La burocrazia vinicola
che fa traballare
il mito del Nero d’Avola
di Paolo Mandarà
La battaglia del Nero d’Avola dimostra quanto la Regione resti impelagata in facezie, anziché ottemperare alle centinaia di problematiche che invadono la Sicilia. Da qualche giorno si sino riaccesi i riflettori sulla disputa con la Duca di Salaparuta, un’azienda siciliana che produce Nero d’Avola e Grillo e controlla due marchi storici dell’enoteca siciliana: Corvo e Florio. Alla Regione, che nel 2017 ha modificato il disciplinare, imponendo regole più ferree per l’imbottigliamento delle due varietà di vigneti – ricordate il discorso di Musumeci sui lacci e i lacciuoli? Questo è chiaro esempio di burocrazia vinicola – importa solo “favorire la produzione Doc” (lo dice una sentenza del Tar), cioè garantire al Consorzio Doc le royalties derivanti dal vino: due centesimi a bottiglia. Su una media di 70 milioni di bottiglie l’anno,..