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La congiura dei lillipuziani blocca la giunta di Lagalla

Ma come può l’Udc, un partito del 3,7% alle ultime Amministrative, che esprime già il sindaco della città (guai a dimenticarsene: Lagalla ha aderito a settembre 2021), rivendicare la presenza di un assessore in giunta? Come? I lillipuziani del centro stanno bloccando la macchina amministrativa di Palermo, che ha tanti di quei problemi che non basterebbero due legislature per risolverli. Un posto in giunta, la guida di una partecipata: sono questi gli interessi ‘superiori’ della politica che non hanno consentito la nomina degli assessori, richiesta – per amor di patria – anche dall’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice. L’Udc è uno di quei partitini che ha avuto anche troppo dalla vita. Non è l’unico, per carità. Ma sembra la reminiscenza imbruttita della Dc, che in nome di un vecchio blasone..

Draghi, il Paese è più grande di Conte: non puoi disertare

In un’intervista a Milano Finanza, Franco Bernabè, espressione intelligente e navigata della classe dirigente nazionale (oggi si usa dire establishment) spiega, con grande efficacia, come l’uscita di scena di Draghi farebbe felice Putin, anzi ipotizza che anche questa crisi, come avvenuto in passato su altre vicende, possa avere a che fare con l’attività di influenza dell’intelligence russa. E poi ci sono le catastrofiche reazioni sui mercati, e poi gli investitori, e poi il rischio della paralisi. E poi le accuse a certi partiti. Però, a fronte di questo scenario, Bernabè, che di Draghi è un estimatore e a palazzo Chigi è molto stimato (l’articolo è stato apprezzato e segnalato da qualche collaboratore del premier), non lo invita calorosamente a rimanere in nome di un bene del Paese più grande delle..

Che ce ne facciamo di Draghi se abbiamo già Patuanelli?

Questi guizzanti tonnetti arrivati alle istituzioni in bermuda e infradito sbalordiscono quando un premier che ha una storia, una competenza, una reputazione, decide di sottrarsi al calcinculo da giostraio

Potevo lasciare Palermo. Ma resto a cantarne la bellezza

Ogni tanto mi soffermo a guardare a ritroso...gli anni spesi a lavorare al Centro sociale con Franco, con i ragazzi dell'Albergheria; la fatica di lavorare nel teatro della mia città; la fatica di non avere un luogo dove fare crescere un teatro fatto bene, alto...e i miei studi andati in malora, poi ripresi, ultimati. Unica costante di questo percorso così periglioso, mi sono accorta che è stata...e ancora lo è...l'amore, l'amore per la mia città. Avrei potuto ultimare gli studi e andare via, avrei potuto esportare il canto popolare in Germania, Inghilterra...ma sono qui e sono restata qui. E la guardo, ogni mattina, la mia città, svegliarsi con le sue grida e facce stanche...con i suoi abbracci, i va travagghiu, 'nni viriemu, t' 'è diri na cosa...'un mi fari scujrdari;..

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