L’antimafia della sorella è, oltre che cerimoniosa, anche inclusiva. Ha trasformato il Museo del Presente nella casa di Giovanni e in quella casa accoglie tutti: angeli e demoni della politica, anime che vogliono semplicemente onorare il sacrificio di un eroe e anime comunque in cerca di una purificazione. Poi c’è l’antimafia del fratello. E qui il discorso si fa arcigno, fanatico addirittura. Perché il fratello è convinto che la memoria di Paolo sia di sua esclusiva proprietà e che sta solo a lui decidere chi può onorarla e chi no. E’ arrivato al paradosso di accusare di depistaggio la presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo, solo perché a San Macuto è stata privilegiata la pista di mafia e appalti e non la pista nera tanto cara ai suoi tre amici magistrati. Ma dimentica che i figli di Paolo sono sulla linea della Colosimo. Depistatori pure loro?