In Sicilia, la frana più grande d’Europa che mette in evidenza un’incuria amministrativa che ha amplificato il disastro naturale e provoca un’indagine penale che coinvolge quattro presidenti della Regione. Anche il posto d’Italia dove la vita ormai dura meno. Si sapeva già; adesso l’Inps comunica che in Sicilia dopo i 67 anni l’aspettativa di vita è di molto inferiore a quella che si registra mediamente in Lombardia e in Emilia-Romagna. Ahimè, ultimo posto in classifica.
La micidiale crisi del territorio, nell’interno desolato e spesso abbandonato e nelle grandi città congestionato; lo scandalo di città male amministrate da anni, dissestate e afflitte da un traffico non governato. La più grande quantità di verde bruciato negli ultimi due anni. La sanità che funziona male, mettendo in luce un forte disagio che pesa sulla vita delle persone. La Sicilia è tra le ultime quattro regioni italiane per le liste d’attesa. Mentre c’è un lieve miglioramento su scala nazionale. E ancora, la media assai bassa di spesa e rendicontazione delle opere previste dal Piano di Resilienza e Rilancio finanziato dall’Unione Europea. A tempo quasi scaduto, siamo a meno del quaranta per cento.
Per fortuna, il cambiamento climatico, invocato per giustificare i danni di un ciclone e delle altre sciagure che puntualmente si abbattono sull’Isola, concede una tregua. La piovosità dei primi tre mesi di quest’anno è stata eccezionale. La più alta degli ultimi venti anni. Tanto che gli invasi sono pieni o perlomeno hanno una quantità d’acqua sufficiente a scongiurare la siccità e ogni razionamento per la prossima estate. Purtroppo, ci sono ancora invasi non collaudati che debbono sversare in mare. La rete idrica perde più di metà dell’acqua immessa. Dissalatori e termovalorizzatori, dopo una lunghissima attesa forse arrivano. Si va a rilento, spiace dirlo. Si governa a fatica. Evocando il nuovo mentre prevale la vecchia politica dell’accordo spartitorio, del maneggio, della sopravvivenza incolore. Con maggioranze che si sfrangiano e un’opposizione che non sembra granché in forma.
Il governo della regione considera passeggere le nuvole attuali, frutto di tensioni elettorali rimediabili; vuole continuare. Benissimo; ne ha il diritto ed anche il dovere, in base al responso elettorale. Ma è fatale chiedersi se ce la farà, se ce la può fare, con questi partiti ormai piccoli e modestissimi per impostazione culturale ed economica. In continua agitazione, con poche idee e proposte, densi di animosi risentimenti. Dobbiamo chiederci se la Sicilia reggerà l’urto dei tempi nuovi. Che implicano tanta fatica e reclamano forti competenze.
Non sappiamo se è ancora possibile il rilancio dell’autonomia speciale. Che i padri, Sturzo, Ambrosini Alessi, La Loggia, volevano fondata sulla responsabilità, sull’autogoverno, sulle competenze e il merito. Ricerca di eccellenza contro la deriva pessimistica indotta da una storia di decadenza. Una nobile resistenza al senso di abbandono che ancora dovrebbe spingere non a fuggire ma a trovare intese e soluzioni. Con senso del decoro se non del dovere.


