Maria Pia Farinella

Ovvietà o banalità? La prevalenza dell’inutile

Ora che Papa Francesco ha scompaginato le carte a modo suo ed è quasi assurto alla categoria dei filoputiniani per aver fatto notare che “l’abbaiare della Nato alle porte della Russia” non poteva restare senza conseguenze, bisognerebbe fare tutti una riflessione sulla prevalenza dell’inutile, “il Banal Grande” che è segno distintivo di questi tempi travagliati. E poiché l’inutilità è “lo svantaggio implicito nel superfluo”, lo dice il dizionario, bisognerebbe ripensare alle sottigliezze di Aldo Moro che amava marcare la differenza tra semplificare e banalizzare. “Semplificare significa togliere consapevolmente il superfluo; banalizzare significa togliere inconsapevolmente l’essenziale”, ricordava Aldo Moro. Il quale, però, era leader della politica in un’altra Italia, un‘era geologica fa, quando nelle scuole si faceva ancora il riassunto per imparare ad andare al nocciolo della questione. Un esercizio di..

La guerra d’Ucraina. Cristo si è fermato a Roma

Cristo si è fermato a Roma. Mentre da più di due mesi incombe, in un crescendo di violenza, dolore e morte, la guerra in Ucraina. Guerra adesso emersa e visibile a tutti con l’ingresso delle truppe russe nel paese, ma latente e misconosciuta per anni. Soprattutto nella regione del Donbass dove l’Ucraina confina con la Russia. Per dire, già nel 2014 l’ex segretario di stato Usa e premio Nobel per la pace nel 1973 Henry Kissinger, non sospettabile di filo putinismo, aveva avvertito che c’era una vera e propria mina vagante pronta a esplodere sul fronte orientale dell’Europa. “Una saggia politica dovrebbe cercare il modo di favorire l’intesa fra le due parti dell’Ucraina: quella nazionalista e quella russofona. Non il dominio di una fazione sull’altra. Spingere l’Ucraina a far parte..

Ucraina, una guerra
per immagini.
L’altra escalation

L’Ucraina per immagini. L’altra faccia del racconto di guerra. Mentre noi ci barcameniamo tra libertà condizionate per la pandemia e lo spegnere i condizionatori d’aria per spezzare le reni alla Russia. Come dire, “Delitto e castigo”, ma anche “Guerra e pace”, versione nostrana. Prima foto. Il presidente dell’Ucraina Zelensky si fa ritrarre seduto su una passatoia decorata distesa sulle scale di marmo, presumibilmente nel suo palazzo a Kiev. Dietro, a schermare la finestra in controluce col drappeggio dei tendaggi, ci sono mucchi di sacchi di sabbia. Per ricordare che l’Ucraina è in guerra. Con la potenza dell’immagine che è “forma per eccellenza”. Rappresentazione della “verità di un momento che contraddice altre verità di altri momenti”, per dirla con Leonardo Sciascia. Zelensky, il capo pensoso poggiato sulla mano, il braccio piegato..

Ucraina, dizionario
della guerra.
Dalla zeta alla zeta

Dizionario del conflitto Russia-Ucraina. Dalla zeta alla zeta. Che è segno identitario. Scelto dai russi all’inizio forse per distinguere le colonne dei loro carrarmati convogliati verso l’Ucraina ed evitare, soprattutto dall’alto, il fuoco amico. Per riconoscere da lontano le divise dei soldati. Per tracciare muri e trincee nelle città divenute campi di battaglia. Così dallo scorso 24 febbraio, quando i russi hanno dato inizio all’invasione dell’Ucraina, la zeta è diventata per l’Occidente filo-atlantista uno stigma da censurare, mentre in Russia e altrove un vessillo da sbandierare. Come ha fatto il giovane ginnasta russo Ivan Kuliak che a Doha in Qatar ha vinto il bronzo nella finale alle parallele della Coppa del mondo. Sfidando i provvedimenti disciplinari della Federazione internazionale di ginnastica, Kuliak è salito orgoglioso sul podio col segno Z..

Il suicidio dell’Occidente. Antologia della crisi ucraina

“Sentinella, quanto manca all’alba?”. Il grido del soldato squarcia la notte dell’Occidente. E’ la visione apocalittica della caduta di Babilonia anticipata dal profeta Isaia. “La distruzione completa verrà da una terra orribile, come un turbine di vento che si scatena nel deserto. Attacca battaglia. Assedia città. Il perfido agisce con perfidia. Il devastatore devasta. Quel che ho sentito mi ha sconvolto. Quel che ho visto mi ha atterrito. Metti sentinelle di guardia”. Nell’attesa che ciò che deve avvenire si compia, le due sentinelle del libro di Isaia si scambiano nelle tenebre la parola d’ordine: “Quanto manca ancora all’alba?”. E’ il suicidio dell’Occidente. Il tema del momento. Una serie infinita di scritti. L’ultimo è di Federico Rampini, un saggio appena pubblicato: “Suicidio occidentale. Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare..

Tra Putin e la Rai.
La parabola
dell’opinionista Orsini

Non sei allineato sul fronte del “pensiero unico”? Diventi “pifferaio di Putin”. Colpito e affondato. Non importa se l‘analisi geopolitica è il tuo mestiere. A essere impallinato stavolta è il soldato Orsini, nonostante un curriculum esemplare da professore e non solo, tre pagine fitte fitte pubblicate dalla sua università, la Luiss di Roma, dipartimento di Scienze Politiche. Silurato, il sociologo e saggista Alessandro Orsini, sul campo di battaglia finora più vicino, la guerra in Ucraina già apparecchiata sul piccolo schermo. Era stato ingaggiato da Cartabianca, talk show di Bianca Berlinguer su RaiTre, per partecipare in studio a sei puntate, compenso circa duemila euro a trasmissione. Neppure tanto, al confronto di quanto è stato elargito ai virologi in due anni di epidemia che per la stessa cifra garantivano non più di..

Sul teatro della guerra ciascuno recita la sua parte

A ciascuno la sua parte. Nella commedia dell’assurdo messa in scena a Montecitorio e altrove. Nonostante la tragedia che incombe. Nonostante si annunci una notte popolata di mostri in Europa. Perché una volta calato il sipario sull’atteso collegamento video del presidente ucraino Zelensky col parlamento italiano, sulla replica del presidente del consiglio Draghi e sui discorsi di circostanza dei padroni di casa, Fico e Casellati, resta solo il desencanto. Il disgusto di continuare ad assistere impotenti a una cattiva recita, a un ipocrita gioco delle parti che più che a Pirandello rimanda a Flaiano. Ancora una volta in Italia la situazione è grave. Sempre più grave. Ma non sembra seria. Sarà per l’evento Zelensky subito trasformato in avvento dall’informazione mainstream: ecco a voi l’eroe del momento offerto sull’altare del piccolo..

Le parole della guerra. C’è del metodo in questa follia

Amleto e il discorso sulla guerra. Parole buone per tutte le stagioni. Il glossario dell’emergenza che in Italia è tempo sospeso sine die. E poiché la lingua che si parla influenza la realtà che si percepisce, verrebbe da chiedersi come Polonio, ciambellano di corte, se “c’è del metodo in questa follia”. La callida, enigmatica follia che il principe Amleto di Shakespeare mette in scena per trovare la verità sulla morte del padre nel marcio regno di Danimarca. “Though this be madness, yet there is method in’t”. Il metodo dell’assuefazione. Perché sarà anche vero che le disgrazie non vengono mai da sole. Ma noi ci siamo trovati in un fiat (si potrebbe scrivere anche maiuscolo, Fiat) a soppiantare l’emergenza sanitaria contro il virus, nemico invisibile, con l’emergenza di una guerra guerreggiata..

Colpa di Dostoevskij? Siamo nella lista dei paesi ostili

Sorpresa. Siamo nella black list di Putin. Una mattina ci siam svegliati e anche senza trovare l’invasore, almeno non ancora, abbiamo appreso che la Russia ci ha inserito tra i paesi ostili. Ma come mai? Come è potuto succedere? Sgomento. Nel mentre che “l'Italia è pronta a sostenere un terzo pacchetto di sanzioni dell'Unione Europea alla Russia che dovrebbe ampliare la lista di banche e miliardari russi nel mirino, nel tentativo di spingere Mosca a un cessate il fuoco”. A dirlo è il nostro ministro degli Esteri in missione a New York, sottolineando che la Ue non cederà al "ricatto della Russia" sull'energia. Parla di Unione europea Di Maio, e non nota che il cancelliere tedesco Scholz sull’approvvigionamento energetico dalla Russia ha un’altra idea. Lo considera “essenziale”. Intanto, i nostri..