Dal cerchio magico solo guai
La scelta di Fabrizio Tantillo, giovane rampollo di famiglia apprezzato dentro e fuori Forza Italia, è una soluzione sferzante, che non arriva a caso. Ha un duplice effetto: riempire il posto di segretario particolare del presidente, lasciato vacante dall’addio di Caruso, ma soprattutto dare l’impressione che qualcosa, dentro il «cerchio magico» del governatore, stia cambiando davvero. Arriva a circa un anno dalla fine della legislatura e merita perciò un’interpretazione. Che non può prescindere dalla realtà: i personaggi che in questi anni hanno accompagnato l’esperienza di Schifani a Palazzo d’Orléans sono stati segnati da vicende che, nella peggiore delle ipotesi, rischiano di avere implicazioni penali e che, nella migliore, hanno messo a dura prova la tenuta morale delle istituzioni.
Tantillo, 31 anni, avvocato, è figlio di Giulio, presidente del Consiglio comunale di Palermo, ma non è soltanto un figlio d’arte. Lavora nell’ufficio di gabinetto dall’inizio della legislatura, guida Forza Italia Giovani in Sicilia e gode della considerazione dei vertici azzurri. A ottobre è stato inserito fra i «60 under 30», iniziativa promossa dall’associazione La Giovane Roma e dal magazine Politica, in collaborazione con L’Espresso, dedicata ai volti emergenti della politica italiana. Schifani sceglie dunque un collaboratore che conosce già Palazzo d’Orléans. Un segnale, quantomeno.
E con gli altri com’è andata? Il primo scossone è arrivato da Marcello Caruso, già capo della segreteria particolare del governatore e coordinatore regionale di Forza Italia. Aveva concentrato su di sé un’influenza notevole, diventando il raccordo fra il partito e Palazzo d’Orléans. Ma quella sovrapposizione ha alimentato malumori fra gli azzurri, insofferenti verso una gestione giudicata troppo schiacciata sulle posizioni del presidente. Le tensioni sono arrivate a Roma: Antonio Tajani ha accolto le dimissioni di Caruso e affidato il commissariamento del partito siciliano a Nino Minardo. L’intenzione era ridare rappresentanza alle diverse anime di Forza Italia.
Caruso, intanto, è approdato all’assessorato alla Salute, dopo la sostituzione di Daniela Faraoni. Un incarico di assoluto rilievo che conferma il rapporto fiduciario con Schifani, ma non cancella il significato politico dell’avvicendamento: la guida degli azzurri siciliani è passata ad altre mani, per decisione dei vertici nazionali.
Poi c’è Simona Vicari, ex senatrice e consulente del governatore per energia e trasporti, nonché componente del consiglio d’amministrazione della Fondazione Giglio di Cefalù. Le dimissioni del presidente Victor Di Maria, seguite da quelle della stessa Vicari e del vicepresidente Emiliano Maiani, hanno determinato la decadenza del Cda. Dietro quella sequenza – accaduta nei giorni della semi-crisi di governo (per la polemica tra Schifani e Minardo) – è stata intravista una manovra per ridisegnare gli equilibri della Fondazione e aprire all’ex senatrice la strada della presidenza. Ma è emerso un ostacolo tutt’altro che secondario: Vicari aveva già svolto due mandati e lo statuto pone un limite alla riconferma. L’operazione si è così trasformata in un pasticcio. L’Asp di Palermo ha avviato la procedura per individuare il proprio rappresentante nel nuovo consiglio, mentre è circolata l’ipotesi di una governance transitoria incaricata di modificare lo statuto.
Il capitolo più delicato, però, riguarda Gaetano Armao, già vicepresidente della Regione, poi consigliere giuridico di Schifani (con delega ai fondi extraregionali e ai rapporti con Roma e Bruxelles) e presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali. È indagato nell’ambito di un’inchiesta per corruzione della Procura di Palermo, che ha chiesto per lui la custodia cautelare in carcere. Sulla richiesta deve pronunciarsi il Gip. Armao respinge le accuse, tutte da accertare, e ha annunciato le dimissioni dall’incarico di consigliere del governatore. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe favorito alcuni imprenditori interessati alle autorizzazioni regionali in cambio di presunte utilità, anche attraverso consulenze ritenute fittizie.
La Cts esamina pratiche che riguardano impianti energetici, investimenti e interventi dal forte impatto sul territorio. A ciò si aggiungono gli accertamenti, distinti da quelli penali, della Corte dei conti, che ha acquisito documentazione sui compensi delle consulenze ricevute da Armao. Schifani aveva scelto di affidargli incarichi strategici: non risponde delle eventuali condotte del collaboratore, ma la valutazione politica di quelle nomine appartiene inevitabilmente alla sua presidenza.
Le tre vicende non sono equiparabili. Caruso ha subito un ridimensionamento interno al partito; Vicari è rimasta invischiata in una questione di governance (ha invece escluso di essere interessata a candidature per le Politiche); Armao deve difendersi da contestazioni penali precise. Eppure tutte portano allo stesso indirizzo, Palazzo d’Orléans, dove Schifani aveva raccolto uomini e donne di sua fiducia per presidiare le leve della politica e dell’amministrazione. È questa la cornice nella quale leggere l’arrivo di Tantillo.
Il giovane possiede un percorso proprio, sebbene cresciuto all’interno di una famiglia politicamente influente e dello stesso ambiente che frequenta la presidenza da quattro anni. La sua nomina offre un volto nuovo, ma non prova da sola un cambiamento di metodo. Da qui la domanda che conta: si tratta dell’inizio di un rinnovamento o soltanto di una mano di vernice su una struttura che ha già mostrato le sue crepe?
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