Sezioni Tematiche

Manganelli, dietrofront di Meloni
“Non ce l’avevo con Mattarella”

Nel mirino non c'era il presidente della Repubblica, con cui il rapporto è "ottimo", ma la sinistra, che cerca di aprire "una crepa" fra Palazzo Chigi e il Colle "per fare una campagna contro il premierato e per un interesse di partito". Giorgia Meloni chiarisce così cosa intendeva dire mercoledì scorso, dopo gli scontri al corteo di Pisa, indicando il pericolo di "togliere il sostegno delle istituzioni" alle forze dell'ordine. Su questo si sono concentrati i venti minuti del punto stampa alla fine della doppia missione fra Washington e Toronto, una due giorni dal bilancio "molto positivo" in cui gli alleati hanno condiviso le priorità del G7 italiano. Al ritorno la premier dovrà decidere se chiedere verifiche in Sardegna ("Intanto aspettiamo la fine di questo primo riconteggio") e sarà impegnata..

Piantedosi e Meloni “in divisa”
C’è clima teso con Mattarella

Rispetto! Respingo! Preciso! Ha sostituito il manganello con il punto esclamativo. Se ne sono contati almeno quattro quando Matteo Piantedosi informava, Camera e Senato, sulle cariche di Pisa. Precisava (!) che gli agenti delle forze di polizia “sono lavoratori che meritano il massimo rispetto!”, “respingo ogni tentativo di coinvolgere, nelle polemiche il lavoro delle forze di polizia!”, dunque “vengo ai fatti!”. Lo hanno mandato a riferire, in Aula, in compagnia del ministro Valditara e quasi si esaltava quando, da sinistra, i parlamentari, sottovoce, gli davano del “questurino”. Si appassionava perché, raccontano al Viminale, una delle sue frasi preferite è “sono fiero che mi dicano sbirro”. Aveva la lacca sui capelli bianchi, la lacca che come il manganello “raddrizza”, precisa, il pelo. Continua su ilfoglio.it

Conte dopo la Sardegna detta
le condizioni per il campo giusto

L’indicazione ce la dà il siparietto serale con Bruno Vespa. Quando il principale candidato a condurlo, maliziosamente, chiede a Giuseppe Conte se si sente un po’ escluso dal duello Meloni-Schlein, la risposta – a malizia, malizia e mezza – vale un programma: “Vorrà dire – afferma serafico l’ospite – che se quel duello lo vince Elly Schlein, la partita è chiusa, se invece lo vince Giorgia Meloni se la vedrà con me…”. E qui il cronista, malizioso pure lui, può aggiungere diversi sottotesti a suo piacimento: da un “già mi frego le mani” a “le farò vedere i sorci verdi” a un “dopo l’avversaria di comodo arriva l’avversario vero”. E se si passa dal sottotesto alla traccia di quel che ha in mente si comprende che il campo giusto di..

Il ritorno dei contiani viventi

Da lunedì notte l’ex ministro è tornato a parlare, Grillo a twittare in sardo, il governatore del Lazio si è rianimato su Instagram

Meloni ha perso la Sardegna
Primo colpo per Elly Schlein

L’entità della sconfitta per Giorgia Meloni è in un dato, che certifica il fallimento della sua operazione politica, sia pur nell’ambito di un risultato sul filo, solo grazie al Terzo Polo di Renato Soru, altrimenti non ci sarebbe proprio stata partita. Quello di Paolo Truzzu, il candidato scelto col criterio della fedeltà più che per meriti, confidando, con un certo spirito di onnipotenza, nella propria forza di trascinamento plebiscitario. Il sindaco di Cagliari che perde proprio nella sua città di 13 punti e registra, su scala regionale, un consenso inferiore a quello delle liste che lo sostengono: sono le cifre di un profondo rigetto di una candidatura calata dall’alto e vissuta come estranea alla realtà sarda, in una regione per antonomasia gelosa della sua autonomia al punto che, per vincere,..

Lo chiamavano Adolfo Urss.
Storia di un guaio per l’Italia

Quando Giorgia Meloni ha composto il suo governo ha scelto, per le caselle che spettavano al suo partito, di nominare ministro chi aveva esperienza di governo (Crosetto, Fitto, Musumeci, Roccella) e di mettere in posti di sottogoverno i più giovani (Bignami, Delmastro, Gemmato, Montaruli). Da un lato la “generazione Atreju” avrebbe avuto il tempo di maturare, dall’altro la vecchia guardia avrebbe dato maggiori garanzie. Uno dei piloni della prima linea di Meloni era Adolfo Urso, messo nel delicato ministero delle Imprese anche perché, nei governi Berlusconi, è stato due volte a Palazzo Piacentini in veste di viceministro allo Sviluppo economico con delega al commercio estero: al Mise serviva una personalità che, avendo già frequentato i palazzi del potere, aveva sia la conoscenza dei dossier sia la capacità di affrontarli. Urso,..

Vergogna a Pisa. Il Mattarellum contro il Manganellum

Entrano come un bisturi nel cuore del problema, anzi dei tanti problemi sollevati dalle manganellate a Pisa contro gli studenti, queste parole di Sergio Mattarella che svegliano dal sonno prefettizio il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi richiamandolo, assieme al governo, alle sue responsabilità. E non ci sarebbe stato bisogno, in un paese normale, del capo dello Stato per constatare che a Pisa qualcosa non ha funzionato e che sarebbe necessario spiegare il che cosa. Perché la ferita, sottolineata dall’onda emotiva che ha riempito piazza dei Cavalieri e scosso il paese, è aperta: studenti accerchiati e pestati, neanche fossero degli eversori, nell’ambito di una manifestazione con non più di cento persone pacifiche e a viso scoperto. Entrano come un bisturi nel cuore del problema, anzi dei tanti problemi sollevati dalle manganellate a..

Il primo congresso di Forza Italia
ha solo un vincitore: Berlusconi

La citazione del marziano di Flaiano è certamente abusata, ma spesso utile: se un marziano atterrato a Roma fosse entrato oggi nel palazzo dei congressi dell’Eur senza sapere nulla di politica italiana, avrebbe certamente pensato che Silvio Berlusconi stesse per arrivare a tenere il discorso più importante. Nel salone della Cultura e nella sala d’accesso all’Auditorium campeggiano enormi fotografie con i momenti iconici del Cavaliere: la firma del contratto con gli italiani, il discorso a Onna per il 25 aprile, con il fazzoletto dell’Anpi al collo, il sorriso seduto alla scrivania per il discorso della discesa in campo, un grande comizio elettorale di Forza Italia. Il simbolo, d’altronde, è ancora lo stesso: la scritta Berlusconi Presidente ben visibile nel bollino che gli elettori troveranno sulla scheda a giugno. Berlusconi non..

Per Cracolici il Ponte “va difeso soprattutto da Salvini”

"Io l’idea del Ponte sullo Stretto la difendo come ho sempre fatto, ma la difendo soprattutto da chi la sta portando avanti molto male, il ministro Matteo Salvini che ha trasformato un tema importante in un argomento di scontro politico”. Antonello Cracolici, presidente della commissione Antimafia dell’assemblea regionale siciliana, il dalemiano di Sicilia, con sei legislature da deputato (come si chiamano all’Ars i consiglieri regionali) sulle spalle, eternità di foresta della sinistra sull’isola, è uno che per quel che riguarda le cose che succedono da quelle parti può permettersi di dire ciò che vuole. Se per la segretaria del Pd Elly Schlein il Ponte sullo Stretto è “dannoso e anacronistico”, secondo Cracolici invece un ponte “non è né di destra, né di sinistra, non può e non deve essere una..

Meloni e Tajani affondano
Salvini sul terzo mandato

“Addio De Luca!”, un senatore maggioranza esce dalla commissione Affari costituzionali poco prima del voto e, a passo veloce e sfuggendo ai cronisti, pronuncia ad alta voce queste parole. In realtà, addio Vincenzo De Luca ma anche addio Michele Emiliano, Stefano Bonaccini, Luca Zaia, Giovanni Toti, Massimiliano Fedriga. Addio a tanti governatori che aspiravano al terzo mandato. Nessuno di loro di Fratelli d'Italia. Finisce così la partita in commissione sull'emendamento pro Zaia della Lega. La conta restituisce questi numeri: 16 voti contrari 4 favorevoli, un astenuto. A favore della norma pro Zaia solo i tre senatori leghisti e l’unico senatore di Italia Viva. Tutta la maggioranza, tranne il Carroccio, ha votato contro la Lega. Azione si è astenuta. Contrarie le altre opposizioni: M5s e Avs, che lo avevano annunciato, e..

Gerenza

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