Giuseppe Sottile

Regione inaffidabile,
salvataggio difficile

Non poteva che andare così. Il ministero dell’Economia ha cestinato la supplica con la quale il governo di Nello Musumeci chiedeva di inserire nel Milleproroghe il “Salva Sicilia”, una norma che consentisse alla Regione di spalmare il dieci anni il disavanzo di due miliardi di euro. Lo sapevano pure le pietre che il Mef avrebbe bocciato la proposta. La Corte dei Conti, la settimana scorsa, ha documentato l’inaffidabilità dei conti: l’assessorato al Bilancio non riesce a stabilire il valore del patrimonio immobiliare; ogni giorno compare a sorpresa un buco – l’ultimo di 50 milioni – che nessuna testa d’uovo aveva inserito nei documenti contabili; non esistono previsioni credibili né sul contenzioso né sulla voragine delle partecipate. Bocciata la via breve del Milleproroghe, per salvare la disperata Sicilia non resta che..

No, caro presidente,
il decoro non è tornato

"E’ tornato il decoro", ha detto Nello Musumeci l’altro ieri in conferenza stampa. E così dicendo intendeva rivendicare al proprio governo il merito di avere restituito alla Regione una patina di onorabilità. Ma il decoro non si può quantificare né in metri quadri né in metri lineari. E’ una parola vuota. Che il Governatore ha lanciato in aria per distogliere l’attenzione dalle accuse mosse dalla Corte dei Conti al suo governo. Altro che decoro: i magistrati contabili hanno individuato colpe, negligenze e illegittimità. E Musumeci avrebbe fatto bene a richiamare severamente al rispetto delle istituzioni quei vertici del Bilancio che, con spocchia, non si sono degnati nemmeno di consegnare ai giudici i documenti necessari per la parifica. Invece ha preferito, come sempre, difendere l’indecoroso bullismo di chi ha portato la..

Musumeci bussa
ma nessuno gli apre

Il governatore Musumeci ha avviato il suo pellegrinaggio nei palazzi del potere nel tentativo di trovare qualcuno che aiuti la Sicilia dopo il disastro finanziario creato dalla dissennatezza dei vecchi governi e dall’inconcludenza dell’attuale assessore al Bilancio. Ha bussato alla porta di Giuseppe Conte con la speranza di spalmare in dieci anni il disavanzo ma il capo di Palazzo Chigi non ha dato risposte soddisfacenti. A vuoto anche la ricerca di un interlocutore politico tra i leader dell’opposizione. Giorgia Meloni ha, come punto di riferimento per la Sicilia, Raffaele Stancanelli e non intende cambiare cavallo. Mentre Matteo Salvini è stato formalmente molto gentile ma, nella sostanza, ha risposto picche. La Lega non intende stringere alleanze con un presidente della Regione che si ostina a governare con gli uomini di Raffaele..

Chi pagherà il conto
del grande disastro?

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, è un uomo a modo, una persona per bene, con una storia politica che gli fa onore. E’ un uomo delle istituzioni. Eppure è successa, in questa ultima fase del suo governo, una cosa molto grave. Quelli del Bilancio – assessore, dirigenti e funzionari – hanno avuto la spocchia e l’arroganza di prendere a pesci in faccia la Corte dei Conti: i magistrati contabili chiedevano informazioni e i satrapi di via Notarbartolo non si degnavano nemmeno di rispondere. Il risultato è quello che è: i conti sono saltati per aria e la Sicilia è rimasta nel mezzo della palude, con l’acqua alla gola. Che farà ora l’onestissimo Musumeci? Si impone, quantomeno un’operazione di pulizia e di trasparenza. Chi non ha fatto il proprio dovere..

Se Musumeci guarda
nelle storie del passato

Presidente Musumeci, si contenga. Non c’è più bisogno di calcare la mano. Le anime belle di Sicilia non hanno, come lei, alcun dubbio: la colpa del disastro finanziario nel quale è precipitata la Regione è esclusivamente dei governi che si sono succeduti a Palazzo d’Orleans prima del suo insediamento. Cuffaro, Lombardo, Crocetta: sono questi i reprobi che, con le loro spese dissennate, hanno stretto al collo della Sicilia la forca di un bilancio che non le concederà più alcun margine di manovra. Si fermi qui, onorevole. Perché se malauguratamente le venisse in mente di scavare a fondo nelle maleodoranti caverne del passato – per esempio in quella di Raffaele Lombardo – le comparirebbe il fantasma del bullo che oggi siede con affettata magnificenza alla sua destra. E lei, di conseguenza,..

Colpe vecchie e nuove
del naufragio finanziario

Troppo facile, presidente Musumeci, scaricare tutte le colpe sul passato prossimo e sul passato remoto di Palazzo d’Orleans. Certo, sprechi e privilegi dei precedenti governi hanno creato una voragine finanziaria di fronte alla quale ogni siciliano onesto dovrebbe provare sdegno e indignazione. Ma alle colpe antiche va aggiunto anche un disordine, nella gestione del Bilancio, certamente riconducibile all’attuale assessore. La Corte dei Conti, prima e durante la cerimonia di parifica, ha sottolineato arroganze e negligenze; e ha denunciato metodi e comportamenti che di sicuro non fanno onore a un governo che aveva puntato le proprie carte sulla legalità e la trasparenza. Chi pagherà il conto? Nessuno. Perché il Governatore ha paura della sua ombra e preferisce affrontare un altro anno di caos e carestia pur di non prendere a calci..

Il disastro della Sicilia
ha un nome e cognome

Ora che i magistrati hanno presentato il salatissimo conto che cosa dirà il bullo del Bilancio? Che è sempre colpa dei governi precedenti? La procura della Corte dei Conti è stata chiarissima nell’elencare le cose che si sarebbero dovute fare e non si sono fatte nel corso del 2018. Rosario Crocetta, che di guai ne ha pure combinati tanti, stavolta non c’entra: la colpa del disastro finanziario è tutta da imputare al governo presieduto da Nello Musumeci e in particolare al suo assessore: così spocchioso e così arrogante che non ha dato ai magistrati contabili nemmeno le carte necessarie per capire dove sono i buchi da rattoppare. Resta in piedi una domanda: che farà Musumeci, l’uomo dell’onestà-tà-tà? Difenderà ancora, perinde ac cadaver, il bullo che, piritolleggiando tra Roma e Bruxelles,..

La prescrizione e il caso Mannino

I magistrati della Trattativa Stato-Mafia scendono in campo per difendere la legge voluta dal ministro della Giustizia. Un articolo scritto per Il Foglio

I magistrati bussano,
la Regione non risponde

E’ un calvario il bilancio consuntivo della Regione per il 2018. La Corte dei Conti, che ha già rinviato la parifica di parecchi mesi, non riesce a chiudere il cerchio. Ci sono ancora cifre che ballano. A cominciare da quelle relative ai fondi vincolati. Nel corso della pre-adunanza, in vista dell’udienza del 13 dicembre, i giudici contabili hanno sottolineato che “a più riprese questa sezione ha tentato di ottenere riscontro da parte dell’amministrazione sulla quantificazione dei fondi regionali, non ottenendo alcuna risposta”. E dov’era Nello Musumeci, il presidente che ha fatto della legalità la sua cifra di governo? E dov’era l’assessore al Bilancio, l’uomo che piritolleggia tra Roma e Bruxelles e che – stando ai pesanti rilievi della Corte – non si degna nemmeno di presentare le carte necessarie per..

Il populismo di Orlando
e le macerie di Palermo

Ci voleva l’inchiesta di Fraschilla e Scarafia pubblicata oggi su Repubblica per farci capire quali macerie – “di fango e di cenere”, avrebbe detto Giobbe – ci lascia il pomposo e strabico populismo di Leoluca Orlando. Non c’è a Palermo un solo servizio che funzioni: dai trasporti alla manutenzione delle strade, dal traffico alla raccolta dei rifiuti, dalle opere pubbliche alla vergogna dei cimiteri. E lui, l’eterno sindaco, che fa? Impasta e rimpasta gli assessori della giunta, saltella da un convegno all’altro, racconta la favoletta ormai consunta del rinascimento della città e mostra soprattutto i muscoli ogni qualvolta si affaccia all’orizzonte del porto una nave carica di migranti. E’ il populismo che cerca il conflitto con l’altro populismo, quello di Matteo Salvini. Mentre la città avrebbe bisogno di un sindaco..

Gerenza

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