Giuseppe Sottile

Il rischio di affogare
nella giungla dei veleni

Roma ha proclamato il nuovo parlamento, sono stati già eletti i presidenti di Camera e Senato e in settimana il Capo dello Stato darà a Giorgia Meloni l’incarico di formare il nuovo governo. A fine ottobre ci sarà il giuramento dei ministri e da quel giorno l’Italia potrà finalmente affrontare gli enormi problemi che ha davanti. La Sicilia resta invece impigliata nel suo terzo mondo: non c’è ancora la proclamazione degli eletti, non si sa quando si potrà insediare il parlamento né quando ci sarà il presidente dell’Ars. Poi il nuovo Governatore, Renato Schifani, tenterà di trovare un equilibrio e di formare la sua giunta. Ma ci aspettano giorni difficili, rissosi: Gianfranco Micciché, con i fedelissimi di Forza Italia, preannuncia rivincite e vendette che la Sicilia difficilmente riuscirà a sopportare...

Attenti alle volpi
di Palazzo d’Orleans

Non c’è il parlamento né il governo. Alla Regione c’è solo un presidente eletto, Renato Schifani, circondato dal vuoto. Ma la Sicilia sopravviverà. E’ sopravvissuta a Crocetta e alle sue millanterie antimafiose; ed è sopravvissuta a Musumeci e alla sua onestà-tà-tà. Ha asfaltato il Bullo, con i suoi intrighi e il suo intermediario d’affari; si è liberata del Balilla e delle volgarità che lo accompagnavano; ha raso al suolo persino l’enorme potere di Ruggero Razza, imperatore della Sanità. Resta da debellare l’imbecillità che, manco a dirlo, ha fatto capolino a Palazzo d’Orleans già nel giorno dell’insediamento, quando il neo presidente, richiamando una battuta della Thatcher, ha voluto lanciare un amorevole avvertimento ai giornali. A quelli, va da sé, ribaldi e ghibellini. Un colpo di teatro. Chissà quale dei due spin..

La via dei miracoli
da Voltaire al Balilla

Voltaire, dizionario filosofico. Secondo “l’energie du mot”, miracolo è ogni cosa mirabile: l’ordine della natura, la rotazione degli astri, la luce, la vita degli animali; secondo le “les idées reçues”, miracolo è invece tutto ciò che viola le leggi naturali ed eterne: per esempio un’eclissi di sole a luna piena o un morto che cammina per due miglia portando in mano la propria testa. Oppure – ma questo Voltaire non poteva prevederlo – che Manlio Messina, ex assessore regionale al Turismo, meglio conosciuto come il Cavaliere del Suca, diventi ministro della Repubblica. L’indiscrezione – “gaudium magnum” – la trovate in un articolo di Mario Barresi su La Sicilia. Da oggi i balilla d’Italia sanno che il sol dell’avvenire è alla portata di tutti. Basta eseguire gli ordini di Francesco Lollobrigida,..

Era proprio lui, Lagalla
ma sembrava Orlando

Chissà cosa prova Roberto Lagalla, da tre mesi sindaco di Palermo, quando attraversa l’aeroporto di Punta Raisi. Nel baraccone degli arrivi si vedono i tetti sventrati e i fili pendenti. Dicono che ci sono “lavori in corso” ma non c’è mai nessuno che lavora. Chissà cosa prova il vice sindaco Carolina Varchi quando passa da Borgo Nuovo dove chiunque può ammirare le montagne di rifiuti esposte al sole e all’acqua. Più che montagne sono ormai catene montuose. E chissà cosa prova Maurizio Carta, assessore plenipotenziario sui nuovi assetti della città, quando fa visita al cimitero dei Rotoli dove le erbacce aggrediscono e sventrano le tombe. Il sindaco e i suoi assessori sono persone colte, sensibili, preparate. Ma ieri ho visto Lagalla con la fascia tricolore mentre intestava una strada a..

Una Regione sospesa
tra il niente e il nulla

Sono passate due settimane dal 25 settembre, giorno in cui i siciliani hanno votato, e lo spoglio non è ancora finito. Quarantotto sezioni si sono impigliate nei conteggi e nessuno sa ancora come venirne fuori. Uno scandalo. Ma siamo ancora all’antipasto. Con l’aria che tira il peggio deve ancora venire. La crisi avanza, i problemi diventato giorno dopo giorno insormontabili e la Regione è con le spalle nude, esposta a tutte le intemperie. Il vecchio governo è fuori gioco, ma il nuovo tarda a nascere. Diciamocelo: ci aspettano giorni difficili, durissimi. Ci sono scadenze da rispettare, provvedimenti da adottare, risposte da dare con immediatezza a chi si trova già con l’acqua alla gola. Ma la macchina dell’amministrazione è ferma, bloccata. Renato Schifani, il nuovo governatore, è lì che studia, che..

Dai fuffaioli alla fuffa di chi (non) vigila sui giornalisti

Non bastavano i velinari e i leccaculisti, i truffaldi e i pagnottisti. S’avanza una nuova generazione di giornalisti: i fuffaioli. Sono generalmente dei tipi simpatici. Ogni giorno riempiono pagine e pagine di retroscena anche quando non hanno un solo retroscena da raccontare. “Inventati qualcosa”, intima il vulcanico direttore. E loro scrivono, scrivono… Stando ben attenti però a non sfiorare le questioni scabrose, a tenere le penne fluviali lontane dai tetti che scottano, dagli scandali o dalle malversazioni, dalle arroganze o dalle spregiudicatezze di cui si compone purtroppo la storia quotidiana dei governi e dei cerchi magici, della Regione e dei Comuni. E’ il giornalismo della fuffa, bellezza. Quello che non mette mai il ditino nell’acqua calda, che trasforma le veline dei potenti in interviste e i vuoti d’aria in libertà..

Un’ombra che appanna
la luce del Brass Group

C’era una volta – e c’è tuttora – il Brass Group, un’istituzione culturale conosciuta in tutto il mondo che ha portato a Palermo i più grandi e inarrivabili miti del jazz, da Chet Baker a Dee Dee Bridgewater; che ha insegnato a centinaia di giovani il valore della musica e il rigore necessario per elevare ogni suono a livello di armonia. Il suo cartellone è stato, da sempre, un firmamento di stelle lucenti e immortali. Immaginate dunque la delusione di chi, cresciuto alla scuola di Ignazio Garsia e Fabio Lannino, abbia visto sulla locandina dell’ultima stagione il volto di un palchettista – a che serve fare il nome? – che non sa andare oltre le tarantelle siciliane. Dicono che la raccomandazione sia partita dall’assessorato al Turismo. Tra i danni fatti..

Fatta la nomina
che salva il mondo

Era una nomina che tutte le cancellerie attendevano con il fiato sospeso. Pensate: la Francia aveva messo da parte la questione del caro bollette, rischiando una nuova insurrezione dei gilet gialli; la Germania aveva interrotto le trattative con Gazprom, mettendo a repentaglio il futuro dell’industria tedesca; Londra aveva elaborato in fretta il lutto per la Regina e si era messa in contatto con Ursula von der Leyen per trovare un nome condiviso. Si era mosso riservatamente anche Joe Biden, presidente degli Stati Uniti d’America, nonostante incombessero le elezioni di midterm. Ieri, finalmente, la buona notizia: Carlo Calenda, leader di Azione, ha nominato Gaetano Armao, miseramente trombato alle elezioni regionali di Sicilia, responsabile del Dipartimento nazionale delle Politiche euromediterranee. Il mondo è salvo. Lo annuncia felicemente il Velinaro Volante.

Ciò che Calenda
non vuole vedere

Carlo Calenda non sa darsi pace. Non riesce a capire come mai la Sicilia che, nelle elezioni nazionali ha assegnato al Terzo Polo il 7 per cento dei consensi, abbia poi asfaltato Gaetano Armao, il multicasacca che Azione e Italia Viva hanno maldestramente candidato alla presidenza della Regione. Calenda vorrebbe gettare la croce addosso ai partner renziani che nell’elezione di Roberto Lagalla a sindaco di Palermo, hanno invece dimostrato di essere vivi, vegeti e determinanti. Ma sbaglia bersaglio. Per capire come sono andate le cose gli basterebbe acquisire la biografia politica del frontman scelto per le “regionali”. Capirebbe subito di essere stato infinocchiato non tanto da Armao – un vuoto d’aria e nulla più – ma dalle sue dilette compagne di avventura, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini, sponsor fin..

Ridate a Cortese ciò che una giustizia malsana gli ha tolto

Il bagno di folla che ieri ha accompagnato, da Palazzo delle Aquile fino alla Cattedrale, la cittadinanza onoraria concessa all’ex questore Renato Cortese dal sindaco Lagalla non era solo la testimonianza di affetto di una città a una persona per bene, a un impeccabile uomo delle istituzioni, a un investigatore che ha raso al suolo i boss della mafia stragista, da Giovanni Brusca a Bernardo Provenzano. Era il segno che a Palermo - soprattutto a Palermo - è cambiato il comune sentire. Prima la città scendeva in piazza per applaudire giudici e magistrati, qualunque cosa facessero. Credeva di lavare così il sangue delle vittime abbattute dal piombo e dal tritolo mafioso. Col tempo ha scoperto che ci sono pure giudici e magistrati che si inventano accuse inesistenti, che montano processi..

Gerenza

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