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Tragiche e piccanti. Memorie di guerra tra Palermo e Prizzi

In questi giorni di guerra mi sono ricordato di alcune cose che mi raccontava mia madre, ai tempi della mia adolescenza o poco meno. Lei, ed un gruppetto di compagne di classe, evidentemente insofferenti alla disciplina scolastica, erano solite snocciolare una sorta di filastrocca (parodia della omonima preghiera) che, pressappoco, suonava così: “Ave Maria, grazia plena, fa che venga la sirena, fa che venga l’inglesino nell’ora di latino e poi l’americano nell’ora di italiano…”. Non ricordo come proseguiva, ma il senso mi era più che chiaro. Insomma, auspicavano l’arrivo dei bombardieri degli Alleati, per sottrarsi a qualche brutto voto, o cose del genere. Da ragazzino ci ridevo sopra, ma ripensando a quel racconto, ripensandoci oggi, mi sono detto che dovevano essere proprio delle pazze incoscienti, lei e questo gruppetto di ragazze...

Sul teatro della guerra ciascuno recita la sua parte

A ciascuno la sua parte. Nella commedia dell’assurdo messa in scena a Montecitorio e altrove. Nonostante la tragedia che incombe. Nonostante si annunci una notte popolata di mostri in Europa. Perché una volta calato il sipario sull’atteso collegamento video del presidente ucraino Zelensky col parlamento italiano, sulla replica del presidente del consiglio Draghi e sui discorsi di circostanza dei padroni di casa, Fico e Casellati, resta solo il desencanto. Il disgusto di continuare ad assistere impotenti a una cattiva recita, a un ipocrita gioco delle parti che più che a Pirandello rimanda a Flaiano. Ancora una volta in Italia la situazione è grave. Sempre più grave. Ma non sembra seria. Sarà per l’evento Zelensky subito trasformato in avvento dall’informazione mainstream: ecco a voi l’eroe del momento offerto sull’altare del piccolo..

Solo avanspettacolo. ‘A mossa di Orlando non salva i teatri

La mossa di destinare 2,9 milioni al Teatro Biondo e al Teatro Massimo, allo scopo di salvarli da un fallimento certo, è solo una mossa, appunto. Da avanspettacolo. La carta della disperazione per dire di aver fatto qualcosa, magari conquistando qualche applauso della claque o di chi crede davvero che Palermo è culturalmente risorta sotto la guida del suo professore. Ma Orlando sa bene che i suoi propositi, buoni e furbi al contempo, sbattono su uno scoglio: il Consiglio comunale. Quel luogo dove ha aleggiato a lungo lo spettro della sfiducia e dove il sindaco, ormai da mesi, non gode della maggioranza né di uno straccio di considerazione. Perché una parte dei tre milioni destinati ai teatri, la maggior parte (tranne il mezzo milione incassato con la tassa di soggiorno,..

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