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Giuseppe Sottile

FdI, tutto il potere
a un gerarca minore

Con una arroganza che calpesta il buon senso, il buon gusto e il senso della misura, il Balilla ha indossato l’orbace del gerarca e si è proclamato capo indiscusso dei patrioti di Sicilia. Dopo avere avocato a sé tutti i poteri si è affacciato, procace e ardimentoso, al balconcino dell’agenzia Italpress ed ha diramato gli ordini non solo ai suoi compagni di partito, come Salvo Pogliese, degradato al ruolo di caporale di giornata, ma anche agli alleati di centrodestra, da Renato Schifani a Matteo Salvini, ritenuti ormai dei collaborazionisti e nulla più. “Il sindaco di Catania spetta a noi e noi ce lo prenderemo. Nessuno si azzardi ad avanzare altre candidature”, ha intimato col tono trombonesco e pettoruto del federale. Poi ha annunciato che il nome del prescelto sarà fatto..

Ma l’Asp di Palermo
per capriccio non paga

Volete farvi una idea su come funziona la sanità in Sicilia? Addentratevi nei meandri dell’Asp di Palermo, un’azienda sanitaria che è ormai diventata il simbolo dell’inefficienza operativa, del gattopardismo dirigenziale, del doppiogiochismo burocratico. Dal giugno dell’anno scorso sul tavolo del commissario, Daniela Faraoni, c’è un decreto dell’assessore che dispone il pagamento, alle strutture convenzionate, delle prestazioni erogate in extra budget nel 2021, l’anno funesto dell’emergenza Covid. Ma la dottoressa Faraoni non si decide a scucire i soldi. Prima diceva che l’Asp non aveva il personale necessario per definire i conteggi. Trovato il personale e fatti i conteggi ha sostenuto che bisognava aspettare la firma dei contratti. Firmati i contratti, continua lo stesso a non pagare. Un capriccio o un gratuito esercizio di sadismo burocratico? Scegliete voi.

Addio vecchi giornali
Il mondo è delle agenzie

Il pretesto è stato il cinquantesimo compleanno della moglie Delia. In realtà, ieri sera a Villa Igea, oltre cento invitati hanno incoronato Gaspare Borsellino, patron dell’agenzia Italpress, una eccellenza siciliana nel difficile mondo dell’informazione. Lo ricordo ragazzino nei corridoi del Giornale di Sicilia. Oggi è un manager dalle straordinarie capacità imprenditoriali, al quale ieri sera hanno reso omaggio quasi tutti i potenti di questa terra: dal presidente della Regione, Schifani, al sindaco di Palermo, Lagalla; dai più alti magistrati ai più influenti avvocati d’affari, ai più avveduti padroni della sanità privata. Muore la carta stampata e i giornali boccheggiano. In compenso si affermano le agenzie con le loro notizie, con i loro sondaggi, con i loro servizi resi sempre con puntualità politica ed eleganza istituzionale. E’ il nuovo mondo, bellezza!

La fuffa di Schifani,
i drammi della Sicilia

Ma come può andare avanti un governo se l’unico problema del presidente è quello di rilasciare una dichiarazione al giorno sul caro voli? Che le compagnie aeree sono brutte e cattive lo sanno pure i bambini; che il prezzo dei biglietti, soprattutto nei giorni che precedono le feste, schizza in maniera incivile lo sanno pure le pietre; che il presidente Schifani ha presentato un rovente esposto all’antitrust lo sappiamo tutti e tutti abbiamo applaudito. Ora però finiamola con la fuffa. Ci sono problemi ben più gravi che Schifani non può ignorare. Primo fra tutti: la sanità che affonda. Il 31 marzo torneranno in piazza i tremila degli ambulatori convenzionati e dei laboratori d’analisi. Sono stati turlupinati per un mese dalla Volo e ora minacciano un’altra serrata. E’ in gioco il..

Non era l’Apocalisse
ma un gioco del Balilla

Il dopo Cannes non sarà un pranzo di gala. Dalle carte sequestrate dalla procura di Palermo all’assessorato del Turismo cominciano a venire fuori sorprese imprevedibili. Prende una nuova piega la storia della trombettista che cercava contributi per un concerto e fu messa alla gogna come una malvivente che offriva tangenti a destra e a manca. La denuncia della ragazza era servita al Balilla per travestirsi da incorruttibile uomo di legge e ordine. Con la complicità di una stampa finanziata a piene mani dall’assessorato, il trucco sembrò riuscito. Ma la procura non ha abboccato e sta per rivedere ruoli e responsabilità di ogni personaggio che ha partecipato al massacro della musicista. Chissà come ci resterà male il direttore del giornale che, per fiancheggiare il Balilla, lanciò la bufala coi toni dell’Apocalisse...

Poi parla Schifani
ed è subito ilarità

Avrebbe potuto scegliere per la Sanità – che è il terreno più complicato e insidioso del governo regionale – un assessore giovane, scattante, preparato. Invece ha ripiegato su una pensionata, Giovanna Volo: una brava signora, non c’è che dire, ma del tutto inadeguata a ricoprire il ruolo che le è stato assegnato. Ha ripetuto lo stesso schema per l’Irfis. Avrebbe potuto scegliere, per la presidenza, un manager brillante invece ha nominato un anziano signore di 85 anni, talmente sveglio che ha impapocchiato le carte e si è dovuto dimettere in fretta e furia per non andare incontro a conseguenze ben più gravi. Ma ieri Renato Schifani, partecipando a un confronto organizzato da “La Sicilia”, ha sostenuto che il guaio più grande di questa Regione è la mala burocrazia. E così..

Il futuro del Bullo
in due versi di Isaia

Confesso di non avere mai letto Nostradamus e di non avere in casa una sfera di cristallo. Grazie alla “quota di ignoranza sostenibile” garantita dall’Ordine dei giornalisti, ho tralasciato gli studi su Giona ed Ezechiele, però ricordo a memoria i due versi dedicati da Isaia alla sua Gerusalemme: “E’ durato un momento il mio abbandono, con tanta tenerezza ti riprendo”. Questo per dirvi che, pur non avendo familiarità con le profezie, una certezza sul futuro ce l’ho. Eccola: dategli giusto il tempo di sistemare in Cassazione una sentenza che lo costringe a pagare seicentomila euro di tasse non pagate e assisterete al rientro del Bullo in Forza Italia. Finora Schifani lo ha consultato con lo stesso imbarazzo degli amanti che si incontrano di nascosto. Ma ora che il tiranno Miccichè..

La verità del fatto
e la verità sulle colpe

Questa è la verità dei fatti: Renato Schifani ha vinto e Gianfranco Miccichè ha perso. Con le elezioni di settembre i rapporti di forza dentro il partito di Berlusconi si sono ribaltati: Schifani, già pensionato dalla politica, è risorto; mentre Miccichè – che con la guerra contro Fratelli d’Italia aveva già organizzato come meglio non poteva il suo suicidio politico – è stato costretto a chiudere la sua lunga stagione di splendori e strapotere: lo ha travolto l’inarrestabile treno dei risentimenti e dei rancori accumulati in quasi trent’anni da uomini e ominicchi che lui aveva reclutato e poi emarginato. Ieri è stato il giorno apofantico dell’ascensione e della perdizione, per dirla con Gesualdo Bufalino. Ma non ci sono né Giuda né Bruto, né traditori né congiurati, né colpe né peccati...

Personaggi e complici
di uno sporco affare

Il Balilla ha trovato rifugio alla Camera dei Deputati. Nella malaugurata ipotesi che lo sporco affare di Cannes dovesse avere conseguenze penali – le carte sono già nelle mani della Procura di Palermo – potrà sempre tentare, con l’immunità parlamentare, di allungare il brodo dell’inchiesta. Ma il noto Balilla non ha fatto tutto da solo. E’ stato ispirato e fiancheggiato da un suo fraternissimo amico: quel Nicola Tarantino che, malgré tout, continua a dominare la commissione incaricata di spartire tanti milioni tra i produttori di cinema che scelgono la Sicilia come sfondo per i film. Visto che non si dimette serve qualcuno che, per decenza istituzionale, lo accompagni alla porta. E poi c’è Renato Schifani, il donabbondio della politica, che senza rossore tiene all’interno della giunta gli assessori imposti, con..

Gerenza

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