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Giuseppe Sottile

Antimafia, le cose
che Cracolici sa già

Antonello Cracolici è un uomo saggio e un politico di grande esperienza. Sa bene che, da presidente della Commissione regionale Antimafia, non avrà né la spada di fuoco né gli strumenti necessari per tagliare i tentacoli che boss e picciotti allungano sulla pubblica amministrazione: a questo penseranno i magistrati, gli investigatori, i tribunali. Ma la Commissione potrà darsi un traguardo ambizioso: spezzare la crosta di omertà che consente agli avventurieri della politica di occultare le loro scempiaggini, i loro azzardi, le loro verminose complicità con il malaffare. Il governo Musumeci, per esempio, ha creduto di assicurare per cinque anni copertura a propri bulli. E lo ha fatto anche quando sarebbe stato più utile convocare una conferenza stampa per chiarire i misteri più opachi e più limacciosi. La Sicilia ha fame..

Razza ha inaugurato
i video della verità

Un video vibrante, intenso, palpitante. Lo ha diffuso Ruggero Razza, per cinque anni imperatore della Sanità, allo scopo di rivendicare la correttezza con la quale ha nominato, nella sua stagione di potere, i direttori delle Asp e delle aziende ospedaliere siciliane. Altro che lottizzazione selvaggia, come hanno voluto far credere Marco Falcone e Gianfranco Miccichè durante la rissa sul palcoscenico catanese della Festa Tricolore. I candidati di Razza sono passati tutti dal vaglio, severo e implacabile, di una commissione. Visto che si è aperta la stagione della trasparenza, c’è da star certi che da qui a poco un secondo video spiegherà ai siciliani in virtù di quale merito e competenza il neo presidente Schifani è stato costretto nottetempo a defenestrare Giusy Savarino e a chiamare in giunta Elena Pagana, moglie..

Se la voragine
non è un buco

Il presidente Renato Schifani, con uno slancio di misericordia verso Nello Musumeci e Gaetano Armao, sostiene che la voragine di 866 milioni denunciata dalla Corte dei Conti non è un buco di bilancio ma un qui pro quo: un contrasto tra poteri dello Stato che prima poi si chiarirà. Sarà. Ma i giudici contabili hanno rilevato anche una lunga sfilza di irregolarità per oltre 400 milioni: soldi che non si potevano spendere, azzardi, malefatte di ogni genere. Un altro disastro. Di fronte al quale l’assessore all’Economia, Marco Falcone, ha coniato una parola indecente: ha detto che l’incidenza delle contestazioni sull’ordinaria amministrazione della Regione non sarà “impattante”. Un modo come un altro per estendere l’omertà di casta a tutti i bravi ragazzi della confraternita: da Ruggero Razza, ex reuccio della Sanità,..

I predatori protetti
dai compagni di banco

A che serve questa Regione? A niente. Per cinque anni di fila, quelli che predicavano l’onestà-tà-tà l’hanno saccheggiata, devastata, dissanguata: non resta che una carcassa abbandonata in mezzo a un deserto, a disposizione degli ultimi avvoltoi. Renato Schifani, il presidente eletto dai siciliani, credeva di riportarla agli antichi splendori ma, dopo l’impietoso rapporto della Corte dei Conti, si ritrova con le spalle nude e non intravede altro destino se non quello di pietire, con il cappello in mano, un aiuto da Roma. Marco Falcone, nuovo assessore al Bilancio, si ritrova con un buco che supera il miliardo e cerca disperatamente di tamponare le falle. Potrebbe gridare al mondo i nomi dei responsabili; potrebbe denunciare colpe e peccati, ma la legge della casta non glielo consente: i predatori erano con lui..

Il regalo avvelenato
di Musumeci a Schifani

Renato Schifani ha una sua storia e una sua statura politica. E’ stato presidente del Senato, è stato eletto alla presidenza della Regione con oltre il quaranta per cento dei voti e ha tutte le carte in regola per vivere i prossimi cinque anni di luce propria. Che bisogno ha di sottolineare la continuità della sua azione politica con il governo di Nello Musumeci? Oggi la Corte dei Conti, non ha neppure ceduto alla misericordia della parifica e ha dato su quel governo giudizi di fuoco: ha demolito i bluff contabili dell’ex assessore al Bilancio, ha scritto la parola “irregolarità” su molti capitoli di spesa e ha sollevato pesantissimi dubbi sullo stato patrimoniale dell’intera Regione. Un disastro. Sul quale ci sono le impronte digitali di Armao, di Musumeci e di..

Non è una Regione
ma un Giano bifronte

Dicono che vogliono aiutare le imprese e stanziano pure 365 milioni, recuperati dal fondo europeo, per fronteggiare il caro bollette. Poi però chiudono la cassa regionale, non pagano le fatture e lasciano i costruttori dell’Ance sull’orlo del precipizio. Lo stesso paradosso si ritrova nel complicato mondo della Sanità. Il presidente Schifani vorrebbe cancellare le liste d’attesa e non perde occasione per invocare una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, tra le strutture ospedaliere e i convenzionati esterni. Poi però succede che i finanziamenti a favore del Cefpas, il centro di formazione tanto caro all’ex assessore Razza, scorrono velocemente mentre i laboratori d’analisi aspettano da due anni gli arretrati dell’extrabudget: il decreto è di giugno, i conteggi sono pronti, manca il via libera dell’assessorato. Si può ancora credere in questa Regione?

Quanto durano
i sogni di Schifani

Ma quale Regione ha in mente Renato Schifani? Le dichiarazioni programmatiche del nuovo governatore tratteggiano un futuro fulgido e promettente: avremo strade e autostrade scorrevoli, imprese che producono senza problemi di liquidità, nessun accenno di corruzione, una burocrazia agile ed efficiente, fondi europei a disposizione e – proprio per non farci mancare nulla – anche due termovalorizzatori, uno a est e l’altro a ovest, e un cantiere aperto per la più grande opera del secolo: il Ponte sullo Stretto. Ma in attesa che la nave dei sogni levi le ancore e raggiunga il sol dell’avvenire, non dimentichiamo che oggi la Corte dei Conti dirà che i bilanci di questi ultimi anni – gli anni di Musumeci e Armao – sono stati costruiti in maniera avventurosa, con bluff e azzardi da..

Ma da sabato niente
sarà più come prima

Se vi capita di girovagare per siti e giornali, leggete le interviste rilasciate dagli assessori che affiancano il presidente Schifani. Scoprirete che le loro risposte hanno un retrogusto particolare: somigliano alle letterine indirizzate dai bambinetti dell’asilo a Babbo Natale. C’è un florilegio di buoni propositi, mancano le preghierine e i bacetti a Gesù. Nessuno scandalo, ci mancherebbe altro. I “magnifici dodici” sono in carica da due settimane e – va da sé – non hanno ancora contezza dei problemi che li aspettano. Parlano di tutto: di sanità e di sviluppo economico. Ma non avendo ancora un progetto, spalmano palate di miele su ogni parola. Vivono, per dirla con Alberto Savinio, nel “bianco candore dei sonnambuli”. Li sveglierà sabato prossimo la Corte dei Conti dicendo che in cassa non c’è più..

Gerenza

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