Calogero Pumilia

Fenomenologia della transumanza. Cifre e possibili rimedi

Sono stati due siciliani gli ultimi protagonisti della transumanza politica di questi giorni. Alla Camera dei Deputati il 101esimo parlamentare ha lasciato il Movimento Cinque Stelle, dove era approdato, attraverso un misterioso percorso, dalla sua esperienza nella sinistra democristiana. Egli, aderendo al gruppo misto, ha dichiarato di averlo fatto “nell’interesse reciproco (suo) e del Movimento”. Dal che si capisce che la scelta potrebbe essere avvenuta nel “suo” interesse, non essendo per nulla chiaro quale possa essere stato quello del Movimento, che continua a sfaldarsi con un ritmo impressionante. Ad oggi, con il “nostro”, naturalmente il conto va costantemente aggiornato, il numero dei parlamentari che, in tre anni, hanno cambiato casacca è arrivato a 199, 126 deputati e 65 senatori. Dopo i grillini, è stato il Pd a perdere il maggior..

Quel che resta della strepitosa vittoria dei Cinque Stelle

Lo scatto fotografico che ritrae i parlamentari Cinque Stelle appena eletti al Senato e alla Camera nel 2018 e quelli all’Assemblea nell’anno precedente, dà il senso di una vittoria di proporzioni eccezionali. A rivedere quella immagine, si scorge che sono tanti, al punto che a stento entrano nell’obiettivo. Sono 73, 53 parlamentari nazionali e 20 regionali. Con oltre il 48%, di poco sotto solo al 54 del collegio uno della Campania, i grillini avevano conquistato il Mezzogiorno e la Sicilia, arrivando a Siracusa a superare il 60% e vincendo in tutti i collegi uninominali. Il successo fu così straripante da mancare il numero di candidati sufficiente a coprire quello degli eletti, un evento mai verificatosi in Italia. I grillini erano arrivati vicini al 49,34% – il famoso 61 a zero..

La Sicilia come metafora di un Pd che non respira più

Enrico Letta potrebbe essere la persona giusta per tentare di fare uscire il Partito democratico dalle difficoltà nelle quali si trova. Le capacità personali, l’esperienza, il prestigio, la serietà dell’ex presidente del Consiglio sono una buona base di partenza per imboccare una strada nuova e molto difficile da percorrere. La crisi che investe quella forza politica non può essere risolta da un nuovo segretario, per quanto di valore egli sia. Restano, solo per citare i titoli, i problemi di identità, di cultura, di linea politica, di identificazione dei ceti sociali di riferimento, di capacità di attrarre, dare spazio e voce al composito mondo della sinistra, del riformismo e dell’ambientalismo, a quel mondo che, finora, non ha trovato una casa comune. Insieme a tutto ciò c’è da mettere mano alla organizzazione..

Quel che resta della gioiosa macchina da guerra

Appena due giorni addietro scrivevo: “Zingaretti, come tutti i suoi predecessori vince le primarie e subito dopo diventa bersaglio di polemiche e di delegittimazione. Fuori un altro”. Volevo dare un senso scaramantico alla conclusione del mio articolo e non credevo che il conflitto interno al Partito democratico fosse arrivato ad un punto di non ritorno, che la crisi avesse assunto dimensioni tali da indurre il segretario nazionale alle dimissioni. Invece è capitato, puntualmente confermando che non c’è vita in quel partito se non ci sono conflitti permanenti, scontri incomponibili, vere e proprie forme di cannibalismo, tutti tratti, viene da dire, della identità di un partito che, dalla sua nascita, non trova pace. Probabilmente è stato concepito male, in una sorta di laboratorio di buone intenzioni ad opera di gruppi con..

L’astronave di Grillo lascia Marte e si schianta sulla Terra

Una domenica di novembre del 2007, Berlusconi, in piazza San Babila a Milano, dal predellino di una macchina, annunciò la nascita di un “nuovo grande partito del popolo delle libertà” e invitò tutti a seguirlo nell’impegno “contro i parrucconi della politica”. Una domenica del mese appena passato, Grillo, con un casco da marziano in testa, è sceso a Roma ad annunciare la rifondazione del Movimento cinque stelle. Le analogie non finiscono con i colpi di teatro di due grandi protagonisti dello spettacolo e padroni incontrastati di due formazioni molto diverse eppure con evidenti affinità, ma proseguono nella contrapposizione ai “parrucconi” e alla “casta” e nella pratica del populismo che, in forme diverse, ha caratterizzato molta parte della seconda Repubblica, lasciando pesanti scorie che non sarà facile eliminare. La storia e..

Province, che scempio
Nessuno ripara
i danni di Crocetta

Quella delle province – o se si vuole dei liberi consorzi dei Comuni, una locuzione giuridicamente più propria ma che non è mai entrata nel linguaggio consueto – è una delle vicende più emblematiche della Regione, governata in prevalenza dalla improvvisazione, dalla irresponsabilità e dall’assenza di una qualsiasi visione organica. Di recente l’Assemblea ha deciso di rinviare ancora una volta la elezione dei suoi organi democratici, con la motivazione, anche fondata, dell’imperversare della pandemia. La storia di una riforma dissennata e incompiuta è iniziata nel marzo del 2014, quando con 62 voti favorevoli e 14 contrari, il Parlamento regionale ha approvato la trasformazione di sei delle nove province in “liberi consorzi dei comuni” ed ha istituito le aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Quel giorno venne raggiunta una tappa..

Recovery e Ponte: è l’ultima chiamata per la Sicilia

Musumeci avrà fatto bene a chiedere il sostegno di Salvini per inserire il ponte sullo Stretto nel piano nazionale di ripresa e di resilienza che dovrà essere definito e presentato a Bruxelles entro il 30 aprile. Quel progetto, già peraltro previsto nel documento di gennaio del precedente governo con la dizione “collegamento stabile”, e gli altri che dovranno essere realizzati in Sicilia con i fondi del piano, non sono questioni che riguardano i rapporti di corrente di Musumeci o la maggioranza che lo sostiene. Esse devono coinvolgere tutte le forze politiche, l’intera realtà sociale, economica e culturale della Regione che ha l’occasione irripetibile di utilizzare quella parte, che le sarà destinata, dei 209 miliardi assegnati all’Italia, 81 circa dei quali sotto forma di contributo e 117 di prestiti. Più che..

Il commissario Draghi
e il triste anonimato
dei Cinque Stelle

Nella storia della Repubblica, non è mai accaduto che un governo si formasse con una procedura assolutamente conforme alla lettera del dettato costituzionale. Draghi ha avuto l’incarico da Mattarella per realizzare una sorta di unità nazionale in grado di fronteggiare le emergenze del Paese. Ha ascoltato pazientemente le delegazioni dei partiti, ha definito in autonomia il programma da proporre alle Camere per la fiducia ed ha scelto i ministri con un buon mix tra tecnici e politici, non rispettando altrettanto bene il rapporto di genere, sottraendosi alle consuete, defatiganti trattative con i leader delle diverse forze e ai veti incrociati e, comunque, dimostrando una notevole capacità di dosaggio e un’ottima conoscenza del famoso manuale Cencelli. Dal 1946 non credo ci sia un precedente analogo. Neppure De Gasperi sfuggiva alla necessità..

Gerenza

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