Francesco Massaro

La Catania ritrovata
di un palermitano

Sono uscito presto e ho cominciato a camminare. E ho rivissuto gli anni del giornale qui a Catania. Tra le pasticcerie preferite di mia mamma e i fumetti di una donna che non ho più voglia di cercare

Giulia si opera al Civico
Un conforto qui al bar

Giulia ha 25 giorni, domani se tutto va bene saranno 26. I suoi genitori pranzavano al ristorante del bar e lo capisci subito quando qualcuno pranza per abitudine, perché sono le due e insomma alle due pranzi per convenzione. Sul tavolo un piatto di riso, una grigliata di verdure e i pensieri persi dietro al vetro che dà sulla strada. La loro storia era iniziata il giorno prima in un piccolo paese che sta dall’altra parte della Sicilia, dove abitano, con l’elisoccorso che carica la piccola Giulia e la porta all’ospedale Civico. Stava male da giorni, era gialla, parlavano vagamente di infezione, ma infezione da cosa? Giulia ha perso conoscenza, l’allarme di notte, l’elisoccorso. La donna raccontava e piangeva, al tavolo di un bar lontano dal loro mondo, dalla loro..

Quando alla solitudine
si aggiunge la paura

Natale ha paura. Martedì lo operano e l’altro giorno mi ha detto “salutiamoci ora perché magari muoio”. È un intervento seccante, ma non si muore. Però Natale non lo sa, per questo è preoccupato. Sessantadue anni e mai nessun malanno, non conosce ospedali né pronto soccorso. L’altro giorno era al bar coi sacchi della spesa, appoggiato a una mensola e lo sguardo perso davanti alla tv spenta. Oh Natale, gli ho urlato per destarlo dal torpore. Mi ha sorriso e mi ha detto stai tranquillo, sto aspettando che inizi la partita. Ma non c’era nessuna partita e poi, l’ho già detto, la tv era spenta. Natale è solo al mondo, non ha nessuno, solo i suoi sacchi della spesa che si porta appresso tutto il giorno. Poi in realtà ha..

Roberto non è solo
ma che farà
di tanta solidarietà?

Ieri Roberto è entrato al bar e per prima cosa mi ha cercato. Mi ha raccontato dell’incontro con l’assessore alle politiche sociali Peppe Mattina e della sua disponibilità a dargli una mano per rimetterlo in carreggiata. Io quando vedo le anime perdute come Roberto penso sempre a un autobus ammaccato con un milione di chilometri, uno di quegli autobus che in fondo ha solo bisogno di un meccanico di buona volontà che abbia la pazienza di dargli una bella botta per rimetterlo dentro a questo viaggio che si chiama vita. Non conosco nel dettaglio la strada percorsa da Roberto per arrivare a dormire dentro a una macchina scassata in via Giovanni Argento, di fronte ai palazzoni pieni di studenti, a un supermercato e alla sua vecchia casa che oggi abitano..

Dorme in macchina
ma dice alla figlia
che tutto va bene

Roberto dorme in macchina, in una strada dietro al bar da cui vede quella che un tempo è stata la sua casa. Ci vivono ancora la ex moglie e la figlia tredicenne. Si chiama Ilenia, è bella e oggi pomeriggio li ho visti prendere un the al limone al bar, padre e figlia, un the al limone ghiacciato con la cannuccia. “Come stai papà”, gli ha chiesto a un certo punto, e io mentre ascoltavo ho pensato a che razza di risposta può dare un uomo che la notte dorme in macchina in una stradina dietro al bar da cui guarda la casa che un tempo è stata sua. Lui si chiama Roberto e ha un guaio per ognuno dei suoi 47 anni. “Sai che ho trovato un lavoro?”, mi..