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Chiudere il Cas? No, prima salviamo le nostre autostrade

Il Cas, il Consorzio delle autostrade siciliane, non funziona? Rinunciamoci e diamolo allo Stato. Questa la soluzione prospettata dell’ex assessore, per 5 anni alle infrastrutture della giunta Musumeci, Marco Falcone. A questo punto dovremmo poi rinunciare agli ospedali, che in gran parte non funzionano, ai musei dove si rubano opere di grande valore, alle motorizzazioni dove in media ogni due anni scoppia un’inchiesta, alle gestioni aereoportuali, e vogliamo parlare di acqua e rifiuti? A questo punto rinunciamo ad amministrare, troppo complicato, teniamoci solo il Palazzo dei Normanni, ben pagato per distribuire mance ai pochissimi che tra poco andranno a votare, ma lasciamo perdere, lo diamo allo Stato, fulgido esempio di amministrazione, tutto ciò che comporta la fatica di capire, fare performance, dare servizi ai cittadini. Non siamo cosa, noi siciliani...

Se la pagnotta
vien dal mare

Credevamo che questa misera Siciliuzza avesse il pagnottista più sbracato d’Italia: quel Maurizio Scaglione che rastrella affidamenti diretti a Palazzo d’Orleans, all’assessorato dell’Energia, nelle stanze opache del Cas e nei carrozzoni che ricadono sotto l’ala scialacquona dell’assessorato al Turismo. Scopriamo invece che c’è un pagnottismo ben più grande che fa capo a Nicola Porro, il volto meloniano di Rete4, che seguendo lo stesso metodo del faccendiere siciliano – usare il mestiere di giornalista per concludere affari privati – ha fatturato nel 2025 tre milioni di euro. Ma per un sortilegio i due si ritrovano insieme nell’Ente Porto governato dalla leghista Annalisa Tardino. Qui si dispensano pagnotte per Scaglione, per Porro, per RaiCom, per AdnKronos, per Il Secolo XIX, per Star Comunicazione. Qui c’è un’allegra babilonia di marchette, favori e clientele.

Il Cas degli scandali
vanta solidi protettori

Squarciare il velo che appanna le nefandezze del Consorzio delle Autostrade, il famigerato Cas, poteva essere la madre di tutte inchieste. Ma l’inutile Antimafia regionale ha bucato pure questa occasione. Di conseguenza restano sepolti dall’omertà appalti e affidamenti diretti, consulenze e incarichi scandalosi, pagnottismi e contiguità mafiose. Mentre salta agli occhi la condizione disastrosa di viadotti e gallerie, la pericolosità del fondo stradale, la lunga sfilza di deviazioni e interruzioni, le sbarre che non si aprono ai caselli. Un incubo che dura da venticinque anni e che è diventato insopportabile persino allo sguardo di Matteo Salvini, ministro dei Trasporti, per il quale o le autostrade siciliane riacquistano uno standard di decenza o sarà necessario chiuderle. Ma prima della Palermo-Messina o della Catania–Messina bisognerebbe forse chiudere il Cas.

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