L’ingenuo Salvini gli offrì il nido
e il cuculo Vannacci lo defenestrò
di Salvatore Merlo per Il Foglio
Apprendista stregone qual fu, Matteo Salvini oggi a causa del suo mal piange se stesso. Ora, infatti, dice “mi freghi una volta non due”, ma fu cieco quando, scambiando le vendite di un libro per voti e le sparate in tv per suffragi, fece della Lega il piedistallo su cui Roberto Vannacci s’è fatto monumento a cavallo, vagheggiando già sondaggi per seggi. Era allora soltanto autore di un pamphlet bizzarro sul mondo alla rovescia ma ritrovandosi capolista alle europee, prendendosi il simbolo, i voti, l’impalcatura di un partito costruito daUmberto Bossi in trent’anni di sudore e canottiere, Vannacci era già corda con cui il povero Salvini si destinava a ritrovarsi legato mani e piedi. Tessera consegnata di sua mano nell’aprile 2025, promozione a vicesegretario un mese dopo con la contrarietà..