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Un bilancio costruito
con gli assegni a vuoto

Convinti che i siciliani siano tutti citrulli e boccaloni, Nello Musumeci e il suo bullo di fiducia provano a costruire il bilancio della Regione con gli assegni a vuoto, con soldi ipotizzati ma inesistenti. La settimana scorsa avevano tentato di dare per acquisito un miliardo che in realtà dovranno consegnare allo Stato come contributo alla stabilità. I deputati dell’Ars li hanno presi a pernacchie, ovviamente, ma i due non hanno desistito e l’altra sera si sono inventati un altro gioco di azzardo: quello di prelevare un miliardo e mezzo di fondi europei, destinati alle infrastrutture, per dirottarli alla parrocchietta dell’Irfis e distribuirli come fossero pacchi di pasta, senza regole e senza graduatorie. Operazione che l’Europa difficilmente potrà consentire. Ma alle due volpi del governo questo dettaglio non importa. A loro..

La Regione, il bullo
e il falò delle vanità

Per due anni il bullo, il nostro amatissimo bullo è stato quasi sempre in trasferta. Il martedì volteggiava sui palazzi romani, tra Montecitorio e via XX Settembre, e millantava una fitta agenda di incontri con ministri e sottosegretari, con commissioni di merito e commissioni bilaterali. Ovviamente per il bene della Sicilia. Il mercoledì e il giovedì piritolleggiava tra Bruxelles e Strasburgo per definire accordi europei che, manco a dirlo, sarebbero stati strategici per lo sviluppo del Sud, isole comprese. Ieri però, nel corso di una drammatica seduta dell’Assemblea regionale, si è scoperto che “l’impomatato da Grand Hotel”, così lo chiamano nei piani alti della politica, non ha combinato una mazza né a Roma né a Bruxelles né a Strasburgo. Si è scoperto che la Sicilia non ha un euro in..

Musumeci, la finanziaria
e la banda che non c’è

Il presidente Musumeci e il suo bullo di fiducia si sono armati di elmetto e mascherina per predisporre una “finanziaria di guerra”. Prevedono una spesa di due miliardi. Ma c’è un dettaglio: i due miliardi non ci sono. I nostri eroi dovranno andare Roma, con il cappello in mano, e chiedere che Palazzo Chigi cancelli, con un tratto di penna, il debito di un miliardo e mezzo contratto dalla Regione con lo Stato. Un altro annuncio, pazienza. Ormai la Sicilia ci ha fatto il callo. Musumeci annuncia una cifra, come i cento milioni contro la fame, e poi si scopre che quella cifra non c’è; o ce n’è solo una parte. Ora i due eroi tentano il colpo grosso. Somigliano al sindaco di uno sperduto paesino che, desolato, andò incontro..

Il tempo ritrovato
del colonnello Nello

Lo diciamo con il cuore in mano. Se ce la caveremo con pochi morti e pochi feriti il merito sarà in massima parte di Nello Musumeci, il presidente della Regione che in questa terribile emergenza è stato padre e governatore, crocerossino e caporale di giornata, uomo della provvidenza e uomo del destino, un po’ piano Marshall e un po’ credere, obbedire, combattere. Ha mostrato zelo e determinazione, prontezza di riflessi e attitudine al comando. Non finiremo mai di ringraziarlo. Pensate che cosa sarebbe diventata negli ultimi due anni questa infelice Sicilia se il colonnello Nello, chiamiamolo amorevolmente così, avesse mostrato lo stesso zelo e la stessa sollecitudine nel disbrigo degli affari correnti. Invece, prima del coronavirus, i tempi erano diversi. Pensate: non gli sono bastati tredici mesi per trovare il..

Ma è il presidente
o un nuovo Re Sole?

Era un presidente della Regione garbato e poco conosciuto, appeso a una maggioranza risicata, mutevole e indisciplinata. Ma da quando fronteggia il coronavirus, ovviamente per il bene di tutti noi, volteggia nei cieli alti della gloria manco fosse il Re Sole. Sembrava un uomo riservato e lo ritrovi sui palcoscenici del varietà, da Omnibus a Barbara D’Urso. Sembrava un uomo mite e ti accorgi invece che passa i giorni a predicare rigore, a segnare i confini, a dare la caccia agli untori. Sembrava un tipo tranquillo e scopri che ostenta una insana, pettoruta voglia di comando su esercito e polizia. Dove arriverà? Il suo orizzonte è Palazzo Chigi: la contestazione gli regala visibilità. Si ricorderà un giorno che qui c’è una Sicilia disperata che invoca aiuto e che non sopporta..

Ma senza coraggio
nessuno si salverà

Visto che va di moda Churchill, accodiamoci: ci aspettano giorni di lacrime e sangue. Già si avverte il tambureggiare disperato di intere categorie rimaste senza lavoro. Già si sente il grido straziante di migliaia e migliaia di poveri cristi che non riescono più a combinare il pranzo con la cena. Che aspetta il presidente Musumeci a convocare il suo gabinetto di guerra per approntare in tempi stretti un piano economico di emergenza? Per il contrasto al coronavirus basta Ruggero Razza, valente assessore alla Salute. Gli altri facciano subito un censimento dei soldi che è possibile mettere insieme dopo avere cancellato i carrozzoni, gli sprechi e le clientele che ammorbano il bilancio della Regione. Serve molto coraggio, è vero. Ma Musumeci e il suo bullo di fiducia non possono dire che..

Trump ha i riservisti,
Conte chiami i divanisti

Tra le mille crisi portate dal coronavirus c’è anche quella dell’agricoltura. Ci sono generi di prima necessità, sparsi per le campagne, che se non vengono raccolti in tempo finiranno per marcire. E’ un’emergenza nell’emergenza, per la quale servono subito duecentomila lavoratori occasionali. Che non si trovano. I clandestini che c’erano sono scomparsi: troppe paure, troppe persecuzioni, troppi rischi. E molti di quelli che per vivere accettavano comunque i lavori pesanti, hanno preferito trovare un rifugio nel reddito di cittadinanza, inventato da Grillo e Di Maio per finanziare la campagna elettorale dei Cinque stelle. Ma non c’è un uomo di governo a cui venga in mente di prendere gli abili al lavoro, pagati dallo Stato per poltrire sul divano, e affidarli come braccianti agli agricoltori? Trump richiama i riservisti, Conte potrebbe..

Il tempo prezioso
di Nello Musumeci

Non finiremo mai di ringraziare il governatore Nello Musumeci per avere dato tutto se stesso nella lotta contro il coronavirus. Pensate, è andato persino da Barbara D’Urso e pur di predicare urbi et orbi le sacre ragioni della Sicilia ha fatto pure il suo bravo bagnetto nel trash. Hic genuflectur. Ma ieri, ahimè, si è distratto un momento dall’impegno contro l’epidemia. E lo ha fatto per acquisire al patrimonio della Regione le Terme di Acireale, un rudere da ristrutturare e da collocare poi sul mercato nella speranza che ci sia un privato in grado di tirare un carrozzone come questo fuori dalla palude. Per carità, Musumeci è catanese e Acireale è comprensibilmente nel suo cuore. Ma non avrebbe fatto molto di più per la Sicilia se avesse impiegato quel tempo..

Quelli che intanto
stanno sui divani

Era una marchetta elettorale, un vergognoso e spudorato voto di scambio. Ma loro, i grillini, lo avevano contrabbandato come la rivoluzione che avrebbe portato migliaia e migliaia di disoccupati alla conquista di un posto di lavoro. Ma di lavoro non ce n’era prima, non ce n’è ora e, con la crisi del coronavirus, non ce ne sarà nemmeno per gli anni a venire. Dispiace dirlo, ma con il reddito di cittadinanza i Cinque stelle hanno creato un esercito di privilegiati, comodamente distesi sui divani di casa, ai quali lo Stato consegna mensilmente un assegno di oltre settecento euro. E agli altri? Che cosa darà lo Stato a quelli che invece si alzavano ogni mattina per portare un tozzo di pane a casa e ora non hanno più dove sbattere la..

Ma la D’Urso non serve
a fronteggiare il disastro

A vederlo girare per televisioni sembra che il governatore Musumeci sia stato contagiato dallo stesso virus che ha colpito il sindaco di Messina, Cateno De Luca. E’ il virus dell’apparire. E di illudersi che basta una comparsata da Barbara D’Urso per credere e far credere che si è fatto tutto quello che c’era da fare. Invece no. C’è da gestire l’ordinaria amministrazione e c’è soprattutto da attrezzare questa povera Sicilia per i giorni ancora più neri, quando saremo chiamati a verificare le devastazioni sociali provocate dall’emergenza. La Regione non ha più un euro e prevedeva già, prima del coronavirus, un bilancio di lacrime e sangue. Anziché andare dalla D’Urso non sarebbe più utile e più urgente bussare a Palazzo Chigi e tentare di azzerare parte dei debiti che ci soffocano..

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