Ottant’anni e non sentirli. Sergio Mattarella ha condotto per mano il Paese nella celebrazione dell’ottantesimo anniversario della Repubblica, convinto che si tratti solo di una prima tappa della storia d’Italia, guardando già ai prossimi 80 anni e affidando ai giovani il testimone del futuro. Se fossi parlamentare “credo che partirei dalla denatalità” ha risposto il presidente a un giovane che gli chiedeva quali politiche metterebbe in campo se entrasse per la prima volta alla Camera. “Tornare indietro di 60 per me è complicato” ha ammesso, ma poi ha dimenticato quelle complicazioni e, in un dialogo con alcuni giovani studenti e impiegati nei diversi campi del sapere, ha dettato la sua agenda.

Dopo due giorni impiegati a cercare di dare corpo e vita a celebrazioni che altrimenti rischiano di essere sempre un po’ retoriche, il capo dello Stato ha tirato le fila di una festa che nel nostro paese non è mai stata troppo popolare. Sospesa per più di vent’anni, rivoluta nel 2001 da Carlo Azeglio Ciampi, difficile vedere nei nostri connazionali lo stesso trasporto di un francese il 14 luglio o di un americano il 4 luglio. Per questo la scelta di chiedere agli italiani di mandare il proprio pensiero con un video al Quirinale (migliaia le clip arrivate), per questo la scelta di annullare la festa per vip nei giardini del Palazzo aprendo la piazza a un megaspettacolo da trasmettere anche sui maxischermi di altre 90 piazze in giro per l’Italia. A spiegare che la Costituzione è una “casa comune” e che le istituzioni devono parlare ai cittadini, rispondendo ai loro problemi per risolverli, non per complicarli. Tutto per ricordare che quella della Repubblica è stata “una storia di successo”. Continua su Huffington Post