Sezioni Tematiche

Tria, il Governatore
e il dente del giudizio

Ora che Giovanni Tria, il ministro del Tesoro tanto odiato da Salvini, ha lasciato gli uffici di via XX Settembre, che ne sarà del giochino politico grazie al quale il bullo di Palazzo d’Orleans ha fatto credere al presidente Musumeci di avere una solida sponda con il governo di Roma? Lui sosteneva che Tria fosse un suo fraternissimo amico e che grazie a questa amicizia l’interlocuzione della Regione avrebbe conseguito innegabili vantaggi. E non aveva pudori. Quando Palazzo Chigi gli sbatteva la porta in faccia e lo rispediva a casa con le pive nel sacco lui narrava la favoletta secondo la quale non c’era comunque da strapparsi le vesti perché “l’amico Tria” avrebbe aggiustato ogni cosa. E Musumeci finiva per crederci. Ora che Tria è uscito di scena e il..

Granitico, marmoreo
e inutile: è Musumeci

Antonio Fraschilla, autorevole cronista di Repubblica, ci informa che l’Unione Europea ha scoperto il trucco di alcuni progetti presentati dalla Regione e ha chiuso la cassa. Palazzo d’Orleans voleva farsi finanziare opere già in costruzione: dai depuratori delle Eolie al “passante” di Palermo. E Bruxelles non solo ha cancellato contributi per 160 milioni ma ha pure bloccato tutti i pagamenti. “Un disastro”, annota Fraschilla. Ma il disastro non sembra turbare Nello Musumeci. Né tantomeno i vari assessori ormai costretti a stringere ulteriormente la cinghia: dopo il buco di 400 milioni, registrato a sorpresa dagli uffici del Bilancio, la batosta dell’Ue proprio non ci voleva. Si prepara una stagione di lacrime e sangue. Ma il governicchio di Palazzo d’Orleans sopravvive, granitico e marmoreo, alla propria indolenza: l’acqua lo bagna e il..

Aridateci un Toninelli
di cenere e incenso

Aridateci Toninelli. Sì proprio lui, l’imbranatissimo ministro delle Infrastrutture, il grillino dalla gaffe seriale, l’uomo che credeva nel tunnel del Brennero e lanciava appelli per l’auto elettrica da un Suv alimentato a diesel. Aridateci Toninelli perché non è giusto che sia l’unico a pagare per la sua specchiata incompetenza. Ma avete pensato ai guai che ci arriveranno da Gigino Di Maio e dal suo pellegrinare nell’ignoto pianeta delle feluche? Avete pensato ai danni che ci pioveranno addosso dall’acribia legislativa di Alfonso Bonafede, il ministro di Giustizia per il quale la giustizia è anche un’emozione? Aridateci Toninelli. Al limite cospargetegli il capo di cenere ma rimettetegli i peccati; poi concedetegli pure due fumi d’incenso: messo a confronto con Bonafede, vedrete che finirà per troneggiare. Vi apparirà un gigante della cultura e..

Bonafede riconfermato
Oggi è giorno di festa

Oggi è un giorno di festa. Alfonso Bonafede, ministro di Giustizia, è stato riconfermato nel suo prestigioso incarico e nel pomeriggio rientrerà giubilante nell’ovattato ufficio di via Arenula. Varcherà il salone del Cinquecento tra due fitte ali di folla. Uomini di legge e giureconsulti renderanno omaggio alla sua imperitura opera sui codici e ai suoi luminosi progetti sull’avvenire di tutte le toghe. Lo stato di diritto tirerà un sospiro di sollievo e chi aveva tribolato per il futuro del garantismo avrà motivo di ricredersi: il Guardasigilli riprenderà ad horas la sua battaglia di civiltà e di sicuro raderà al suolo manettari e forcaioli. Procure e magistrati coraggiosi vivranno una nuova era e non ci saranno più indagati da sputtanare né imputati da appendere al palo della gogna. Ci aspettano anni..

Ma per questo scandalo
le antimafie non ci sono

Di antimafie ce ne sono tante: c’è quella sincera e quella farlocca, c’è quella istituzionale e quella forcaiola, c’è quella chiodata e quella da passeggio. Pur riconoscendo a ciascuno impegno ed entusiasmo, bisogna pur constatare che spesso movimenti e associazioni finiscono per bere la propria acqua e per restare lontane dal mondo che le circonda. Prendiamo lo scandalo che da settimane scuote l’opinione pubblica: quello dei 91 milioni pagati dalla Regione a un clan di avventurieri per un censimento dei beni immobili che nessuno ha mai visto. Avete sentito una delle anime belle che ogni giorno dibattono su Falcone e Borsellino, su Libero Grassi e Carlo Alberto Dalla Chiesa, spendere una parola per chiedere legalità e giustizia? E’ molto più facile chiedere alla politica, che insabbia le carte, contributi e..

Le lacrime bugiarde
di Nello Musumeci

Ha ricominciato a piagnucolare perché gli alleati del nuovo governo – Pd e Cinque stelle – ignorano il Sud e la Sicilia. Il governatore con la lacrima pret-â-porter è Nello Musumeci. Il quale comincia ormai a suscitare solo tristezza. Basta, presidente, con questa nenia. Diceva un grande suo predecessore, Piersanti Mattarella, che la prima condizione per farsi ascoltare da Roma è quella di avere le carte in regola; e il suo governicchio, su questo fronte, zoppica parecchio. Basta un esempio. Lei è il presidente che avrebbe dovuto dare una spiegazione sullo sporco affare dei 91 milioni pagati dalla Regione per un censimento dei beni immobili che nessuno ha mai visto. Ma, per un’opaca sudditanza nei confronti del suo bullo di fiducia, se n’è stato vergognosamente muto. Al posto di piagnucolare,..

Miccoli, Orlando
e le anime belle

Ci voleva un “débauché d’esprit” come Mario Bellavista, avvocato e musicista di altissimo livello, per smascherare l’ipocrisia delle nostre anime belle. I santoni dell’antimafia se ne stanno lì ad accanirsi su Fabrizio Miccoli – il giocatore del Palermo che, parlando con un boss, ha offeso la memoria di Giovanni Falcone – e impietosamente respingono ogni suo appello alla clemenza: lui insiste nel chiedere perdono ma i fustigatori gli negano la remissione dei peccati. A questo punto irrompe la provocazione di Bellavista. “Se è stato perdonato a Orlando Cascio perché non perdonarlo anche a Miccoli?”, scrive su Facebook. Già, chi non ricorda le nefandezze inventate da Orlando contro Falcone? Lo trascinò davanti al Csm e lo obbligò a difendersi dall’accusa di nascondere le prove nei cassetti. Ma questo oggi non è..

Il tiranno e la sudditanza
delle nuove anime belle

Ma chi se ne frega delle idee, dei principi, della coerenza. A loro, ai raffinatissimi intellettuali della Casaleggio & Associati, interessa restare comunque a galla. La controprova sta nella faccia di bronzo (limitiamoci al bronzo) con la quale credono di potere abbracciare un giorno Matteo Salvini e il giorno dopo Laura Boldrini; oggi le intemerate della destra più truce e domani gli slanci di un partito che in nome dei diritti umani invoca porte spalancate per tutti i migranti in arrivo sui nostri confini. Ma attenzione. Mostrano altrettanta spregiudicatezza anche quelli che già si preparano a far parte della nuova alleanza. A cominciare da Pietro Grasso, siciliano, leader dell’estrema sinistra. Il quale dimentica, da anima bella, che i grillini hanno appena approvato il decreto “sicurezza bis” imposto al governo da..

Toglieteci tutto
ma non questo ministro

Nei tribunali non c’è dolore ma tribolazione, non ci sono lacrime ma strazio. Piangono i giudici togati e pure quelli popolari, si disperano i rappresentanti dell’accusa e pure quelli della difesa, si angosciano i procuratori generali e anche i procuratori aggiunti, soffrono i gip e anche le camere penali, boccheggiano i principi del foro e pure gli avvocaticchi, c’è ansia nelle corti d’assise e anche nelle corti d’appello, c’è smarrimento nella Corte di Cassazione e pure nel Consiglio superiore della magistratura, tremano gli azzeccagarbugli e pure i giureconsulti. Da quando si è aperta la crisi di governo e si è sparsa la voce che il Guardasigilli possa lasciare il trono di via Arenula gli uomini di legge sono tutti lì a dannarsi. Dove ritroveranno la sublime normalità di un ministro..

Basta con le parole
E’ l’ora del mugugno

E sì, non ci sono più le mezze stagioni. Sull’onda di questa sublime banalità verrebbe anche da dire che la storia ha travolto e ucciso pure la coerenza. Soprattutto in politica. Dove una verità dura al massimo un giorno ed è già una fortuna che non venga bruciata nel giro di pochissime ore. Prendete il truce Salvini, o l’imprevedibile Renzi o quel cristianello di Di Maio. In tre giorni sono passati dall’insulto al corteggiamento, dalla convivenza all’odio cieco. E poi si lamentano se la gente non va più a votare: ma quale garanzia offre il loro funambolismo a un popolo che non chiede giochi di prestigio ma solo un po’ di governo? Fossi uno di loro, la soluzione l’avrei. Parlerei non con le parole ma con i mugugni: quei sani..

Gerenza

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