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L’ostinata Repubblica
delle anime belle

Chi siamo noi per criticare Repubblica? Nient’altro che peccatori. Irredenti e irredimibili. Ma pur sapendo di sfidare l’ira dei giusti, un’osservazione si impone. Il quotidiano delle anime belle ha finalmente scoperto il personaggio più inquietante della politicheria siciliana. Per noi è il bullo, e lo chiamiamo così da sempre perché non ci lasciamo abbagliare né dalla grisaglia né dalle sue pomate. Oggi Repubblica lo definisce addirittura un camaleonte. Ma il giornale degli eroi antimafia e della società civile si ostina a tralasciare un dettaglio: il bullo è soprattutto l’uomo che, in virtù del suo passato, dovrebbe sapere tutto sul torvo e colossale scandalo – quello da 110 milioni – che dal 2007 inquina partiti e istituzioni della Regione. Ma da questo orecchio la Repubblica dei puri e duri non ci..

La Regione? Colonia
dell’Impero Catanese

Nel corso di una conferenza stampa convocata per addossare tutte le colpe del disastro finanziario al Pd e ai governi di Crocetta, il Presidente della Regione, Nello Musumeci, ha confessato di non avere più né soldi né una maggioranza. Ha ammesso pubblicamente la propria incapacità a governare. “Allora dimettiti”, gli ha replicato il capogruppo del Pd, Lupo. Ma Musumeci non si dimetterà. Grazie al gioco delle tre carte messo in piedi dal suo bullo di fiducia ha trovato l’alibi per giustificare la propria inesistenza e per continuare a gestire la Regione come se fosse una provincia del Grande Impero Catanese. Un esempio: da cinque mesi avrebbe dovuto sostituire Sebastiano Tusa all’assessorato dei Beni Culturali; un gesto per il quale non servono né soldi né una maggioranza. Ma non lo ha..

Il bilancio è al disastro
Dov’erano i controllori?

Pur di difendere il suo bullo di fiducia il presidente del governicchio siciliano ha addossato ogni colpa del disastro finanziario ai vecchi governi, soprattutto a quello presieduto da Rosario Crocetta. Nasce spontanea una domanda: ma negli anni in cui nei documenti contabili venivano inserite carte false, entrate e spese fasulle dov’era la Corte dei Conti? Dov’era quell’esercito di rispettabili togati ai quali lo Stato ha conferito l’incarico di controllare la “conformità dei bilanci alle scritture”? Per carità, nessuno mette in dubbio l’onestà dei singoli. Ma questa magistratura, così potente e all’un tempo così eterea e inafferrabile, sembra mancare ogni appuntamento con la storia. Ricordate l’affare dei 110 milioni pagati dalla Regione a un avventuriero per un censimento dei beni immobili che nessuno però ha visto? Dov’erano gli implacabili controllori?

Non c’è piu un euro,
la Regione all’ultimo atto

Non c’è più un euro, non c’è un’idea, non c’è un governo. A che serve questa elefantiaca Regione? A niente. A sperperare denaro pubblico. A dare a quattro avventurieri della politica la possibilità di amministrare le ultime clientele. A beatificare col titolo di onorevole uomini e ominicchi che in due anni non hanno saputo scrivere una riforma. A conferire la grisaglia di statista a un bullo che da dieci mesi non riesce a far quadrare le cifre del bilancio. Ad assecondare le nostalgie insane di un governatore che non governa e, se governa, non ha altro orizzonte se non quello di Catania. Siamo qualunquisti? Ebbene sì. Ma la paralisi di questa Regione non è più sopportabile. Ieri Musumeci e soci gridavano: “Diventerà Bellissima”. Oggi hanno mandato all’Assemblea un ultimo dispaccio..

Quel che resta
della preziosa favola

Diventerà Bellissima. Macché. Stiamo per tagliare il traguardo dei due anni e la Sicilia che ci presenta il governicchio di Nello Musumeci fa solo venire i brividi. Non c’è uno straccio di riforma che sia stata felicemente approvata dall’Ars. Non c’è un bilancio degno di questo nome: da dieci mesi i deputati cercano di capire come stanno le cose ma i conti non tornano mai. Sul fronte morale, poi, meglio chiudere gli occhi. Oppure soffermarsi sullo sporco affare di 110 milioni che ha consentito a un avventuriero di riempirsi le tasche di fondi neri da trasformare in tangenti. Per fortuna la commissione antimafia presieduta da Claudio Fava ha deciso di spezzare le omertà di Palazzo d’Orleans e di portare a galla un minimo di verità. Staremo a vedere. L’unica certezza..

Un gioco d’azzardo
dietro i borghi dell’Esa

Se prendete in mano il sito del Fatto Quotidiano ci troverete un articolo molto documentato di Accursio Sabella su un colpo d’ala del governicchio presieduto da Nello Musumeci. La Regione che boccheggia ha trovato 14 milioni per riqualificare tre minuscoli borghi rurali, costruiti dal fascismo negli anni ’40, dove vivono non più di settanta persone. A conti fatti lo stanziamento prevede una spesa di 200 mila euro per abitante. L’interrogativo più pesante nasce però dal fatto che i borghi appartengono all’Esa, il carrozzone che Musumeci a inizio di legislatura voleva a tutti i costi smantellare. A cosa si deve il ripensamento? Forse qualcuno, all’insaputa del Governatore, sta giocando una partita d’azzardo: tenere in piedi il carrozzone giusto il tempo di mettere le mani sul palazzo dell’ente che si affaccia sulla via..

La Repubblica
delle anime belle

Chi siamo noi per criticare Repubblica? Nient’altro che peccatori. Pur sapendo di sfidare l’ira dei giusti, un’osservazione vogliamo comunque farla. Due settimane fa Antonio Fraschilla, cronista attento e coraggioso di quella testata, ha scritto su Facebook queste parole: “Ma come è possibile che, in una regione dove si grida giustamente allo scandalo anche per consulenze di pochi euro, poi su un censimento costato 90 milioni di euro e mai utilizzato né visto dalla Regione nessuno dica nulla… come è possibile?”. Poi però è successo che la commissione antimafia, presieduta da Claudio Fava, si è svegliata: ha ascoltato l’uomo chiave dei misteri e ha mosso i primi passi per fare luce sul colossale intrigo. Ma le anime belle di Repubblica hanno deciso – legittimamente, per carità – di ignorare la notizia..

Pd e Forza Italia
in fuga dallo scandalo

Il governicchio asserragliato tra le mura di Palazzo d’Orleans preferisce affogare il grande scandalo in una palude di silenzi e omertà. Ieri, mentre la commissione antimafia presieduta da Claudio Fava cercava di capire dove sono finiti i novanta e passa milioni pagati per un censimento mai visto e comunque ormai inutilizzabile, il presidente della Regione “discorreva di nulla”, per dirla con Mercuzio: ipotizzava, manco a dirlo, la creazione di una banca del Sud. Fuffa e nulla più. Ma hanno preferito girarsi dall’altra parte anche i partiti istituzionali di Palazzo dei Normanni, dal Pd a Forza Italia, che hanno puntualmente disertato i lavori della commissione. Dovevano ascoltare il bullo, che è stato consulente dell’avventuriero, autore la rapina, ed è ora l’uomo che ha in mano il bandolo della matassa. Invece sono..

L’arte di turlupinare
la Sicilia e i siciliani

Ormai amministrano solo la fuffa. Ieri le due macchiette più appariscenti della politica siciliana – l’inutile Musumeci e il bullo che lo sovrasta – hanno tenuto una conferenza stampa per annunciare che la Sicilia può contare su un altro piccolo carrozzone. Si chiamerà Osservatorio economico e sociale: un’idea nuova, folgorante, nata dalla collaborazione tra l’Irfis e lo Svimez, un istituto quest’ultimo che già dal pleistocene studia e analizza i guai del Sud. Ma a Musumeci e al suo bullo di fiducia lo Svimez non bastava. E non bastava nemmeno l’Istat e neppure l’Eurispes e nemmeno tutte le fondazioni e tutti gli istituti di ricerca cresciuti come funghi all’ombra del più salivoso e sostanzioso clientelismo. Serviva un altro osservatorio. E loro, per turlupinare la Sicilia e i siciliani, lo hanno prontamente..

Quell’antimafia che vede
pagliuzze e non travi

Hanno davanti uno scandalo grande quanto una casa, uno sporco affare che è costato alla Regione qualcosa come novanta milioni ma loro, le anime belle dell’antimafia, gli eroi della comoda Sesta Giornata, preferiscono strapparsi i capelli per una storia raccattata nella periferia palermitana; dove una poveraccia, travestita da cantante neomelodica, ha mandato – dal palco di una festa rionale – il suo saluto a un boss morto tre anni fa. Per carità, è sempre dovere della cultura indignarsi per i peccati della sottocultura. Ma l’accanimento che spinge i maestrini dalla penna rossa a flagellare con tanto zelo la peccatrice di Passo di Rigano, chiamiamola così, suscita qualche perplessità. E anche qualche interrogativo: è mai possibile che le anime belle della nostra antimafia si risvegliano solo per le pagliuzze e mai..

Gerenza

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