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Dentro il libro porno di Palamara ci sono pure reati

“Tutto questo avrà senso nella seconda parte...” Riassunto delle puntate precedenti: Un virus trojan, inoculato (ipse dixit!) all'interno del cellulare di un facilitatore di importanti incarichi giudiziari, rivela uno scenario apocalittico. L'Italia intera scopre qualcosa che già sapeva da molto tempo... Nella magistratura non vi era incarico di rilievo che non fosse determinato, condizionato e sottomesso al volere (se non allo strapotere) di pochi oligarchi. Muovendo dall'idea che la pluralità ideologica sarebbe il sale della democrazia partecipativa, essi avevano assaltato le saline istituzionali impossessandosene. Il facilitatore - radiato dal "Sistema" con un istantaneo ed esemplare processo disciplinare - non accettava la sua punizione ed elevava lo scontro pubblicando un libro a luci rosse. Pagina dopo pagina, sapientemente guidato dal filo di Arianna del suo mentore, il facilitatore raccontava di quanti..

Leader e partiti: queste le pagelle dopo il crack

Se si fa a chi ha vinto e a chi ha perso – un giochino non sempre intelligente – allo stato odierno dell’arte, in attesa di ciò che succederà dopo l’incarico a Draghi, al primo posto assoluto della strampalata gara che si è giocata per diverse settimane sulla pelle del Paese, in un campo chiuso, lontano ed estraneo al mondo reale, direi che il primo classificato in assoluto è Renzi. Il rottamatore, usando questa volta i mezzi più micidiali messi a punto magari nel corso della frequentazione con wahabbiti sauditi, dai quali sono venute le prime cinture esplosive, si è fatto saltare in aria insieme ai partiti che sostenevano Conte. Il senatore toscano può ben rivendicare il merito di aver accelerato il processo di frantumazione del Movimento cinque stelle, già..

Quando i compagnucci
silurarono
Giovanni Falcone

Nel gennaio del 1992 si verificarono due eventi di notevole rilievo per la storia del Paese e della Sicilia in particolare. Il 20 di quel mese, il Parlamento convertì in legge il decreto che istituiva la Direzione nazionale antimafia. Arrivava al traguardo l’iniziativa del governo presieduto da Andreotti, con Martelli ministro di Grazia e Giustizia e veniva coronato da successo l’impegno tenace di Falcone che aveva puntato alla creazione di una struttura unitaria di coordinamento delle iniziative di contrasto alla mafia. Il percorso verso il voto finale della Camera dei deputati era stato tutt’altro che agevole. Si erano dovute, infatti, superare riserve e ostilità provenienti dal versante politico e da quello giudiziario. La necessità di coordinare le indagini sui crimini mafiosi era stata avvistata, se pure non in forma organica,..

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