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Giuseppe Sottile

Sotto un velo
di rose e fiori

Un governo unito e compatto? Macché. Con un editoriale pubblicato sul Giornale di Sicilia, Marco Romano ha messo in fila i contrasti, le diffidenze e i veleni che ammorbano la giunta regionale presieduta da Renato Schifani. Ci sono assessori che non sanno quello che fanno; e ci sono assessori che se ne stanno nel limbo dell’evanescenza con lo smarrimento dei bambinetti al primo giorno di scuola. Poi c’è Schifani, il governatore – con il suo carattere ombroso, sospettoso, permaloso – che pretende di controllare tutto e tutti, che richiama i disobbedienti all’ordine, che bacchetta e rattoppa, che vede ovunque trame e complotti orditi da Gianfranco Miccichè, il suo comodo nemico. In questi primi mesi un’accidiosa intesa tra pagnottisti e velinari ha steso su Palazzo d’Orleans un velo di rose e..

Quei brodini
indigeribili

Vorrei tanto essere come il mio amico e collega, si fa per dire, che ogni mattina riesce a scrivere un brodino sul futuro luminoso del presidente Renato Schifani e di tutta la sua meravigliosa squadra di governo. Vorrei avere la sua invincibile vocazione a pestare sempre la stessa acqua nel mortaio, a tranquillizzare i lettori col venticello caldo dell’adulazione, a macinare le parole della politica con la disinvoltura e il bianco candore di un sonnambulo. Ma non ci riesco. Perché in questa Regione basta alzare una pietra e ci ritrovi sotto i vermi. Alzi il sipario dell’Orchestra sinfonica e ci ritrovi il marcio di una gestione commissariale che ha portato la Fondazione a sbattere. Smuovi il pietrone della Sanità e ti tornano in mente le parole del profeta Isaia: “Dopo..

Un anno con voi
contro le arroganze

Ci odiano i velinari e i pagnottisti: non sopportano che esista un giornaluzzo, come il nostro, che ogni giorno cerca di capire, con scrupolo e una buona dose di ironia, cosa c’è da leggere nel vuoto degli illeggibili comunicati stampa. Ci minaccia, va da sé, il Bullo e ci perseguita a suo modo pure il Presidente della Regione, spesso abbagliato dalle testoline impomatate degli impostori che gli ronzano attorno, travestiti da amici e consiglieri. Ci odiano i balilla, come il Cavaliere del Suca, e anche le faccette nere che hanno trasformato gli assessorati in centri per lo svago e che, nonostante il cambio di guardia, continuano a far festa. Ma noi, malgré tout, siamo contenti e orgogliosi. Accogliamo il nuovo anno con serenità perché abbiamo fatto il nostro dovere. E..

I tre mesi diversi
di Giorgia e Renato

Giorgia Meloni ha impiegato i primi tre mesi del suo mandato per dotare lo Stato di un bilancio, per accreditarsi in Europa, per aiutare l’Ucraina nella guerra contro l’invasore, per ridurre il Pd al lumicino, per smontare il gioco dei Cinque stelle sul reddito di cittadinanza, per diventare un premier di buon senso, autorevole, affidabile. Si possono non condividere le sue idee ma bisogna anche prendere atto che chi paventava un rigurgito fascista ha solo urlato alla luna. I primi tre mesi della classe politica venuta fuori in Sicilia dalle elezioni di settembre sono stati utilizzati invece per montare un teatrino di risse, di veleni, di maldicenze. E per coprire le responsabilità di Gaetano Armao, l’assessore di Musumeci che ha combinato tali e tanti disastri da impedire alla Regione di..

La sceneggiatura
di un sondaggio

Prima di incipriare il suo governo e coprire con il fard gli sfregi ricevuti dagli alleati, Nello Musumeci ha aspettato cinque anni. Ha ceduto alle sirene dei sondaggi quando, sulla sua esperienza, stava per calare il sipario. Renato Schifani invece si è avvalso dello stesso trucco quando la sua avventura, dentro Palazzo d’Orleans, è ancora alle prime battute. Non è un buon segno. La squadra di pronto intervento – l’agenzia di stampa Italpress e l’istituto demoscopico di Antonio Noto – ha fatto di tutto per non deludere le aspettative. Ma le percentuali sfavillanti con le quali Noto ha creduto di misurare la fiducia che i siciliani ripongono nel presidente della Regione non gettano alcuna luce sul percorso affannoso del governo né sul destino doloroso di questa terra. Hanno il retrogusto..

Un giovane finalmente

Nella Sicilia dei miracoli capita di incontrare un presidente che non ama la banalità delle frasi fatte

Due sguardi diversi
sulla parcella d’oro

Nella Repubblica marinara della Sicilia – con ponti dietro l’angolo, barche piene di soldi e un mare di guai – succede anche che il presidente della Regione apre un cassetto e il presidente dell’Antimafia lo chiude. Al centro di questo singolare confronto tra Renato Schifani e Antonello Cracolici c’è la parcella di 3,5 milioni che l’avvocato Pier Carmelo Russo, ex assessore all’Energia del governo Lombardo, ha presentato a Palazzo d’Orleans dopo avere ottenuto una transazione con le imprese che erano state chiamate in Sicilia per realizzare quattro termovalorizzatori e hanno visto poi sfumare l’affare. Schifani, prima di pagare, chiede gli atti. Ma Cracolici, tanto per far capire al mondo di che erba è fatta la scopa, conferisce negli stessi giorni a Russo un nuovo incarico e lo mobilita per una..

Festa del perdono
a Palazzo d’Orleans

Nella Repubblica marinara di Sicilia – tra ponti che si vedono dietro l’angolo e barche cariche di soldi – divampa l’allegria. Le osservazioni della Corte dei Conti su un rendiconto non “conforme alle scritture”? Cancellate. Le irregolarità segnate con matita blu dai giudici contabili? Dimenticate. E’ la festa del perdono. Ammiragli, nocchieri e ufficiali di coperta sono schierati – pettoruti e ginnasticati – sui ponti di comando per intonare inni di gloria a Santa Giorgia dei Miracoli, al “gioco di squadra” e all’emendamento chiamato “Salva Sicilia”: una norma, infilata nella manovra di fine anno, che salvando i destini dell’Isola, così si spera, salva pure la faccia di Nello Musumeci e di quell’assessore al Bilancio che per cinque anni ha piritolleggiato tra Roma e Palermo impastando bluff e giochi d’azzardo. Scurdammoce..

Gerenza

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