Francesco Massaro

Un figlio da acquistare
anche in 72 comode rate

Pensavo fosse la pubblicità della Bmw, sapete quelle pubblicità che fai un bel finanziamento e ti porti a casa la macchina dei tuoi sogni con comode rate da 114 euro al mese iva inclusa. Ero fermo al semaforo e c’ho messo un po’ per capire che non di concessionaria automobilistica trattavasi ma di un centro, il ben noto centro Andros, specializzato in fecondazioni assistite. E che il finanziamento strombazzato si riferiva proprio al figlio che non hai, non puoi avere e vorresti. Il figlio da scomputare con le cambiali, quelle che qui al bar abitualmente uso per pagare l’abbattitore del gelato o la vetrina delle bibite. Non so voi, ma trovo qualcosa di enormemente dissonante in questa réclame che mette accanto, con una nonchalance grottesca, la fecondazione assistita e il..

Il Palermo e i tifosi
del tempo scaduto

Non vedevo una sollevazione popolare così compatta e massiccia, per le sorti del quasi defunto Palermo Calcio, dai tempi della finale di Coppa Italia a Roma contro l’Inter. Ma guarda un po’ i palermitani che riscoprono il fascino delle gloriose maglie rosanero, certo a tempo scaduto però insomma è già qualcosa. Sui social impazza la polemica, toglieteci tutto ma non il Palermo. Però mi chiedo: quanti sono, davvero, coloro che possono fregiarsi della titolarità piena di questa protesta? Pochi, giusto qualche migliaio di tifosi, cioè quelli che hanno sempre continuato ad andare allo stadio anche in mezzo a campionati sgangherati, contro squadre sgangherate, con giocatori sgangherati, un numero per niente rappresentativo di una città intera, a meno che non si voglia rimestare nella solita stucchevole retorica della Palermo orbata della..

Lavoro sì, weekend no?
Il padrone è un mostro

Conosco un ragazzo che lavora di notte in un bar, attacca alle dieci e torna a casa alle sei del mattino. Condivide il letto con la moglie nel suo giorno libero. Michele fa l’infermiere all’ospedale Civico, due volte a settimana gli tocca il turno notturno: l’altra mattina è passato dal bar per prendere i cornetti da portare a casa. Aveva appena finito, l’ho visto stanco come mai e gliel’ho detto. “Brutta nottata”, mi ha detto, e non ha aggiunto altro. Fa questa vita da dieci anni. I ragazzi che lavorano con me al bar hanno il giorno libero dal lunedì al venerdì, raramente il sabato e la domenica. Il bar è una bestia aperta 365 giorni l’anno, e il sabato e la domenica sono i giorni in cui si lavora..

E il martire diventa un mostro

Vincenzo Agostino trent'anni fa ha perso il figlio ammazzato dalla mafia. Ma basta una stretta di mano a Salvini per riempirlo d'insulti

Quel nome negato
alla vedova del boss

C’è, a dirla tutta, una cosa ancora più fastidiosa del matrimonio barocco e scomposto di Tony Colombo celebrato per le strade di Napoli. C’è, ai miei occhi e alle mie orecchie, qualcosa di ancor più dissonante rispetto allo sfarzo pomposo, ai cavalli, all’orchestra, ai ballerini e ai fuochi d’artificio con cui il neomelodico palermitano ha voluto suggellare l’amore con la sua donna. E riguarda proprio lei, la moglie, appellata dai media, sui social, da tutti, ripetutamente, insistentemente, inesorabilmente, come la vedova del boss, come fosse un marchio a fuoco sulla pelle, un tatuaggio indelebile, un fine pena mai; come se il nome fosse un ingombro inutile, un particolare di nessuna importanza. Tony Colombo sposa l’ex moglie del boss, una litania fastidiosa a cui nessun titolista si è sottratto, avallando così..

Pensavo fosse la mafia
ma era un povero pazzo

"Mai rovinare una buona notizia con la verità”, recita un vecchio adagio giornalistico. Succede però a volte che una telecamera birichina, piazzata dove non dovrebbe stare, stravolga i piani e ci riporti sul pianeta terra. La mafia dietro l’auto bruciata all’attivista di Libera? Titoloni di giornali, Cosa nostra che rialza la testa e zittisce chi vuole riportare Palermo, e la Sicilia, lungo i binari della legalità. Il Corrierone, il Tg1, la mafia la mafia la mafia. Don Ciotti che urla “non ci fermeranno”, fiumi di reazioni pure dall’Iperuranio. Bella notizia, giornalisticamente parlando. Chi lo nega? Neanche lo spazio di 24 ore e le indagini, supportate da quella telecamera impicciona, ci impongono il dietrofront. Abbiamo scherzato. Non di mafia si tratta, ma di un tizio (in ciabatte) che dà fuoco ai..

Evviva l’8 marzo
se la donna lavora

Oggi Patrizia lavora qui al bar. Inizia alle 7. Ho dovuto richiamarla ieri sera, “Patrizia scusa, c’è un’emergenza, domani puoi lavorare?”. “Certo”. Lavora anche se è l’8 marzo e le altre donne scioperano. Nazarena inizia alle 10, al solito starà un po’ alla cassa e un po’ al banco, a seconda delle esigenze. Mi aveva solo chiesto se poteva fare la mattina, ho messo mano ai turni, un tocco qua, un incrocio magico là e il gioco è fatto, la serata con le amiche di Nazarena è al sicuro. Chiara attacca alle 15.30, starà fino a chiusura. A fine gennaio le era scaduto il contratto, mi aveva chiesto un po’ di tempo per riposare e sbrigare alcune cose che aveva messo da parte. Chiara è una di quelle che dove..

Fiammetta che vive
una vita a metà

Scriverò una cosa forse banale. Ascoltando Fiammetta Borsellino l'altro ieri sera da Fazio non ho pensato a null’altro che all’enorme ingiustizia di tutti i figli lasciati orfani dai mafiosi negli anni che siamo stati costretti a vivere. Voglio dire: ascoltavo le parole sacrosante di Fiammetta e durante tutto il tempo dell’intervista non ho pensato mai, nemmeno per un secondo, all’ingiustizia di un uomo (suo padre) ammazzato nel peggiore dei modi e di tutti gli uomini ammazzati dalla mafia. No. Ho solo riflettuto sulla lacerante ingiustizia di tutti i ragazzini lasciati orfani dai mafiosi, a tutte le Fiammette che allora erano poco più che ragazzine e che oggi sono donne e sono cresciute con addosso ferite che vedi e senti. Di più: l’ingiustizia di essere stata privata del padre mi è parsa,..

Dibba sputtana il padre
che sa cos’è il lavoro

Solo chi non sa come vanno le cose del mondo, chi vive in teoria e sconosce la pratica, può scandalizzarsi di fronte a un imprenditore che ha avuto l’imprudenza di tenere un lavoratore in nero. Non si fa ma può succedere. Per mille motivi. E lo ripeto affinché anche i più integerrimi di voi possano comprenderlo: non si fa ma può succedere. Perché ti sfugge (quando l’azienda è una macchina grande e complessa), perché quel momento storico (le banche che bussano, le tasse da pagare, i contributi che ti strozzano come neanche gli usurai) richiede un surplus di rischio (e di coraggio). È sbagliato ma può succedere. Chi ha un’azienda sa. Sa tutto e rimanda al mittente i rimbrotti dei virtuosi che hanno fatto del sentito dire il caposaldo della..