vede in città un solo segnale di cambiamento. Le bare dei..

Schifani nella morsa
di due scandali

Riuscirà il presidente della Regione a sbrogliare la matassa degli scandali che rischia di soffocare la sua azione di governo? Renato Schifani è stretto in una morsa. Sulla kermesse di Cannes e il fiume di denaro finito in Lussemburgo ha pochi margini di manovra. L’assessore al Turismo, Francesco Scarpinato, ha fatto da spiccia faccende. Il protagonista dell’affaire è il predecessore, quel Manlio Messina che vanta la copertura dello stato maggiore di Fratelli d’Italia, partito al quale Schifani deve la sua elezione e la sua sopravvivenza. Non solo. A complicare le cose è arrivato l’altro scandalo, quello sulla riscossione, targato Gaetano Armao, l’ex del Bilancio che di Schifani è fraternissimo amico e ascoltatissimo suggeritore. Potrà mai il presidente adottare il pugno di ferro su Cannes e all’un tempo sorvolare sul mega-appalto..

Non ha ubbidito
al Bullo: chapeau

Non l’ho mai visto, nemmeno in una foto. Perché lui non ha mai amato il palcoscenico né, meno che meno, il teatrino della politica. Per cinque anni ha lavorato all’Irfis. Si chiama Giacomo Gargano. E’ stato nominato presidente dell’istituto di credito da Nello Musumeci. Di sicuro avrà seguito fedelmente le indicazioni del governo e avrà avuto modo di mostrare al governatore la sua personale gratitudine. Ma sono certo che non ha mai diviso il mondo in buoni e cattivi, in amici e nemici. Ha agito con rigore e professionalità. E ne ha dato prova anche quando il Bullo spingeva per dividere in figli e figliastri le testate che chiedevano di accedere ai contributi per l’editoria: da un lato i velinari e dall’altro lato i giornalisti liberi, alcuni dei quali colpevoli..

Gerenza

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