Poteva succedere solo in questa Sicilia di piccioli e pagnotte. Giusto un anno fa moriva Maria Cristina Gallo. Aveva atteso per otto mesi l’esame istologico del tumore che l’ha portata alla tomba e, grazie a Giorgio Mulè, la denuncia ha consentito di scoperchiare lo scandalo di altri 3000 referti rimasti nei cassetti. Non c’è dubbio che l’Asp di Trapani, dopo quella tragedia, abbia fatto di tutto per tamponare il disastro. Ma, per rilanciare l’immagine dell’azienda, la manager ha voluto coinvolgere la comunicazione. E così un’altra fetta di sanità è volata nelle tasche di Maurizio Scaglione, il super pagnottista di Palazzo d’Orleans che rastrella incarichi in ogni angolo della Regione. L’Asp che, nel nome di Maria Cristina, avrebbe dovuto attivare la strada grande e lucente della trasparenza, è finita in un vicolo opaco e maleodorante. Quello di un faccendiere.