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L’eleganza di una donna che amava le vaghe stelle dell’Orsa

Separato, da un vicolo quasi invisibile, dal Palazzo di Città, Palazzo Montaperto, ovverossia Palazzo Zirafa, o Istituto Zirafa, non mostra nella facciata alcun particolare architettonico che ne ricordi i fasti e gli splendori passati. E non è stato, certamente, il tempo a cancellarli. Chissà chi e chissà perché lo ha reso anonimo (ora è cadente e disabitato) ed insignificante come una comune dimora borghese degli inizi del novecento. Come sia passato ai Zirafa dai baroni di Montaperto (munifici signori che hanno regalato alla città la torre campanaria a completamento del duomo normanno) non mi è dato saperlo, né se tra i Montaperto e gli Zirafa ci siano stati altri proprietari dell'immobile. So per certo che una volta al posto di quelle banalissime persiane c'erano finestre bifore e balconi panciuti. Per..

Tutti parlano di Draghi. Ma è un governo che non nascerà

Draghi è il governo che non c’è: evocato, temuto, strumentalizzato, ma il governo Draghi non c’è. Non è alle viste, né nei propositi dei due protagonisti che potrebbero costruirlo, Mattarella e Draghi stesso. A Draghi pensa Matteo Renzi per disarcionare l’odiato Conte, sospettato di voler fondare un partito destinato a fare a polpette i cespugli del centro-sinistra. Anche Salvini parla di Draghi perché Giorgetti gli ha spiegato che conviene così. Il resto è riflesso condizionato: governo Draghi perché ricorda Ciampi, un po’ Dini, un po’ Monti, nelle curve pericolose della repubblica c’è sempre un tecnico della Provvidenza. Stavolta non sarà così. E le ragioni le spiega bene chi conosce Draghi. L’ex governatore non è una riserva della repubblica alla Ciampi, né un tecnico alla Monti, né un gran commis alla..

L’epilogo di un governo imbarazzante nel segno di Casalino

La misura è colma, il tempo per continuare a prendere in giro gli italiani finito. Questo governo fuori dalla realtà, questo premier egocentrico e mai consapevole del confine sottile che separa la dignità dalla vergogna hanno i giorni contati. Perché se a marzo poteva essere concesso tempo a metà dicembre questo Dpcm è inaccettabile. È inaccettabile che il 4 dicembre si siano date regole per un "Natale sereno" salvo poi cambiarle lasciando un Paese in attesa di conoscere il proprio destino nella tarda serata di venerdì 18 dicembre. È inaccettabile il ritardo costruito ad arte dal 'Casalino show' che a botte di "fra poco" e inquadrature improbabili preferisce il circo mediatico alla sobrietà che il momento imporrebbe. È inaccettabile sfinire con confusione e arroganza gli italiani preoccupati del loro destino,..

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