Ricordate le scintillanti commemorazioni riservate ogni 23 maggio a Giovanni Falcone? E ricordate con quanta passione e quante straripanti polemiche è stato ricordato, domenica 19 luglio, il sacrificio di Paolo Borsellino? Per i due eroi della lotta alla mafia si è mobilitata la presidente del Consiglio e si è precipitato a Palermo lo stato maggiore di Fratelli d’Italia; hanno fatto quadrato le forze dell’ordine e anche i partiti d’opposizione. Ma ieri, appena due giorni dopo, la Palermo dei cortei e delle cerimonie è tornata al silenzio di sempre. Eppure c’era un altro eroe da commemorare: quel Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile, ucciso il 21 luglio del 1979 con un colpo di pistola sparato da Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, sanguinario boss dei corleonesi. Lo hanno ricordato in pochi. La retorica antimafia l’ha iscritto tra gli eroi di serie B.