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Ma chi salverà
Palermo dal califfo?

Un sindaco ultra settantenne, una città ostaggio del suo califfato e chi fa vera opposizione è la gente che non ne può più. E il domani è un foglio di carta riciclata, su cui parecchi non vedono l’ora di scrivere la proprio storia e il proprio nome. Il traffico, i rifiuti, le periferie, la cultura, il commercio, l’acqua, il tram, gli autobus, i conti in rosso... E poi i giornali querimoniosi, i social facinorosi e le opposizioni, eterogenee per estrazione, diverse per vocazione. Capitale della cultura deflorata da un’inedia quotidiana e da scavi giornalieri, città tutto porto senza approdo e senza fermento, capitale di Sicilia avviluppata al suo inguardabile pirandellismo che sforna eroi ed antieroi come fossero mafaldine calde calde. Questa è la Palermo di Orlando e dei suoi tanti..

Tutti pazzi per la cultura

Dal Biondo al Massimo, la politica alla conquista dei teatri. Giochi di potere anche attorno all'Orchestra sinfonica

Non avrai altro sindaco
al di fuori di me

Mi candido a sindaco di Palermo. Che c’è di male? Chiunque lo fa, chiunque lo dice. Ormai è un tormentone sulla bocca di tutti. Vecchi politici, ex rottamati, cocciuti coraggiosi e deputati d’apparato. Tutti. E con quanta prosopopea lo annunziano! Io suggerirei il latino e magari un balcone su piazza affollata, tanto a radunare quattro truppe cammellate che fanno fudda non ci vuole niente. Poi ci sono quelli che non lo dicono chiaramente e non certo per pudore, ma solo per la strategia del silenzio e della settanta da appartare sotto traccia. Ognuno ha un proprio canovaccio: chi s’appella alla resistenza moderata contro l’invasione populista, neanche fosse in ballo una cattedra di filosofia politica; chi evoca il coraggio come l’unico fondamento possibile di buon’amministrazione, perciò deve riprovarci ancora, ancora, ancora;..

Salvini e Di Maio come D&G

La manovra è una barzelletta ma la svolta del governo sull'Europa è un fatto vero e dimostra che in Italia i mediatori contano più dei distruttori

I grillini e lo scandalo
nascosto dell’Ircac

C’è dove non vedono e c’è dove stravedono questi deputati grillini che affollano come mosche cieche i corridoi di Palazzo dei Normanni. Luigi Sunseri, componente della commissione Bilancio dell’Ars, ha puntato il dito contro il bullo che da Palazzo d’Orleans governa i conti economici della Regione. Gli rimprovera di avere acquistato per tre milioni e al buio, senza cioè una certificata valutazione, i beni immobili dell’Istituto regionale del vino e dell’olio. Ma Sunseri avrebbe anche potuto chiedere al bullo se la giunta di governo ha avuto per caso notizia del buco di cinquanta milioni scoperto dai revisori dei conti nel pozzo nero dell’Ircac; e se la fusione con la Crias non sia stata inventata proprio per annacquare lo scandalo. Meglio rassegnarsi, comunque. Dai grillini non si può pretendere molto: il..

La legge della decrescita in mutande

Un dossier del Parlamento certifica il dramma della manovra: non il deficit ma l'abolizione del futuro. Ecco ciò che rende sbagliata

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