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La favola malinconica del Santo che suda ad Agira

Nella favola del Santo che suda, ad Agira, una stilla di dolce malinconia. Il priore che per primo ha raccolto il prodigio di San Filippo il Nero lascia la sua Abbazia. Il patrono di Agira, la cui sacra effigie più volte, senza mano umana, s’è intrisa da sé di un sudore simile ai preziosi olii dei riti antichi, vede andare via – in altra sede – don Giuseppe La Giusa. Rispettoso degli ordini dettati dal proprio vescovo, il mite ragazzo cui la Fede ha dato il fardello di una struggente responsabilità – contemplare un legno in preghiera, la Statua del Santo che suda – prosegue il suo cammino là dove il dovere impone, lontano dalla chiesa che l’ha visto bimbo, dai banchi dove è diventato sacerdote nel patto eterno tra..

Le molte indecenze
di Palermo
viste dal monopattino

Ero in piazza Magione, a Palermo, e ho cercato di muovere quattro passi tra bottiglie rotte, cartacce, lattine e altri rifiuti abbandonati da persone che vivono vite infelici. Perché solo chi è infelice può pensare che un mondo lordo sia il posto ideale in cui stare e al quale dedicare disattenzioni ad hoc. Poi ho percorso col mio monopattino i cinque chilometri che mi separavano da casa utilizzando le poche vie ciclabili della città – tutte criticate senza imbarazzo da un’intellighenzia prêt-à-porter che è una vera metastasi culturale – e ho rischiato di essere investito da una signora che dava più attenzioni al suo telefonino che alla strada. Ha frenato all’ultimo istante e, risentita per essere stata distratta dalla sua conversazione, mi ha incautamente guardato male: sui trenta secondi seguenti..

Non solo volgare,
anche pallonaro.
Storia di un balilla

L’assessore Manlio Messina avrebbe bisogno di un bel bagno d’umiltà. Secondo il responsabile del Turismo, è merito del governo Musumeci e “dell’efficacia degli incentivi e delle azioni di promozione messi in campo con il progetto See Sicily”, se la Sicilia risulta fra le prime destinazioni estive (a luglio +6% di arrivi rispetto al 2019). Ma di questo Messina non ha prove. O se la ha, non le cita. Con le dovute premesse del caso – ben vengano i turisti in Sicilia – il fenomeno meriterebbe un’analisi più ampia e più veritiera: chi arriva nell’Isola, da un paio d’estati a questa parte, lo fa perché altrove non può andare. In molti Paesi (gli Stati Uniti, ad esempio) è ancora in vigore il Travel Ban: cioè il divieto di viaggiare. Mentre per..

Gerenza

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