Simone Canettieri per Il Foglio

Decreto bocciato. Schiaffo di Mattarella al Cognato d’Italia

In pubblico fa l’elogio del “supporto” e dei “preziosi consigli” che sempre arrivano dal Quirinale. In privato il ministro Francesco Lollobrigida, braccio ambidestro di Giorgia Meloni, è abbastanza amareggiato per lo stop del Quirinale al suo decreto Agricoltura, approvato lunedì in Consiglio dei ministri e ora avvolto dai dubbi dell’ufficio legislativo del presidente Sergio Mattarella. Le norme d’altronde erano state sbandierate in conferenza stampa dal big di Fratelli d’Italia e rivendicate sui social dalla premier. Tuttavia ieri mattina il Foglio ha rivelato le incongruenze scovate dal Quirinale sul decreto e la tensione fra governo e Colle – che covava da 24 ore in silenzio – è venuta a galla. Portandosi dietro sospetti e cattivi pensieri da parte di Palazzo Chigi, impegnato a difendere a spada tratta la riforma costituzionale del..

Una Meloni tira l’altra. Debutta Arianna, sorella di Giorgia

Destra a quattro ruote. Giorgio Almirante si presentava qui di notte per chiudere le campagne elettorali a bordo di una Renault Dauphine. Lei, Arianna Meloni che spesso e volentieri riceve e fa riunioni nella stanza che fu del capo dell’Msi in via della Scrofa, arriva a Viterbo in Cinquecento. Appuntamento alle Terme dei Papi per l’altra papessa della destra. La prima, Giorgia di due anni più giovane e di cinque centimetri più bassa, è a Potenza per un comizio. Finisce Arianna, inizia la premier. Si passano il testimone, anzi la fiamma, a 441 chilometri di distanza. “Non è un caso se vi sono venuta a trovare: ve lo siete meritato”, dice la sorella d’Italia, nonché compagna del ministro Francesco Lollobrigida, durante i diciotto minuti d’intervento. Nel corso del quale non..

Ilaria candidata. Schiaffo dei rossoverdi al Pd di Schlein

Brindano Bonelli & Fratoianni, resta stordita per la magra figura l’area del Pd che ruota intorno a Elly Schlein, tira un enorme sospiro di sollievo Base riformista, contraria all’ipotesi. Alla fine Ilaria Salis – come anticipato dal Foglio due giorni fa e ancora ieri mattina sul sito – ha accettato la candidatura alle europee con l’Alleanza Verdi e Sinistra. Alle 15, il corpo diplomatico italiano ha fatto firmare all’insegnante milanese, reclusa nel carcere di Budapest, l’accettazione della corsa e le ha autentificato la firma. Salis è detenuta da 13 mesi in Ungheria per aver aggredito due militanti di estrema destra durante una manifestazione. Nei mesi scorsi è apparsa in catene durante le udienze del processo che la riguarda. Da quel momento è diventata un simbolo per la sinistra. E anche..

Le liste del Pd. Tutti cercano Elly ma Elly non si trova

Tutti la cercano e, come spesso accade, nessuno la trova. A Roma, Bruxelles, Potenza o Bari. Poco importa. D’altronde è tempo di liste in casa Pd, materiale infiammabile da maneggiare con cura. E perfino la segretaria Elly Schlein, così diversa dai suoi predecessori, si comporta come da tradizione. Agenda mobile, inafferrabile, pronta a sgusciare. Messaggio di un segretario regionale dem: “Ciao, Elly, quando possiamo parlare un secondo?”. “Risposta: “Ti cerco io”. Ieri la segretaria ha fatto una toccata e fuga a Bruxelles per la riunione informale del Partito socialista europeo. Tuttavia non ha avuto il tempo, il modo o forse la voglia di incontrare “i suoi”, come direbbe lei, in attesa di un cenno sul loro destino. “Le candidature? Sono nella mente di Dio e di Elly”, raccontano, sconsolati, gli..

Risorge Angelino Alfano: al fianco
del vulcanico sindaco Bandecchi

E’ stato il primo a chiamarlo quando è diventato sindaco di Terni. E ancora oggi è il suo consigliere principe, assiduo ma discreto. Strana coppia: l’invisibile con gli occhialini tondi che non rilascia più interviste e lo straripante roccioso ex parà, entrato nel bestiario della Zanzara su Radio24. Tuttavia capita spesso che Stefano Bandecchi interrompa cene e riunioni per le europee “perché devo rispondere ad Angelino”. Angelino Alfano, 53 anni e almeno tre vite all’attivo: tre volte ministro, già delfino del Cav., poi scissionista con più fortune di Di Maio e adesso avvocato a cinque stelle con poltrone in cda fondamentali. Il suo lascito politico è stato cedere Alternativa popolare a Bandecchi, tycoon delle università online, con incursioni nel calcio e nei media, da un anno “podestà” di Terni. Bandecchi..

Meloni, due sassolini fino alle
Europee: Salvini e Santanché

Due sassolini nella scarpa per Giorgia Meloni: S & S. Salvini e Santanchè. Il primo ieri, in un Consiglio dei ministri piuttosto importante, ha deciso di disertare per gettarsi sulla campagna elettorale in Basilicata: questione di sopravvivenza al sud, tema non banale che si affaccia sulle imminenti europee. I rapporti con la premier, tra palco e realtà, sono di reciproca e cordiale irritazione perenne. La seconda, titolare del Turismo, è inseguita dalle inchieste e valuta (quindi è pronta a darle) le dimissioni in caso di rinvio a giudizio. Con la premier i rapporti sono ottimi: filiera Ignazio La Russa, grimaldello nei salotti milanesi quando Fratelli d’Italia era poco più di un’espressione geografica all’interno del Grande raccordo anulare. La “Santa” ieri era al suo posto, in Consiglio dei ministri, accompagnata dal..

Meloni-Salvini, è guerra fredda
Lei in aula, lui incontra i geologi

Deve fare prima un lungo respiro. Bersi un caffè, in una saletta con Ignazio La Russa, uno che mette buon umore. Sarà un pomeriggio complicato. Giorgia Meloni lo sa. E’ in Senato per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Tuttavia da 24 ore ha una mosca (ma si può usare anche la m maiuscola) che le ronza in testa: Matteo Salvini, il suo vicepremier. L’unico esponente di punta di un governo occidentale che ha fatto i complimenti a Vladimir Putin per la rielezione. Sono passate 24 ore. I due non si sono ancora incrociati. E nel corso di questa giornata non lo faranno. Salvini non viene a Palazzo Madama. In mattinata ha gestito una fondamentale cabina di regia a Palazzo Chigi sull’emergenza idrica, di pomeriggio è rimasto al ministero...

Le parole di Salvini su Putin
imbarazzano Meloni e Tajani

"Come ci muoviamo?". Con una certa dose di premonizione Giorgia Meloni e Antonio Tajani, già domenica pomeriggio, avevano iniziato a parlare delle elezioni in Russia e dello scontato successo di Vladimir Putin. La premier era al Cairo, il ministro degli Esteri a Roma. I due hanno avuto fitti contatti per analizzare la situazione a Mosca e soprattutto per come commentarla. Per cercare cioè di tenere unito il governo, nonostante Matteo Salvini. Chiamasi riduzione del danno. Il leader della Lega e vicepremier, puntuale come un orologio svizzero, alle 11 di ieri mattina infatti si è esibito in una dichiarazione che spaccherà per tutto il giorno Palazzo Chigi. Tra imbarazzi e lingue morse. Silenzi e commenti: “Il caso sta montando, ma non ci faremo trascinare in questa polemica: la posizione di Meloni..

Meloni, l’equilibrismo con gli Usa
e le telefonate segrete con Trump

l silenzio, gli squilli, poi irrompe una voce graffiante: “Hello, Giorgia”. “Hello, Donald”. Contatti segreti, ma periodici. Che segnalano un filo sotterraneo che Meloni sta tenendo con Donald Trump, candidato dei Repubblicani alla Casa Bianca. Sono telefonate dirette, quelle avute anche di recente dalla presidente del Consiglio con il tycoon. Il Foglio è in grado di ricostruirle. Conversazioni che non passano, per forza, dall’ufficio diplomatico di Palazzo Chigi (e in particolare dal “delegato” agli Usa, il ministro plenipotenziario Alessandro Cattaneo). Ma di cui, per esempio, è bene a conoscenza il tentacolare capo di gabinetto della presidente del Consiglio, Gaetano Caputi. Meloni e il suo braccio ambidestro Giovanbattista Fazzolari (che per inciso è anche figlio di un diplomatico) sanno che si tratta di nitroglicerina. “Telefonate che non devono esistere” – nemmeno..

Sardegna non facile per la Meloni
Il suo candidato ha il fiato grosso

“Forte e fiera”. Lo slogan, a caratteri cubitali, campeggia un po’ ovunque in giro per l’isola. Sui manifesti, sui cartelloni, sui bus, sui banner pubblicitari. Vicino al claim c’è il volto – di profilo – di Giorgia Meloni. Che tra le altre cose ha anche origini sarde da parte paterna (tempo fa un ricercatore di Youtrend si spinse fino a scovare nell’albero genealogico della premier legami con Antonio Gramsci: strano, ma forse vero). “Forte e fiera” è il gioco trovato da Fratelli d’Italia riferito alla Sardegna al voto domenica. Meloni ci mette la faccia, il suo candidato Paolo Truzzu molto meno. Per Meloni è un test su di sé. Ed è subito: deo soe Giorgia. Senza badare a spese, la presidente del Consiglio ha dato mandato al suo uomo macchina..

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