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Quelli che usano
la foglia di fico

"Ma chi poteva prevedere questo disastro?". E’ la foglia di fico che di fronte all’emergenza va per la maggiore. Serve alla politica per giustificare i propri ritardi e le proprie ruberie. E serve a tutte quelle aziende – come Fastweb per esempio – che avrebbero dovuto assicurarci un servizio e invece vanno puntualmente in tilt. Pensate agli impiegati regionali costretti a lavorare in ufficio, con tutti i pericoli del caso, perché chi ne aveva la responsabilità non ha saputo attrezzare, prima del coronavirus, un sistema di smart working che consentisse il lavoro da casa ed evitasse rischiose presenze in ambienti non ancora sanificati. Già, nessuno poteva prevedere il disastro. Ma prima o poi si dovrà identificare il figlio di puttana che, per un gioco di potere, ha smantellato Sicilia Digitale,..

E’ sbarcato in Sicilia
il vescovo Giansenio

E’ difficile stabilire se la chiusura domenicale imposta da Nello Musumeci ai supermercati sia stata una decisione saggia e, soprattutto, efficace. Di certo il Governatore ha agito con l’obiettivo di alzare un argine alla diffusione del coronavirus in terra di Sicilia. Resta il fatto però che l’ordinanza – in contro corrente rispetto ai decreti del governo nazionale – ha finito per seminare nuove timori e ha costretto la gente a interminabili code, sabato, pur di accaparrarsi viveri e generi di prima necessità. Un altro sacrificio, pazienza. Affiora tuttavia un dubbio. Che stia facendosi strada una sorta di giansenismo, quasi una mistica del rigore. Provate a rileggere Giansenio. La sua teologia muoveva dal principio che nell’animo di ogni uomo ci fosse una tendenza alla perversione. E lui, da vescovo, voleva raddrizzare..

Dove ci porterà
la retorica del rigore

Nei tempi neri del flagello ogni rigore è sacrosanto. Attenti però a non impupare obblighi e doveri con il vestitino della retorica; o, peggio, del fanatismo. Che Nello Musumeci, governatore della Sicilia, si preoccupi di frenare con tutti i mezzi l’avanzata del coronavirus ci sta, eccome. Con un piccolo sforzo si può anche accettare la mobilitazione dell’esercito o la stretta sull’orario dei negozi e sulle passeggiate sotto casa, con o senza cane. Ma che senso ha scrivere in una ordinanza che per fare la spesa al supermercato si può scendere solo una volta al giorno? Chi controllerà la signora che ha fatto una scorta di pasta ma ha dimenticato di prendere l’olio e torna indietro? Stiamo attenti con la dittatura del virus. Perché, di restrizione in restrizione, finirà che non..

La divina onnipotenza
di Grillo e dei grillini

Volevano la decrescita felice e siamo a distanza di un metro dal camposanto. Volevano manette per tutti, presunti colpevoli e presunti innocenti. E hanno messo agli arresti domiciliari cinquanta milioni di italiani. Volevano il reddito di cittadinanza per le fasce più estese. E da domani, causa coronavirus, avremo masse oceaniche di disoccupati ai quali garantire la sopravvivenza. Volevano la nazionalizzazione di quel disastro chiamato Alitalia e siamo lì per lì. Volevano una democrazia digitale governata da Rousseau, un sistema tenuto in mano dalla Casaleggio Associati. E il Parlamento è alle soglie di una decisione epocale: per prevenire i contagi, deputati e senatori sostituiranno i lavori d’aula con uno smart working inventato apposta per loro: da Davide Casaleggio, va da sé. Volevano cambiare il mondo e abbiamo già un nuovo Dio:..

Chi aiuta la Sicilia
di lava e di miele?

Che Sicilia troveremo tra sei mesi, quando questa immane tragedia sarà passata? Siamo di fronte a un vulcano in eruzione ed è difficile prevedere quali colate di lava travolgeranno paesi e campagne. E’ certo però che nessuno, soprattutto dalle nostre parti, ha provato finora a gettare uno sguardo oltre l’emergenza. Il presidente Musumeci e l’assessore Razza fanno di tutto per attrezzare i presidi ospedalieri. Ma poi? Da qui all’estate affioreranno le ferite più strazianti: vedremo le macerie del turismo, la disperazione degli stagionali, la decimazione dei precari, la disfatta degli autonomi. Basterà il patriottismo caramelloso, un canto dai balconi o lo sventolio del tricolore per dirci che tutto tornerà come prima? La Sicilia “di lava e di miele” è una bella immagine letteraria. La inventò Gesualdo Bufalino. Ma la realtà..

Ma il virus cambia
la mappa del bisogno

Lo diciamo con tutto il rispetto di chi non aveva da mangiare e cercava cibo per sé e per i propri figli; di quelli che non avevano una casa e cercavano un tetto sotto il quale dormire; di quelli che la malasorte aveva gettato nella disperazione e cercavano di riconquistare un minimo di dignità. Ma a fronte di chi aveva reale bisogno di aiuto, c’era anche una fascia di furbi che un lavoro – faticoso, disagiato, nero, precario – comunque l’aveva e lo ha abbandonato per distendersi su un divano e incassare il reddito di cittadinanza. Da oggi, a causa del coronavirus, ci saranno da un lato gli operai licenziati o messi in cassa integrazione, i lavoratori autonomi che nessuno paga, gli albergatori con le cambiali in scadenza. E dall’altro..

Se tra Salvini e Renzi
il più credibile è Fiorello

La verità più sgradevole si nasconde spesso in un dettaglio. Fateci caso. Non è Matteo Salvini, con la sua boria e la sua popolarità, che vi invita dai teleschermi a restare a casa, a osservare con puntiglio e senso civico le direttive emanate dal governo per fronteggiare l’avanzata maledetta del coronavirus. Non è Luigi Di Maio, con i suoi sorrisetti finti e affettati, che vi consiglia di starvene a casa per evitare un dilagare insensato del contagio. E non è Matteo Renzi, con le sue prediche arroganti e spocchiosette, che vi suggerisce un galateo dell’emergenza. No. A parte Giuseppe Conte, chiamato a quel ruolo da un gravoso dovere istituzionale, nessun altro uomo politico sente di avere la credibilità necessaria per parlare al popolo e convincerlo della necessità di fare i..

Ce la caveremo?
Spes contra spem

Chi ci salverà? Il coronavirus avanza. Inesorabile. Le strutture sanitarie resistono, ma fino a quando? Chi ci governa non tiene più in pugno la situazione: semina panico, allarme e soprattutto confusione. Le scene che si sono viste ieri sera alla stazione di Milano spingono il paese verso una malinconia collettiva, verso una sfiducia generalizzata, verso una inquietudine di massa. Chi ci salverà? Il premier Conte, il ministro Speranza, il malmesso Zingaretti, l’insicuro Musumeci? Crederemo ancora alla favola scellerata dell’antipolitica o della decrescita felice? Precipitiamo verso il fondo senza mai toccare il fondo. Viviamo in un clima penitenziale. Respiriamo un’aria di grande guerra. Le parole che usiamo – coprifuoco, zona rossa – rivelano che siamo in stato di assedio, accerchiati da un nemico invisibile. Ce la faremo? Sì, ce la faremo...

Se anche Orlando
somiglia a Crocetta

Non sempre basta un gioco di parole per cambiare faccia alla realtà. Pure i bambinetti dell’asilo sanno che l’inchiesta della procura sugli scandali dell’Edilizia privata al Comune di Palermo è stato un brutto colpo per la credibilità del sindaco Leoluca Orlando e per la sua storia di paladino dell’antimafia. Ma lui la vede diversamente. Dice che il blitz, con sette arresti, è stato “un fascio di luce”: gli ha fatto vedere ciò che per trent’anni lui non aveva visto. Di conseguenza è passato, come se nulla fosse, al rimpasto. Ha segato Arcuri e lo ha rimpiazzato con Di Dio, ha nominato due nuovi assessori, quello che era sotto lo ha messo sopra e quello che era sopra lo ha portato sotto. Ricordate? Fare rimpasti era l’esercizio più amato da Rosario..

Ciò che il sindaco
non ha saputo fare

La prima tentazione sarebbe quella di risuscitare il fanatismo gesuita che il giovane Leoluca Orlando, negli anni dell’antimafia chiodata, aveva scolpito in una formula acida e screziata: “Il sospetto è l’anticamera della verità”. Ma sarebbe un esercizio sterile. Giustizialista, appunto. L’inchiesta della Procura sul comitato d’affari che aveva messo le tende dentro il comune di Palermo ha già scoperchiato un pentolone maleodorante di intrighi e mazzette; ha assegnato le prime colpe e le prime responsabilità; ha sfiorato Emilio Arcuri, antico sovrastante dell’Edilizia Privata, ma ha lasciato indenne il sindaco che da oltre un quarto di secolo governa questa infelicissima città. Eppure non ci si può fermare al fatto giudiziario. Orlando ha avuto trent’anni di tempo per ripulire il Comune delle vecchie croste cianciminiane. Non l’ha fatto. Non l’ha saputo fare.

Gerenza

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