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L’insopportabile retorica della Palermo che cambia

Sarebbe bene scrivere le cose fuori dall’onda emozionale, però. Però Palermo è questa, Palermo è la stessa di sempre, e quando il 23 maggio ci emozioniamo all’applauso all’albero Falcone fingiamo di non sapere che quelle diecimila persone non sono rappresentative di niente, sono una goccia nel mare della milionata di gente che vive come sempre ha vissuto e sempre vivrà, fottendosene di tutto e di tutti, e questo, attenzione, a prescindere da Orlando, Lagalla o Miceli. Palermo è Palermo indipendentemente dalla sua guida. Palermo è il presidente di seggio che non si presenta al seggio perché forse gli secca e deve andare a mare, Palermo si eccita per il Palermo che forse stasera va in B e per poco altro, Palermo è quella di quaranta, trenta, vent’anni fa. Lo zoccolo..

Musumeci ha fatto della giunta un monocolore elettorale

S’era detto fiducioso nell’unità del centrodestra, Nello Musumeci. Allontanando, così, possibili divisioni: “Nessuna contesa - aveva chiarito dal palco di Fratelli d’Italia, a Milano, durante l’Assemblea programmatica del partito -, c'è soltanto la necessità di fare chiarezza. Sono convinto che i leader delle forze politiche del centrodestra troveranno le ragioni che uniscono”. Oltre alla buona volontà dei leader nazionali, però, servirebbe anche la sua. Invece la mossa sperimentata ieri – cioè la nomina di un suo fedelissimo, Alessandro Aricò, alla guida dell’assessorato alla Formazione professionale – è la pietra tombale sui rapporti col resto della coalizione. E la conferma spietata che Musumeci non ha alcun tipo d’interesse a trovare “le ragioni che uniscono”. Bensì a coltivare i propri, di interessi. La sua giunta è ormai monocolore: ad eccezione di Scavone,..

Santori, santoni,
propaganda e cotillon

Santoni & Santori. Propaganda & Cotillon. La danza della democratura, per dirla con Eduardo Galeano, lo scrittore uruguaiano de “Las venas abiertas de América Latina”. Uno che aveva sperimentato sulla sua pelle che talvolta la democrazia può convivere con la dittatura, mescolarsi in una sola parola. Fino ad arrivare ad una data fatidica, il punto di svolta del modello di sistema politico. Lui che aveva vissuto di persona il golpe militare in Uruguay nel 1973 e poi quello dei generali in Argentina nel 1976.  E che per due volte era finito nella lista nera dei condannati dagli “squadroni della morte”. Noi il cotillon della democratura lo vediamo in tv. Ballando con stelle scadenti che già a guardarle danno la misura dello spirito del tempo. E anche del luogo. In Italia..

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