Giuseppe Sottile

Falcone al bilancio,
un affare tra amici

La nuova giunta è tutta da venire, ma una certezza c’è già. Marco Falcone, catanese di Forza Italia, sarà il nuovo assessore al Bilancio. Va a ricoprire l’incarico che, per cinque anni, Gaetano Armao ha saldamente tenuto in pugno. Nella passata legislatura i due sono stati la quinta colonna di Nello Musumeci dentro Forza Italia. Oltre a curare i propri interessi – elettorali, va da sé – hanno difeso, dagli attacchi del leader azzurro Miccichè, uomini e scelte del Governatore venuto da Militello. Il 26 settembre però i loro destini si sono divisi. Armao, passato da Forza Italia al Terzo Polo, è naufragato; mentre Falcone ce l’ha fatta e ora va a presidiare il regno che fu del suo sodale. Dove non tutto fila liscio. La Corte dei Conti ha..

Il pensatore ha pensato:
Anna Palma alla Sanità

Il luccicante varietà di Renzo Arbore si reggeva su un tormentone: “Ma cosa pensa il pensatore?”. Per saperlo basta leggere il sito del Velinaro Volante, dove si trova puntualmente la cronaca di ciò che pensa il neo presidente della Regione, Renato Schifani, a proposito di quel nodo, ancora non risolto, che è l’assessorato alla Sanità. A chi assegnarlo? Le ricette del Governatore sono state tante e tutte variabili. Un giorno ha pensato che gli assessori dovranno essere scelti tra i deputati eletti. Il giorno dopo ha pensato che forse sarebbe meglio fare un’eccezione e puntare su una persona competente. Ma nel terzo giorno il pensiero del pensatore si è indirizzato verso Anna Maria Palma, vice procuratore generale di Palermo, suo ex capo di gabinetto al Senato. Né deputata né competente:..

Da Arbore a Schifani
E’ tornato il varietà

Il vecchio e luccicante varietà di Renzo Arbore si reggeva su un tormentone: “Ma cosa pensa il pensatore?”. La battuta mi è tornata in mente stamattina quando, leggendo il sito del Velinaro Volante, ho trovato puntualmente la cronaca di ciò che pensa il neo presidente della Regione, Renato Schifani, a proposito di quel nodo, ancora non risolto, che è l’assessorato alla Sanità. A chi assegnarlo? Le ricette partorite dalla mente del Governatore sono state tante e tutte variabili. Un giorno ha pensato che gli assessori dovranno essere scelti tutti tra i deputati eletti. Il giorno dopo ha pensato che forse sarebbe meglio fare un’eccezione e puntare su una persona competente. Ma nel terzo giorno – quello di ieri – il pensiero del pensatore si è indirizzato verso una donna. Né..

Schifani, Miccichè
e il venticello caldo

Stavolta il fuoco l’ha appiccato proprio lui, Renato Schifani, il presidente che preferisce dare di sé l’immagine di uomo nato per la mediazione e per garantire l’unità della coalizione. Lo ha appiccato – con una dichiarazione improvvida, passata sottobanco a un giornale – per stanare Gianfranco Miccichè, per costringere l’ex presidente dell’Ars a uscire dalla tana della sua imprevedibilità. Schifani ufficialmente lo sopporta perché Silvio Berlusconi glielo ha chiesto con parole inequivocabili. Ma al tempo stesso lo teme e non perde occasione per sottolineare le sue diffidenze. Teme che Miccichè possa scombinare le architetture di potere che lui ha costruito con Ignazio La Russa. Lo sanno pure le pietre: Schifani ha legato la propria sopravvivenza al venticello caldo che gli arriva da Giorgia Meloni. I tornado di Miccichè lo inquietano...

Lo scempio dei Rotoli
ha già un nome

Monsignor Carmelo Lorefice, arcivescovo di Palermo, vuole i nomi di chi, al cimitero dei Rotoli, ha accatastato le bare in un capannone e ha negato dignità ai morti. “Non possiamo continuare ancora a vedere i corpi dei nostri cari profanati”, scrive su Repubblica. “Burocrazia, interessi occulti e deresponsabilizzazione devono avere un nome”. Caro Monsignore, il nome lei lo conosce. E’ quello di un sindaco che, per quasi trent’anni, ha fatto di Palermo il regno della propria vanità: l’ha amministrata con i suoi uomini e i suoi metodi, l’ha imbellettata con la retorica antimafia, l’ha illusa con la mitomania di una primavera che non è mai arrivata, l’ha offesa non solo con le bare dei Rotoli ma anche con le montagne di rifiuti che bruciano e infestano i luoghi dove abitano..

E anche il Balilla
è rimasto a piedi

E ora chi glielo dice ai tifosi e ai velinari che il Balilla non è diventato sottosegretario di Stato? Chi glielo dice che Manlio Messina, meglio conosciuto come il Cavaliere del Suca, non avrà più tutti quei milioni da spendere e spandere per magnificare le bellezze della Sicilia, per lucidare i bilanci di Mediaset e della Gazzetta dello Sport, per piritolleggiare alla Croisette di Cannes, per sfilare sul palcoscenico di ogni festival e di ogni sagra paesana, per spadroneggiare sull’Orchestra sinfonica siciliana, per scegliere quali produttori cinematografici finanziare tra i tanti che arrivano in Sicilia con il cappello in mano? Il balilla del Turismo è rimasto a piedi. L’hanno fatto onorevole e nulla più. Dovrà contentarsi di portare la borsa al ministro Francesco Lollobrigida, suo vecchio amico e gran protettore...

Che brutta eredità
per Renato Schifani

Il presidente della Regione, Renato Schifani, fa notare con garbo e signorilità che il bando per reclutare dirigenti in pensione da assegnare al Pnrr non porta la sua firma ma quella del suo predecessore. Il flop – solo nove adesioni – dunque non gli appartiene. E da ascrivere alla lista di scandali e disastri che Nello Musumeci, promosso da Giorgia Meloni a ministro della Repubblica, ha lasciato in eredità al nuovo inquilino di Palazzo d’Orleans. Una lista lunga e funesta. Basta pensare alla voragine dei conti e agli imbrogli del bilancio per i quali i magistrati della Corte dei Conti si sono messi le mani ai capelli. Riuscirà il governo che verrà a tirare la Sicilia fuori dal baratro? Sarà un’impresa titanica. Aggravata dal fatto che il padre di tutti..

Governo garantista?
Avevamo scherzato

La politica è fatta così. Basta una settimana e tutto si rovescia. Entriamo negli ingranaggi della giustizia. Fino al giorno delle dichiarazioni programmatiche sembrava che stesse per aprirsi una nuova era. Nell’aula del Senato Giorgia Meloni stroncava con furore i labirintici teoremi di Roberto Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo e ora senatore del M5s, il partito che raduna i giustizialisti di Conte e Travaglio. Non solo. Sempre quel giorno gli sguardi erano puntati sul garantismo di Carlo Nordio, nuovo ministro Guardasigilli. Ma in un un batter d’occhi il quadro si è ribaltato. Oggi il governo dovrà decidere sull’ergastolo ostativo e Palazzo Chigi fa sapere che l’orientamento è quello di negare, ai boss che non collaborano, i benefici di legge. Costretta a scegliere tra Nordio e Scarpinato, Giorgia sceglierà Scarpinato...

La nobile decadenza
di Palazzo d’Orleans

Il presidente Renato Schifani aveva immaginato di trasformare Palazzo d’Orleans, con i suoi stucchi e la sua storia, in una nobile residenza per anziani. Voleva chiamare a raccolta i dirigenti in pensione e i magistrati in quiescenza per assicurare alla Regione efficienza e legalità. Non sembra però che la luminosa idea abbia incontrato un grande successo: il bando per richiamare in servizio i riservisti da destinare ai progetti milionari del Pnrr ha raccolto appena nove adesioni. Un flop. La maestosa Rsa non ha molti ospiti e rischia di rimanere semivuota. Riuscirà la politica a riempirla quanto prima con la competenza degli assessori che Schifani dovrà prima o poi nominare? E’ una speranza. Ma l’indifferenza con quale i pensionati hanno risposto al bando dice che Palazzo d’Orleans non esercita più il..

La disfatta in Senato
dell’antimafia chiodata

Per l’antimafia chiodata – quella che alimenta la cultura del sospetto, quella che si nutre di trame oscure e regie occulte – è stato un anno da dimenticare. Si era capito già nel corso della campagna elettorale, con i tormenti farseschi di Salvatore Borsellino, il fratello del giudice Paolo, che non sapeva scegliere tra i quattro magistrati candidati al parlamento: chi era il più giustizialista del reame? Ma la disfatta si è materializzata ieri nell’aula del Senato quando Giorgia Meloni ha raso al suolo i teoremi di Roberto Scarpinato, l’inventore di quella boiata pazzesca che fu il processo sulla trattativa tra lo Stato e i boss di Cosa nostra. L’ex procuratore generale di Palermo aveva costruito un labirintico legame tra neofascismo, presidenzialismo, mafia e stragismo. E la Meloni lo ha..

Gerenza

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