Giuseppe Sottile

La funesta leggenda
del santo seminatore

C’era una volta un governatore venuto da Catania… Potrebbe cominciare così la favola di Nello Musumeci, il presidente della Regione che ha bruciato oltre due anni del suo mandato con la pretesa di seminare il bene per contrastare il male. Fateci caso. A chiunque gli chieda se abbia mai realizzato un’opera pubblica, se abbia mai varato una riforma, se abbia mai portato al macero uno dei tanti carrozzoni clientelari o se abbia mai richiamato all’ordine il bullo che piritolleggia alla sua destra, il governatore risponde serafico: “Abbiate, pazienza: stiamo seminando”. Intanto però, le crudeli cifre fornite dalla realtà dicono che l’economia siciliana è già al di sotto del baratro, che il Pil ha superato ogni nefasta previsione e sta per attestarsi a meno zero virgola quattro. Basterà questo nero scenario..

Quattro schiaffi
per quattro assessori

C’è una cosa che in politica spaventa più della corruzione e della disonestà. Ed è la miseria culturale. Ne hanno dato prova quattro assessori regionali: Marco Falcone, Bernadette Grasso, Totò Cordaro e Mimmo Turano. Livesicilia li ha pescati con le mani nella marmellata. Discutendo sull’ipotesi di tirare un pacco al Fondo pensioni degli impiegati – costretto ad acquistare, per 23 milioni, immobili privi di un valore documentato – i suddetti hanno approvato, naturalmente senza fiatare, la proposta della coppia Musumeci & Armao. Dimenticando che tre anni fa, quando la stessa operazione truffaldina voleva farla Crocetta, avevano invece sbandierato una tesi di decisa opposizione. Non solo. Messi di fronte alla contraddizione, hanno pure avuto il coraggio di alzare il ditino per puntualizzare non si sa che cosa. Hanno preso quattro schiaffi...

Dopo la commozione
si torna ai vecchi vizi

Sogno stati lì per due giorni a commemorare Piersanti Mattarella e a stringere le mani del fratello Sergio, oggi Capo dello Stato. E per due giorni hanno reso omaggio al rigore morale del presidente della Regione assassinato quarant’anni fa in via Libertà, a Palermo, da un killer che è rimasto sconosciuto. Non solo. Il sindaco Leoluca Orlando ha intestato alla sua memoria un giardino al centro della città e il governatore Nello Musumeci non ha mai smesso di ricordare il principio sacrosanto delle “carte in regola”. Ma, concluso il rito della commemorazione, Orlando è tornato al populismo guascone con il quale da più di vent’anni finge di governare Palermo, mentre Musumeci è tornato a impasticciare i bilanci della Regione con il bullismo devastante già pesantemente sanzionato dalla Corte dei Conti...

Il fiore mancato
per Salvo Licata

Finalmente. Il sindaco Leoluca Orlando si è ricordato che Palermo ha avuto un giornalista libero e libertario, che è cresciuto al giornale L’Ora ma è sfuggito a ogni contaminazione forcaiola, che è transitato dal Giornale di Sicilia ma non ha avuto alcuna sudditanza verso il potere, che ha inventato il cabaret ma non ha mai ceduto né allo sfregio né all’insulto, che è stato un militante di sinistra ma non si è lasciato intrappolare né dalla spocchia intellettuale né dal pregiudizio ideologico. Si chiamava Salvo Licata. Fu uomo di penna e chitarra, di strada e di teatro, di cronaca e poesia. Il Comune ha assegnato uno spazio alla sua memoria, al suo archivio. Forse meritava un posticino – un omaggio o un fiore – anche nel libro corale scritto da..

Aiuto, giocano
con le pensioni

Aiuto. Gli inaffidabili bulli di Palazzo d’Orleans, gli stessi che hanno portato la Sicilia al disastro, stanno per mettere mano – e che mano – sul fondo pensioni, sui soldi che dovrebbero garantire un futuro agli impiegati regionali. Aiuto. Vogliono raschiare anche l’ultimo barile e appropriarsi di qualcosa come 22 milioni. In cambio cedono misteriosissimi immobili intestati alla Regione, dei quali però non conoscono né il valore né la consistenza. Aiuto. Stanno per montare un altro bluff, molto simile nella sostanza al censimento farlocco con il quale hanno consentito a un clan di avventurieri di incassare un bottino di 110 milioni e di trasferirlo in parte nel paradiso fiscale del Lussemburgo per motivi che nessuno saprà mai: tangenti, forse. Aiuto. Chi può – sindacati, Corte dei Conti, Assemblea regionale, Commissione..

L’ultimo travestimento
di un bullo impenitente

Nel misero teatrino della politica siciliana c’è un ultimo travestimento. Il bullo, già commissariato da Roma perché inattendibile, ha indossato nuovamente il vestito dell’indignato ed è messo lì che agita la durlindana contro le “cure da cavallo” imposte da Palazzo Chigi alla Regione per rimettere in ordine i conti che proprio lui, il bullo, ha squinternato con la sua arroganza, con la sua spocchia, con la sua inconcludenza. I ministri, che pure hanno concesso alla Sicilia un provvedimento da ultima spiaggia, ovviamente se la ridono: ormai considerano il bullo nient’altro che una macchietta della politica. Ma ciò che stupisce, in questo teatrino, è la faccia di Nello Musumeci. Il governatore sa che il macchiettismo del suo braccio destro compromette seriamente il futuro di questa terra. Però non trova il coraggio..

Chi è il magistrato più coraggioso?

S’avanza Gratteri, con una retata di trecento boss della ’ndrangheta. Vuole imitare Giovanni Falcone. Ma sul piedistallo più alto c’è ancora Di Matteo

Un reticolato
per la Sicilia

Ormai lo sanno pure le pietre: Palazzo Chigi ha giudicato inaffidabile la gestione del bilancio regionale. Altrettanto aveva fatto la Corte dei Conti che, non a caso, ha messo a nudo errori, omissioni e scempiaggini di varia natura. Vedremo lunedì che cosa avranno da dire i deputati riuniti a Palazzo dei Normanni per varare la leggina di assestamento e, con ogni probabilità, pure l’esercizio provvisorio per i primi mesi del 2020. Per il bilancio annuale bisognerà invece aspettare che Roma indichi al governo di Musumeci, ormai commissariato, gli adempimenti necessari per tenere i conti in ordine. Roma, come si ricorderà, ha concesso alla Regione di spalmare in dieci anni il disavanzo di oltre due miliardi ma ha preteso di fissare il reticolato entro il quale i bulli del Bilancio dovranno..

La Regione dei bulli
è stata commissariata

Per fortuna che a Roma c’è gente con la testa sulle spalle. Come il ministro Boccia o come il rappresentante di Italia Viva. I quali si sono finalmente resi conto che in Sicilia c’è un governo regionale composto da bulli impenitenti, pasticcioni e inconcludenti. La controprova sta nel fatto che Palazzo Chigi, dopo le perplessità avanzate dai renziani, ha consentito sì, alla Regione, di spalmare in dieci anni il pesantissimo disavanzo; ma al tempo stesso ha ricordato ai bulli di Sicilia che la pacchia è finita, che Palazzo d’Orleans dovrà adottare misure rigorose per ridurre il debito e che se le cose non dovessero andare per il verso giusto da qui a novanta giorni la clemenza di Roma svanirà. Con la conseguenza che il disavanzo dovrà essere tragicamente smaltito in..

La lezione di Boccia
a Musumeci e Armao

Il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, ha impartito al governatore Musumeci, e al suo vice Armao, una lezione di diritto costituzionale. I due sicilianuzzi, con il cappello in mano, chiedevano al governo di Roma la misericordia di spalmare in dieci anni il disavanzo di due miliardi che rischia di paralizzare il traballante bilancio della Regione. E pretendevano pure una norma, da inserire nel Milleproroghe, che consentisse loro di avviare un’altra stagione di spese incontrollate e di conti sballati. Una altra stagione, per intenderci, simile a quella già impietosamente censurata dalla Corte dei Conti. Boccia ha spiegato che la Sicilia avrà sì la proroga, ma all’interno di un decreto legislativo che fissi regole ferree e capaci, comunque, di imbrigliare il bullismo amministrativo di Palazzo d’Orleans. I due hanno incassato...

Gerenza

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