Francesco Massaro

Il giorno che non ci sarà
la retorica
della commozione

Un giorno non avremo più parole da dire, apriremo la bocca e saremo muti: andremo nel panico per un secondo, poi la vivremo per quello che è, una benedizione; un giorno finiranno le passerelle, non ci saranno anniversari da sbandierare né sguardi contriti da fotografare; un giorno spariranno le strette di mano a favore di telecamera e nessuno contenderà i morti ai figli orfani e alle mogli vedove; un giorno, il 23 maggio e il 19 luglio, non ci saranno giornalisti e cantanti e claque e ballerine, non ci saranno dibattiti inutili, non ci saranno centometristi pronti a raccogliere l’eredità di chi non c’è più, al limite solo a proseguirne il lavoro, con serietà e rigore, e soprattutto lontani dalle luci della ribalta; un giorno non ci saranno polemiche, non..

Ah, se avesse fatto
quella dedica alla zia

In questi tempi politicizzati in cui tutto è scontro, accanimento, opposizione, lotta, ci scopriamo orfani del piacere delle piccole cose. Lo scrittore Antonio Scurati ha vinto il premio Strega e ha dedicato la vittoria a chi ha combattuto il fascismo. È una dedica, visti i tempi, importante, alta, meritoria: mi sembra quasi stupido sottolinearlo ma lo faccio lo stesso perché non si sa mai. Però pensavo, nello stesso momento in cui leggevo le parole di Scurati, alle piccole cose perdute, alle dediche di un tempo magari un po’ sceme e ingenue ma che davano il senso pieno della nostra storia personale, del nostro percorso, delle nostre emozioni più vere e più intime. Dedico questo premio a mio padre, a mia madre, a mio cugino, alla tata, ai nonni, al mio..

Palermo fra Carola e la monnezza

Ma che c'entra l'immondizia con la storia della capitana? Il fatto che in cinquant'anni non ho mai visto le barricate per la città sporca

Guardo questa foto
e penso a mia figlia

Ma penso anche a questo padre che ripeteva andrà tutto bene e a questa promessa che, imperdonabilmente, non ha potuto mantenere. La tragedia del Rio Grande

Battimani e imposture
per la prof sospesa

Ho assistito in silenzio, quasi impassibile, all’ondata di sdegno seguita alla sospensione della professoressa Dell’Aria per il video realizzato con i suoi alunni. Ho assistito in silenzio, quasi impassibile, alla rivolta social, alla gogna senza contraddittorio, alle minacce, ai frizzi e ai lazzi, ai teatrini, a comparsate e beatificazioni, ai comunicati stampa, ai baci e agli abbracci, ai dotti editoriali. Ora che la burrasca è lontana esco dal mio letargo e pongo alla professoressa dieci domande (che poi scrivendo sono diventate 14) con nessun altro intento che non sia quello di capire, di comprendere, di entrare dentro alle cose, di sviscerarle, di ragionarle. Fuori da logiche da giustizia sommaria. Eccole. 1. Gentile professoressa, da docente di Storia, per lei il decreto sicurezza è paragonabile alle leggi razziali o no? 2...

Classi subalterne?
Che post sciagurato

Non ho votato per la Lega. Non ho votato per Salvini. Ma in qualche modo, per percorsi mentali che non saprei nemmeno spiegare, solidarizzo con “la classe subalterna” che secondo Gad Lerner, autore di un post sciagurato, ha votato per l’una e per l’altro. Non ho votato per Salvini né per la Lega ma mi tengo alla larga dal razzismo di certa sinistra, di certi giornali, di certi elettori, secondo i quali chi vota Lega è un analfabeta buzzurro che si esprime a gesti, che legge solo i libri con le figure, che picchia le mogli, non manda i figli a scuola e guarda solo il cinepanettone il 25 dicembre, dopo rutti e libagioni. Il vostro amato Gad Lerner è addirittura riuscito ad andare oltre, con un post che trasuda..

Un figlio da acquistare
anche in 72 comode rate

Pensavo fosse la pubblicità della Bmw, sapete quelle pubblicità che fai un bel finanziamento e ti porti a casa la macchina dei tuoi sogni con comode rate da 114 euro al mese iva inclusa. Ero fermo al semaforo e c’ho messo un po’ per capire che non di concessionaria automobilistica trattavasi ma di un centro, il ben noto centro Andros, specializzato in fecondazioni assistite. E che il finanziamento strombazzato si riferiva proprio al figlio che non hai, non puoi avere e vorresti. Il figlio da scomputare con le cambiali, quelle che qui al bar abitualmente uso per pagare l’abbattitore del gelato o la vetrina delle bibite. Non so voi, ma trovo qualcosa di enormemente dissonante in questa réclame che mette accanto, con una nonchalance grottesca, la fecondazione assistita e il..

Il Palermo e i tifosi
del tempo scaduto

Non vedevo una sollevazione popolare così compatta e massiccia, per le sorti del quasi defunto Palermo Calcio, dai tempi della finale di Coppa Italia a Roma contro l’Inter. Ma guarda un po’ i palermitani che riscoprono il fascino delle gloriose maglie rosanero, certo a tempo scaduto però insomma è già qualcosa. Sui social impazza la polemica, toglieteci tutto ma non il Palermo. Però mi chiedo: quanti sono, davvero, coloro che possono fregiarsi della titolarità piena di questa protesta? Pochi, giusto qualche migliaio di tifosi, cioè quelli che hanno sempre continuato ad andare allo stadio anche in mezzo a campionati sgangherati, contro squadre sgangherate, con giocatori sgangherati, un numero per niente rappresentativo di una città intera, a meno che non si voglia rimestare nella solita stucchevole retorica della Palermo orbata della..

Lavoro sì, weekend no?
Il padrone è un mostro

Conosco un ragazzo che lavora di notte in un bar, attacca alle dieci e torna a casa alle sei del mattino. Condivide il letto con la moglie nel suo giorno libero. Michele fa l’infermiere all’ospedale Civico, due volte a settimana gli tocca il turno notturno: l’altra mattina è passato dal bar per prendere i cornetti da portare a casa. Aveva appena finito, l’ho visto stanco come mai e gliel’ho detto. “Brutta nottata”, mi ha detto, e non ha aggiunto altro. Fa questa vita da dieci anni. I ragazzi che lavorano con me al bar hanno il giorno libero dal lunedì al venerdì, raramente il sabato e la domenica. Il bar è una bestia aperta 365 giorni l’anno, e il sabato e la domenica sono i giorni in cui si lavora..

E il martire diventa un mostro

Vincenzo Agostino trent'anni fa ha perso il figlio ammazzato dalla mafia. Ma basta una stretta di mano a Salvini per riempirlo d'insulti

Gerenza

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