Potevo lasciare Palermo. Ma resto a cantarne la bellezza
di Egle Mazzamuto
Ogni tanto mi soffermo a guardare a ritroso...gli anni spesi a lavorare al Centro sociale con Franco, con i ragazzi dell'Albergheria; la fatica di lavorare nel teatro della mia città; la fatica di non avere un luogo dove fare crescere un teatro fatto bene, alto...e i miei studi andati in malora, poi ripresi, ultimati. Unica costante di questo percorso così periglioso, mi sono accorta che è stata...e ancora lo è...l'amore, l'amore per la mia città. Avrei potuto ultimare gli studi e andare via, avrei potuto esportare il canto popolare in Germania, Inghilterra...ma sono qui e sono restata qui. E la guardo, ogni mattina, la mia città, svegliarsi con le sue grida e facce stanche...con i suoi abbracci, i va travagghiu, 'nni viriemu, t' 'è diri na cosa...'un mi fari scujrdari;..