Non solo Lucia. La difficilissima arte di dire “cazzo” in tv
In principio fu Cesare Zavattini, estroso intellettuale che con notevole scandalo, nell’Italia del 1976, sparò un sonoro “cazzo” (pardon) mentre conduceva una trasmissione sulla radio Rai. E a riprova forse che il turpiloquio non è sempre espressione di malcostume né soltanto una patologia lessicale, in questi ultimi giorni i colpi di “cazzo” (pardon) nel nostro paese sono stati ben tre: quello celebratissimo di Dario Nardella all’imbrattatore ambientalista a Firenze (“che cazzo fai?”), quello spiritosissimo di Checco Zalone e Aldo Cazzullo sul Corriere (Zalone: “Non faccio un cazzo”, Cazzullo: “Quella parola non si può dire sul Corriere”, Zalone: “Capisco. E, conoscendo il suo cognome, capisco anche il suo dramma”) e domenica infine Lucia Annunziata rivolta al ministro Eugenia Roccella: “Prendete la responsabilità di fare queste leggi, cazzo!”. Una lingua deprivata della..