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Giuseppe Sottile

L’intoccabile Balilla
e l’ignobile codazzo

Ricordate gli anni ruggenti di Leoluca Orlando, il sindaco che rastrellava consensi in ogni angolo di Palermo, dalle periferie ai quartieri alti? Si sentiva intoccabile. Untouchable, per dirla col film di Brian De Palma dedicato ad Al Capone. Quando Leonardo Sciascia scrisse l’articolo sui professionisti dell’antimafia, Orlando interpretò quella lucida analisi come uno sfregio e reagì da “Untouchable”. Chiamò i picciotti e ordinò il linciaggio del mite scrittore: “E’ fuori dalla società civile, fa il gioco della mafia”. Lo schema degli intoccabili è tornato con Fratelli d’Italia. Sono i vincitori e guai a parlare dei loro scandali e delle loro ruberie. Puntualmente salta fuori un Balilla – un Al Capone, stavo per dire – che insulta, minaccia, intimidisce. Si sente forte perché lo accompagna un codazzo di pagnottisti, di avventurieri..

Le rose dell’Amata
per coprire il Balilla

Immaginate che Elena Pagana, assessore all’Ambiente, diffonda questa nota. “Il sole della primavera ha maturato i ciliegi, ha fatto sbocciare le rose e ha ricoperto di fiori le colline di Sicilia. Bene, questo risveglio meraviglioso della natura è merito del mio assessorato”. Elena Pagana, che è persona intelligente, non scriverà mai una tale scemenza. Ma Elvira Amata una cosuccia così l’ha data veramente alla stampa. E l’ha data per coprire i colossali sprechi di SeeSicilly: una carrettata di milioni dirottati dal suo predecessore sul dorato mondo della comunicazione. “Ma con SeeSicily”, ha detto l’Amata, “le presenze nel 2022 sono aumentate del 120 per cento”. Ha dimenticato di dire che nel 2020 e nel 2021 c’era il Covid e che la gente era prigioniera in casa. Scomparsa l’epidemia, tutti in viaggio...

Giochini innocenti
e giochi d’azzardo

I settanta deputati dell’Assemblea regionale corrono seriamente il rischio di ridiventare fanciulli. Aspettano per settimane di incontrare il governo ma gli assessori, non avendo che cosa dire, preferiscono, come ha fatto ieri Luca Sammartino, starsene alla larga; oppure, sul modello di Giovanna Volo, confessare subito la propria impreparazione e fuggire a gambe levate. Ai settanta onorevoli, accompagnati da altri settanta portaborse, non resta che trastullarsi tra Sala d’Ercole e la Torre Pisana. Ieri hanno partecipato quasi tutti al giochino – "Indovina chi ha preso il crack" – proposto da Ismaele La Vardera, un fantasista della squadra che fa capo a Cateno De Luca. Volendo avrebbero potuto dedicarsi a ben altri indovinelli. Tipo: indovina a chi sono andati i milioni di SeeSicily. Ma sarebbe stato un gioco d’azzardo. Meglio divertirsi con..

Una filiera inefficiente
di scandali e capricci

Chi ci salverà da questa sanità che rotola giorno dopo giorno verso il baratro? Il presidente della Regione continua a giocare con gli aeroplanini: si è fissato sul caro voli ed ha pure istituito un osservatorio permanente sulle rotte che arrivano e partono dalla Sicilia. Una scusa per spartire altre cinque poltrone. L’assessore Giovanna Volo non ha ancora realizzato in quale inferno si ritrova e aspetta l’arrivo di Salvatore Iacolino per rimpiazzare Mario La Rocca, l’unico burocrate che sapeva orientarsi nella giungla delle leggi. I manager delle Asp sono in disarmo: hanno i soldi per pagare gli extra budget del 2021 ma preferiscono non scucirli – succede nell’Azienda palermitana – per civettare con Schifani che non fa mistero dei suoi rancori verso le strutture private. I Brancaleoni di Sicilia si..

L’ultima sceneggiata
del Balilla su Catania

Per non affondare nelle acque salmastre e maleodoranti di Cannes – mettiamola così, con eleganza – il Balilla monta ogni giorno un teatrino della politica: ieri ha indossato l’orbace del Federale e ha lanciato il suo editto sulle elezioni di Catania; oggi ha messo il petto in fuori e ha assunto il ruolo dell’intrepido salvatore della patria. La recita, oltre a lucidare i muscoli, serve per tenere alta l’attenzione dei trombettieri chiamati di volta in volta a dare luce alle sue gesta e un orizzonte alle sue ambizioni. L’ultima sceneggiata fa riferimento a una “convocazione dall’alto”, a una chiamata diretta da parte della Meloni. La quale, manco a dirlo, preme perché Lui accetti la candidatura a sindaco del capoluogo etneo. Ma Lui difficilmente cederà alle lusinghe della sirena Giorgia. Lui..

Ispezione di giornata
A Renà, facce Tarzan

Smettetela, se potete, di chiamarlo “il don Abbondio della politica”. Ieri il presidente Renato Schifani ha indossato la criniera del leone di Sicilia, si è arrampicato su Monte Pellegrino ed ha avviato una intransigente ispezione sullo stato dei lavori per la messa in sicurezza del Castello Utveggio. Con la forza di un ciclone si è indignato per il ritardo accumulato dall’azienda di Favara incaricata nel 2021 della ristrutturazione e ha frustato a sangue il direttore regionale, Maurizio Costa, che non ha saputo fornire, hic et nunc, una spiegazione sull’incomprensibile flop. Come se non bastasse, ha minacciato di fare un salto in Procura per denunciare colpe, peccati e omissioni. L’impresa appaltatrice avrà di che temere. Uno Schifani così non si era mai visto, neanche davanti ai grandi scandali che hanno sconvolto..

Chi taglia le teste
e chi taglia i nastri

C’era una volta Silvio Berlusconi, principe di Arcore e padrone delle tv. E c’era pure Forza Italia, partito di grande speranze e di grandi illusioni. Erano gli anni torvi di Mani Pulite, delle ghigliottine e delle tricoteuses che, appollaiate sotto i patiboli, aspettavano solo che scorresse il sangue. Erano gli anni della “gioiosa macchina di guerra” messa a punto da Achille Occhetto per incupire ancora di più un paese terrorizzato dalle stragi di mafia e dalle manette di Tangentopoli. La discesa in campo di Berlusconi e le elezioni del ’94 aprirono una stagione di apparente liberalità, di garantismo e modernità. Dopo trent’anni è tutto finito. Resta solo l’impero delle televisioni e una famiglia che, per l’interesse della ditta o per il capriccio di una donna, taglia le teste dei disobbedienti...

L’Ars risuscitata
da un fantasista

Meno male che tra i deputati di Sala d’Ercole c’è quel fantasista di Ismaele La Vardera. Con un colpo di genio ha chiesto ai colleghi di sottoporsi – liberamente, ci mancherebbe altro – al test tossicologico del capello. Ed è stato un successo. Perché l’Assemblea regionale ha trovato finalmente un gioco di società con il quale spezzare la rugginosa noia del dolce far nulla. Sotto la volta disegnata dal Velasquez infatti ci sono settanta poveri cristi pagati profumatamente ma condannati a rigirare i pollici per almeno tre ore al giorno. Non c’è un governo in grado di suscitare un confronto, non c’è una riforma da mettere in piedi, non c’è un disegno di legge da approfondire né un dibattito sul quale accalorarsi. Un mortorio. Ismaele La Vardera, che è l’alter..

Schifani & Dragotto
Cose di casa nostra

Errata corrige. L’amore tra Renato Schifani e Tommaso Dragotto non è sbocciato in una di quelle cene, affollate di baciapile, che tanto piacciono al presidente della Regione. No. E’ scaturito da un assegnuccio di settemila euro che il vecchio patron di Sicily by Car ha versato a Schifani come contributo elettorale. Il seguito lo conoscete bene. Appena l’ex presidente del Senato si è insediato a Palazzo d’Orleans non ha avuto altro pensiero se non quello di restituire a Dragotto la cortesia. E lo ha nominato presidente dell’Irfis. Sembrava fatta. Solo che l’imprenditore, preso dall’euforia, combinò un papocchio con le carte: dichiarò cose non vere. E per non andare incontro a conseguenze spiacevoli – il fascicolo nel frattempo era stato trasmesso alla procura della Repubblica – ha rassegnato in fretta e..

Il segreto del successo
per patrioti in carriera

Ricordate quella delicata poesia di Rudyard Kipling che si intitolava “If”? E’ da rileggere. Se sei un patriota di seconda fila e ti ritrovi in un gioco più grande di te con 70 milioni tra le mani; se sei un Balilla che salti da uno scandalo all’altro e vieni beccato con le manine nella marmellata mentre regali, senza gara, un ricco appalto al tuo amico del Lussemburgo; se sei un gerarca che si sveglia la mattina in orbace e impartisce ordini col linguaggio da macchietta usato da Ugo Tognazzi nel film “Il Federale”; se sei un uomo senza pudore capace di non arrossire nemmeno quando ti dicono che due procure stanno indagando sui tuoi sprechi alla Croisette però hai come padrino Francesco Lollobrigida, potente cognato di Giorgia Meloni: allora, figliuolo,..

Gerenza

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