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La danza di Orlando
attorno ad Arcuri

Nel comune di Palermo governato da Leoluca Orlando, immacolatissimo campione dell’antimafia chiodata, è successo dell’incredibile: un comitato d’affari avrebbe piantato le tende dentro l’assessorato dell’Edilizia Privata. Sette arresti. Per carità, siamo ancora nelle prime fasi dell’indagine ma Orlando una spiegazione deve darla. Al suo fianco c’è stato da sempre Emilio Arcuri. Che, manco a dirlo, il sindaco ha riportato al vertice dell’Edilizia Privata due settimane fa. Prima lo aveva destituito e poi lo ha richiamato: prima Arcuri era buono, poi è diventato ingombrante, poi di nuovo buono. Poche ore fa, comunque, le porte girevoli si sono fermate: Arcuri, dopo avere annusato l’aria che tira, ha rinunciato. Ma la domanda resta: quale mistero nasconde la schizofrenica danza di Orlando attorno all’uomo che per vent’anni ha amministrato l’edilizia di Palermo?

Musumeci contagiato
dal virus del bullismo

Beh, una volta può succedere: chi non ha mai sbagliato scagli la prima pietra. Ma Nello Musumeci – eletto presidente della Regione perché pacato, riflessivo e di buon senso – si è rivelato all’improvviso un tipo irascibile e soprattutto imprudente. La settimana scorsa ha aggredito senza motivo un magistrato della Corte dei Conti: una gaffe imperdonabile per un uomo delle istituzioni. Ieri, trovandosi sotto i riflettori a causa del coronavirus, si è lasciato andare a considerazioni a dir poco eccessive: ha invitato i turisti del Nord a tenersi lontani dalla Sicilia. “Parole malate”, le ha definite Emanuele Lauria su la Repubblica. Ma che gli succede? Delle due l’una. O si prende atto che lui il governatore non lo sa fare, oppure si scopre che l’impresentabile assessore, con il quale divide..

Coronavirus, è l’ora
di abbassare le luci

Chi si guardò si salvò. Mai smentire il vecchio proverbio, ma forse è venuto il momento di guardare al coronavirus con un supplemento di razionalità. La Cina dice che la carica aggressiva del contagio si sta attenuando. Le statistiche dicono che, per l’80 per cento, si esce dall’infezione senza gravi conseguenze. L’indice di mortalità dimostra che le vittime stroncate dal male avevano quasi tutte una certa età e situazioni patologiche già molto compromesse. Probabilmente ha ragione chi sostiene che siamo di fronte a un’epidemia poco più selvaggia delle normali influenze stagionali. Domanda: e se cominciassimo ad allentare la morsa dell’allarmismo e a prendere atto che la situazione non è poi così grave come si vuole fare credere? Attenzione: se non si riduce la febbre da panico, va in fumo la..

La sanità pubblica
alla prova del fuoco

Nessuno più di noi ha apprezzato i toni pacati dell’assessore Ruggero Razza e le parole rassicuranti del presidente della Regione. Ma ora è tempo di approntare hic et nunc le misure necessarie per circoscrivere e immunizzare l’ambiente dove la turista bergamasca si è mossa dopo il suo arrivo a Palermo. Gli specialisti dell’ospedale “Cervello” sapranno certamente come assistere al meglio la paziente ricoverata stanotte in un reparto già attrezzato per l’emergenza. Ma qui ed ora si vedrà se la sanità pubblica è in grado di sopportare il peso straordinario di un virus di cui finora nessuno conosce a fondo la malvagità e la capacità di espandersi. Sarà una prova del fuoco anche per chi amministra Palermo. La donna contagiata era ospite di un albergo del centro storico. Possiamo evitare oggi..

Le anime belle
del governatore

C’è sempre un doppio fondo nel moralismo della cosiddetta società civile. Bastava vedere ieri con quanto slancio le anime belle hanno elevato un monumento a Nello Musumeci: gli hanno attribuito il merito di avere cacciato, dalla segreteria dell’assessorato all’Agricoltura, Francesco Mineo, un rudere della politica che le intercettazioni avevano mostrato in buoni rapporti con un boss arrestato a Palermo. Complimenti. Ma c’è un però. Agitando il turibolo dell’incenso, i perbenisti della società civile hanno finito per oscurare una gaffe istituzionale che forse avrebbe meritato una più attenta considerazione. La ricorderete certamente: irritato dal fatto che la Corte dei Conti aveva fatto a pezzi un documento preparato dal suo bullo di fiducia, il governatore ha criminalizzato il dissenso e si è scagliato contro uno dei magistrati contabili. Una gaffe imperdonabile.

L’invincibile armata
dei commissari regionali

Il dottor Bernardo Campo, funzionario direttivo della Regione, sarà certamente all’altezza del compito, ma quando chiuderemo la repubblica dei commissari? L’assessore al Turismo, Manlio Messina, ha appena consegnato nelle mani di Campo la prestigiosa Taormina Arte che annovera tra le sue perle il Festival Film estivo e altre manifestazioni di livello internazionale. Il neo commissario fa parte della segreteria tecnica di Messina e prima di essere destinato al vertice di TaoArte ha ricoperto lo stesso incarico al Parco archeologico della Valle dei Templi. E’ un uomo per tutti i commissariamenti. Danza dall’archeologia allo spettacolo, dalla musica al cinema, dal teatro ai grandi eventi. Beato lui. Ma che ha fatto di male la Sicilia per essere governata da un circolo di funzionari scelti non per le competenze ma per un giuramento..

In difesa del bullo
contro il magistrato

Si chiama “criminalizzazione del dissenso”. Ed è l’arte della quale ha fatto abbondante uso, ai tempi dell’antimafia chiodata, Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. Quando un avversario gli muoveva una critica, lui non entrava nel merito delle cose. Spocchiosamente sosteneva che la contestazione “faceva obiettivamente il gioco della mafia”. Chi avrebbe mai immaginato che quell’arma, politicamente così meschina, venisse usata anche da Nello Musumeci? Non sapendo come coprirsi la faccia dopo che la Corte dei Conti ha definito carta straccia il documento di programmazione approntato dal suo bullo di fiducia, il governatore non è entrato nel merito delle contestazioni. Si è limitato a criminalizzare uno dei magistrati contabili – “è di sinistra” – con la segreta speranza di delegittimare ogni osservazione che la Corte da ora in avanti farà ai bilanci..

E vissero tutti
felici e contenti

Toc toc: verrebbe voglia di bussare al portone di Palazzo dei Normanni per chiedere ai deputati dell’Assemblea regionale quale legge stiano incardinando, quale piano strategico per la Sicilia stiano mettendo a punto. Ma da quell’aula non arriva alcun segno di vitalità. Solo cosette di ordinaria amministrazione. L’opposizione grillina non conosce altra battaglia se non quella dei vitalizi, da esibire al grido di onestà-tà-tà. Mentre il vecchio Pd riesce a spendersi e a macerarsi solo nelle risse interne, soprattutto ora che si dovrà eleggere il nuovo segretario. E poi c’è il governo, con la sua traballante maggioranza. Già, che fa il governo? Niente. Dice che la colpa dell’immobilismo è dell’Ars che non riesce ad abolire il voto segreto. E l’Ars replica accusando la giunta di non sapere approntare nemmeno una riforma...

Pd e Cinque stelle
giustizialisti al potere

Ci pensi bene Matteo Renzi. Mandare a casa Alfonso Bonafede, ministro per caso, sarebbe di per sé un gesto di civiltà: dimostreremmo alle future generazioni che in politica uno non vale uno e che l’ignoranza al potere fa solo danni. Ma la mozione di sfiducia nei confronti del Guardasigilli non risolve il problema. La legge sulla prescrizione resterebbe in piedi e sarebbe la fine dello stato di diritto. Chi sarà mai in grado di sopportare un processo i cui tempi si possono dilatare all’infinito? Già la malagiustizia è una minaccia per tutti, in particolar modo per i cittadini onesti. Figurarsi che cosa diventerebbe se sparisse il limite oltre il quale tutto si azzera. Ci pensi bene Renzi. Provi intanto a stanare il Pd. Mostri al paese che gli uomini di..

Renzi si è arreso
Vince Bonafede

Che delusione questo Renzi. E che pena questi di Italia Viva, rivoluzionari di governo e sottogoverno. Avevano fatto credere che sulla prescrizione imposta all’Italia dal manettaro Bonafede, ministro per caso della Giustizia, avrebbero combattuto la battaglia dei giusti e l’avrebbero portata fino alle estreme conseguenze: perinde ac cadaver, secondo il motto di Ignazio di Loyola, padre fondatore dei gesuiti. Invece è bastato che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, agitasse lo spettro di una crisi e la pattuglia degli indomiti si è trasformata in pappa molla. La logica della poltrona è prevalsa sulla questione di principio e il venticello caldo del potere ha finito per avvolgere e travolgere ogni ragione di civiltà giuridica. Altro che partito “moderato e garantista”. Con la sua giravolta Renzi garantisce solo il manettaro Bonafede, ministro..

Gerenza

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